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Pollena Trocchia: le telecamere di Striscia documentano l’abbandono di due edifici

Lunedì scorso il campione di bike trial Vittorio Brumotti si è esibito piroettando tra gli scheletri di due edifici abbandonati.

Giornata movimentata quella di lunedì scorso per gli abitanti di Pollena Trocchia. Sollecitate, pare, da una telefonata anonima, le telecamere del tg satirico di Antonio Ricci sono arrivate per documentare le evoluzioni da capogiro del ciclista fenomeno Vittorio Brumotti, che, come da copione, ha volteggiato tra due grosse opere incompiute: un grosso palazzo al parco Europa in viale Italia, mai ultimato, e una struttura a monte del paese, ex Convento abbandonato. “Dove siamo?” ha chiesto il ciclista al fedele assistente Orazio che lo accompagna in ogni servizio. “Tra due comuni, Pollena e Somma, alle falde del Vesuvio”,  la risposta che apriva la performance. E tra un’evoluzione e l’altra, Brumotti ha mostrato le due grosse opere abbandonate sotto l’occhio attento di un folto numero di spettatori incuriositi, finendo col chiedere un incontro chiarificatore con il sindaco Francesco Pinto, incontro che verrà mostrato tra qualche settimana all’interno del programma. E proprio le parole del sindaco Pinto ci spiegano la condizione dei due stabili tirati in causa.

Ci parla dell’intervento di Striscia?

«Sì, sostanzialmente è stata segnalata una problematica che è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo risposto serenamente perché non abbiamo responsabilità in merito e anzi proviamo grande sofferenza nel vedere queste strutture abbandonate. Interpellati, ci siamo limitati a ricostruire almeno in un caso, la vicenda che parte dal ‘76 spiegando perché ancora ad oggi non è possibile metterci le mani.»

L’edificio in particolare al corso Europa, una costruzione enorme, a cosa era destinato? Cosa ne blocca la risistemazione?

«C’è da dire prima di tutto che l’amministrazione comunale, parliamo del ’75 ’76, destinò quella zona all’edilizia economica e popolare, si stipulò quindi una convenzione con un’impresa che si occupò di due lotti compreso quello in via Italia, quello di cui parliamo, il lotto sette. L’impresa non ha poi completato il programma edilizio, e a distanza di tempo nel 2001 l’amministrazione comunale rilevandone l’inadempienza contrattuale, il fatto che dopo diciotto anni era scaduto il PEEP (piano di edilizia economica e popolare) e non era quindi possibile andare avanti, contestò questo all’impresa andando in consiglio per dichiarare la decadenza dalle convenzioni. Si aprì quindi un contenzioso con l’impresa che fece ricorso al Tar poi appello al Consiglio di Stato, sostanzialmente entrambi confermarono la bontà della decisione assunta dall’amministrazione del 2001, in presenza di quegli elementi, compresi del piano scaduto. Aggiungo che successivamente in virtù di quelle convenzioni, che sottolineo non erano favorevoli o vantaggiose per il Comune, l’impresa si appellò al punto in cui si diceva che in caso di decadenza, si poteva chiedere l’indennizzo per le opere incompiute. Così si è attivata una commissione tecnica che ha quantificato in sei milioni di euro l’importo delle opere realizzate, più tutte le spese accessorie, per cui dopo quasi trent’anni noi abbiamo un immobile sul territorio che è uno scempio e un’impresa che vuole essere indennizzata per sei milioni di euro. Non è possibile e ci difendiamo su questo, sperando di definire entro l’anno prossimo questo come altri contenziosi aperti. Perché come vede, oltre il danno la beffa… Aspettiamo un altro anno, sperando di avere risultati favorevoli e la possibilità di una risoluzione»

L’altra struttura che hanno ripreso invece?

«Su quell’altra struttura, proprietà dell’Asl, non possiamo che auspicare che siano loro a decidere il da farsi. Io penso che ci siano due strade: o si converte il tutto, per potenziare l’offerta di servizi sanitari sul territorio o si decide di alienarla, e in quel caso speriamo in qualcuno che tenti un processo di riconversione.  Parliamo di un’area consistente, che tra mille sforzi cerchiamo di riqualificare. Abbiamo già avviato un sistema di raccolta delle acque e risistemazione della zona intera: il luogo di cui parliamo, il Rione Micillo, è comunque un contesto da valorizzare, una zona residenziale.»

Queste saranno, dunque, le risposte che il sindaco Pinto darà agli inviati di Striscia e queste le sue conclusioni: «Ho evitato di insinuare polemiche politiche o di altro genere, ripeto abbiamo solo la difficoltà di non poter ancora cominciare un lavoro concreto. Mi rendo conto che al cittadino comune che passa da quei luoghi può venire in mente che sia a causa dell’inerzia delle istituzioni ma non è così. Noi abbiamo a cuore il nostro territorio, e speriamo di poter vedere una risoluzione al più presto.»

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