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Portici verso il voto, il campo progressista si divide: si aprono nuovi spazi

A Portici, mentre nel campo progressista si consuma l’ennesima resa dei conti interna, lo sguardo di una parte dell’elettorato inizia lentamente a spostarsi altrove, non tanto per convinzione quanto per una diffusa stanchezza. Se è vero che a sinistra il confronto politico dovrebbe rappresentare un elemento fisiologico e vitale, è altrettanto evidente come, negli ultimi mesi, esso si sia trasformato in una guerra di posizionamento che finisce per logorare anche chi osserva dall’esterno.

Il centrosinistra locale appare così lacerato e incapace di costruire una sintesi credibile, pur rivendicando la necessità di tenere insieme i diversi pezzi della coalizione. In questo contesto, il Partito Democratico cittadino, nonostante richiami a coalizione e inclusività, sembra muoversi lungo il solco della continuità e di una persistente egemonia, producendo l’effetto opposto: un progressivo isolamento accompagnato da fratture che emergono con sempre maggiore evidenza.

Il Movimento 5 Stelle, da anni oggetto di attacchi politici e personali, torna nel mirino dopo l’ipotesi di campo largo avanzata a livello territoriale. Tuttavia, il nodo non riguarda soltanto il merito della proposta. A colpire è soprattutto la contraddizione di una conflittualità che a Portici appare insanabile e che, al contrario, si dissolve quando il confronto si sposta sul piano regionale, dove le stesse forze condividono responsabilità di governo. Una discrasia che alimenta più di una perplessità tra cittadini e osservatori.

Le fratture, peraltro, non si esauriscono qui. Mentre si discute di alleanze e perimetri politici, anche all’interno dell’area riformista il clima si fa teso. Casa Riformista sembra orientata a sostenere Farroni come candidato sindaco e, nel rivendicare autonomia e discontinuità, accusa il PD locale di essersi arroccato, riducendo il campo largo a un accrocchio di liste pseudo civiche funzionali esclusivamente alla conservazione del potere. Una critica dura che, al di là dei toni, intercetta un malessere più ampio che attraversa l’intero fronte progressista.

A rendere il quadro ancora più sfumato interviene Europa Verde che, dopo la riunione del 12 gennaio, ha precisato come la propria presenza fosse esclusivamente conoscitiva, smentendo l’esistenza di accordi già definiti e confermando, di fatto, quanto il cantiere politico resti tutt’altro che chiuso.

È in questo intreccio di conflitti, tentativi di egemonia e alleanze incerte che si affaccia, quasi per riflesso, l’idea di un’alternativa possibile. Non perché il centrodestra abbia finora dimostrato una forza strutturata a Portici, dove alle ultime consultazioni è apparso debole, se non addirittura assente e mal rappresentato, ma perché il vuoto di visione che si apre a sinistra rischia di trasformarsi in uno spazio contendibile.

L’auspicio, espresso da una parte dell’opinione pubblica e amplificato dal cosiddetto popolo dei social, è che la coalizione di Governo nazionale sappia interpretare questa domanda di discontinuità. Tuttavia, è diffusa la consapevolezza che non bastino simboli o rendite di posizione: servono volti nuovi, candidature credibili, lontane anni luce dall’ex sindaco e capaci di rompere con una nomenklatura percepita come autoreferenziale. Politiche sociali, viabilità e un lungomare finalmente ridisegnato restano, del resto, le vere priorità indicate dai cittadini.

Qualche esponente regionale ha iniziato a mettere in discussione ruoli e assetti consolidati, ma il segnale, da solo, non appare sufficiente. Per essere realmente alternativi occorrono prese di distanza nette, programmi radicalmente nuovi e una proposta politica che vada oltre le formule emergenziali o le alleanze di “salute pubblica”, che faticano a scaldare e a convincere.

In definitiva, se il centrosinistra continuerà a implodere senza trovare una sintesi credibile e il centrodestra non saprà cogliere fino in fondo questa occasione, lo spazio politico resterà aperto, ma non lo sarà indefinitamente.

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