Milik si fa male, Higuain no e la banalità viene fuori. Per non parlare dell’ipocrisia.
Vi piace Pino Daniele, eh? Piace a tanti, manca molto. E non solo ai napoletani (intesi come tifosi): ci mancherebbe che un musicista dalla classe immensa come la sua non abbia lasciato un segno indelebile anche tra chi non tifa per gli azzurri. Juventini, milanisti, interisti: cosa c’entra la passione sportiva con l’amore per Pino Daniele? Nulla, in effetti.
Ebbene Pino Daniele nel 1980, nell’album “Nero a metà” inserì una canzone che faceva così: “Puozze passà nu guaio p’o mmale ca me faje pecchè me faje fesso e nun pozzo campà”. Titolo: “Puozze passà nu guaio”. Cioè, “che tu possa passare un guaio”. Mi è venuta in mente questa simpatica canzone quando si è scatenato il putiferio da social per l’infortunio di Milik, centravanti del Napoli che starà fuori svariati mesi per la rottura del legamento crociato. Secondo alcuni, l’episodio capitato a Milik è la giusta punizione ai napoletani che da mesi si augurano un infortunio simile per il traditore Higuain: come se davvero i tifosi azzurri abbiano speso i loro giorni a pregare per vedere il Pipita senza una gamba o senza un braccio, magari per vederlo morto. È una narrazione banale e stupida, che assume a paradigma soltanto l’irrazionale passione, l’istinto da tifo. Ma l’uomo è più complesso: tifa come un ossesso, ma poi canta, ama, prega. Pensa, piange, soffre, ride. Spesso lavora (anche se è napoletano). Studia e legge. E invece resta solo quello: due o tre parole pubblicate sui social network che diventano emblematiche, suggellano un’intera poetica. Come se dicessimo che Pino Daniele è un volgare insultatore perché ha scritto, ad un certo punto del suo percorso artistico, “Puozze passà nu guaio”. E invece conosciamo tutti la sua arte, la sua complessità, appunto, che ci consente di sublimare anche una canzone che ha per titolo un malaugurio. La verità è che buona parte (la quasi totalità, mi viene da dire) di quelli che hanno sperato in un infortunio di Higuain, poi hanno pensato ad altro e quell’augurio squallido lo hanno subito archiviato. Poi magari lo hanno tirato fuori in altre occasioni, quando Higuain ha segnato, quando il Napoli ha perso, ma sempre in maniera estemporanea, sempre in mezzo ad una vita molto più articolata, proprio come l’arte di Pino Daniele. Il tifo è questo: irruenza, impulso puro che dura il tempo di una partita. Poi c’è la vita.
E quelli che, per prendersi i like su facebook, si sono affrettati ad augurare una pronta guarigione a Milik sono solo degli ipocriti: pensassero a tifare per la propria squadra ogni volta che ne hanno il tempo e la voglia, che c’è la vita che chiama. Barboncini da tastiera, come se non bastassero i leoni.








