Referendum : chi vota e chi sa .

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Parte sotto tono la raccolta di firme  per un referendum sugli inceneritori. La difficoltà di pronunciarsi su temi sui quali non si è preparati. 
Stregati dai referendum.Se Renzi dice che si gioca tutto su quello costituzionale dell’autunno e tra pochi giorni si va a votare (chi andrà) su quello contro le trivelle, un’altra proposta referendaria sta passando sotto silenzio: quella sugli inceneritori con contorno di quattro quesiti sulla buona scuola. Una nuova sfida al sistema parlamentare e alla capacità di produrre leggi. Giorni fa in Corte di Cassazione è stato depositato il  quesito per abrogare principalmente una parte dell’art. 35 del decreto Sblocca Italia che riguarda ,appunto,  gli inceneritori. La  contestazione  tocca  il potere del governo di dichiarare gli inceneritori siti di interesse strategico nazionale, annullando qualsiasi iniziativa contraria delle Regioni. Tradotto: è sbagliato far decidere tutto a Roma. La mossa referendaria guarda  avanti. I promotori contestano ,infatti, altri atti che individuano e  autorizzano a costruire nuovi impianti nei prossimi anni. Ad alimentare i banchetti per la raccolta delle firme,associazioni e comitati di Piemonte, Lombardia, Veneto, Molise, Puglia e Lazio. Devono raggiungere minimo 500 mila firme per  sperare di portare gli italiani al voto nel 2017. Un buon proposito, su cui influirà l’esito del referendum sulle trivelle di domenica 17 aprile. La materia ambientale è di interesse, ma la storia dei 66 referendum svolti sino ad oggi ne conta 27 non validi. Tra questi alcuni proprio ad alto contenuto ambientale: quello sull’uso dei fitofarmaci o quello sull’abolizione del Ministero delle risorse agricole, o l’altro sull’accesso dei cacciatori nei fondi privati, o ancora quello sulle servitù per costruire gli elettrodotti. Vivremo una primavera per la democrazia, recita  uno slogan dei comitati. Ma può davvero funzionare ? Argomenti così complessi posti al giudizio di milioni di persone che non hanno le chiavi, gli attrezzi essenziali, necessari per determinare lo sviluppo o l’arresto di attività intergenerazionali. La fascinazione che deriva dal sentirsi decisori di un avvenire senza bruciare i rifiuti, ha già  avuto i suoi eroi. Icone di una stagione contestataria che ha diviso ,lacerato, corpi sociali e schieramenti politici senza produrre benefici.I referendum sono strumenti da maneggiare con  cura e responsabilità, nell’ambito della sovranità popolare e nello spirito della democrazia diretta. Dietro c’è sempre una sfiducia nella classe di governo che ha preso posizioni che si vogliono cancellare. Non se ne viene a capo, quando grazie a questo strumento democratico ci si impegna per ribaltare una decisione, senza possederne i prerequisiti sostanziali. In altre parole la forza neutrale, libera,  per discutere di energia, salvaguardia ambientale, sviluppo controllato e via dicendo. Non si possono leggere diversamente le fallimentari esperienze referendarie in questi campi, se non constatando un limite culturale, di conoscenza  del “popolo sovrano” sui temi  per i quali  bisognava esprimersi. Un corpo che ha avuto anche le tempra di  sottrarsi alle più efficaci campagne pubblicitarie e pro referendum. E’ anche questo un limite della democrazia, tuttavia previsto dalla Costituzione che riconosce il diritto al cittadino “impreparato” di non affrontare il si o il no. ****
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