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Roghi tossici, sotto attacco l’area a nordest di Napoli. Ma il Comune di Acerra chiede provvedimenti al ministro dimissionario…

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Negli ultimi due giorni all’interno dell’area compresa tra Caivano, Acerra, Marigliano, Afragola e Casalnuovo si sono registrati almeno 12 incendi dei soliti, stramaledetti accumuli di rifiuti scaricati illegalmente sulle campagne, sul limitare di strade e zone urbanizzate. Ha bruciato anche la vegetazione del comune casertano di San Felice a Cancello, una macchia boschiva posta sulla collina preappenninica che domina Boscofangone, la località di campagna compresa tra i comuni di Nola, Marigliano e Acerra. Una lunga striscia di terreni fortemente contaminati da veleni di ogni sorta. A questo si è aggiunta la ricomparsa di “blob”, la strana schiuma che fuoriesce di tanto in tanto dai tombini dei rioni a nord di Acerra.  Una schifezza la cui provenienza era stata “scoperta” dal Comune, che aveva parlato di uno scarico fatto da una lavanderia. Ma la favolosa notizia si è rivelata una bufala stando a quello che è successo ieri pomeriggio, con “blob” che faceva di nuovo capolino dai tombini ieri e anche nella settimana di ferragosto. E mentre l’area a nord est di Napoli brucia tra miasmi insopportabili, nessuna istituzione degna di questo nome riesce come al solito a fare qualcosa di concreto per contrastare efficacemente i roghi tossici. I comuni si trincerano dietro la ripetitiva solfa della mancanza di soldi, uomini e mezzi. Ieri ha fatto intendere questo anche la giunta del Comune di Acerra, che attraverso l’assessore all’ambiente e vicesindaco Cuono Lombardi in serata ha incontrato una delegazione di cittadini esasperati. Alla fine ne è scaturito l’ormai “consueto” comunicato stampa con cui Lombardi ha fatto sapere al mondo reale esterno che il Comune “ha fatto installare altre due telecamere per la videosorveglianza”. Apriti cielo: la rabbia è salita alle stelle. “La montagna ha partorito il topolino”, il commento della gente stanca delle pleonastiche parole vuote. Nel comunicato Lombardi ha anche raggiunto e forse superato i limiti del surreale. Ha chiesto al ministro per l’Ambiente Sergio Costa di inasprire le pene per chi appicca i roghi. “Ci rendiamo conto ? – si chiedono basiti i cittadini dei comitati spontanei formatisi dopo l’ennesima ondata di miasmi – Innanzitutto non sappiamo proprio se questo comunicato sarà letto da Costa. Ma pure se il ministro lo leggesse si tratterebbe di un appello lanciato all’esponente dimissionario di un governo dimissionario. Quindi che senso ha tutto questo ? Secondo noi è stato un modo di scaricare la patata bollente su qualcun altro. Che vergogna !”. Probabilmente l’unica cosa sensata e peraltro inquietante scaturita dalla riunione in municipio è stato il sospetto, avanzato dallo stesso Lombardi e da altri due assessori presenti, che proprio quando il Comune decide di rimuovere i rifiuti ammassati qua e là nel territorio guarda caso arriva puntuale l’incendio, che riducendo in cenere gli scarti li trasforma in rifiuti particolarmente speciali i cui costi di bonifica sono i più alti di tutti.  Per il resto il confronto tra la cittadinanza di uno dei comuni simbolo della Terra dei Fuochi e i suoi “timoni istituzionali”, i suoi “fari guida”, ha dato tutta la misura di quanto gli enti pubblici del Napoletano siano inerti di fronte alla piaga degli incendi di veleno. Comuni che sostanzialmente non riescono a controllare i territori che amministrano, stando almeno all’elevatissimo numero di roghi avvistati. Non a caso gli inquinatori incendiari da queste parti fanno quello che vogliono. Da sempre. Le sterpaglie, quasi mai eliminate dai sindaci, fanno da miccia che dà il via alle esplosioni chimiche di immondizia che giace perennemente al suolo, spesso da tempo immemore.  “Fino a quando – spiega Alessandro Cannavacciuolo, ambientalista della zona – non ci sarà un riassetto del territorio con la rimozione sia dei rifiuti che delle sterpaglia avremo sempre roghi. Ci sono tante aree pubbliche zeppe di rifiuti. Ma gli amministratori di Acerra su questo punto ci hanno risposto con un laconico “faremo, vedremo” “.

 

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