Il trio delle voci soprano, Elena Annunziata, Elena Memoli e Mariarca Seraponte e il Maestro Antonello Cascone hanno offerto al Patrono di Ottaviano e al pubblico l’omaggio di uno straordinario spettacolo, in cui le interpreti, sapientemente guidate dal Direttore orchestratore, hanno dispiegato tutto il repertorio di timbri e toni vocali, e di colori musicali. Si spera che la festa del 29 settembre diventi di nuovo una tradizione dedicata ai valori dello stile e dell’arte.
La musica e il canto sono da sempre aspetti essenziali del culto di San Michele, del San Michele del grano, celebrato l’8 maggio, e del San Michele del vino, a cui è consacrato il 29 settembre. La festa di maggio era riservata alla musica dell’opera, alle formazioni bandistiche di Puglia e d’Abruzzo che tenevano concerto in piazza Municipio e richiamavano i “patiti” da tutta la provincia, e ospita oggi i “nomi” della musica leggera; nella festa di settembre, invece, si esibivano i gruppi della musica popolare, e i protagonisti erano il flauto contadino, la tammorra e la zampogna. I Santi vogliono la musica, che è linguaggio dell’anima, e la vuole in particolare San Michele, custode primo dell’armonia del cosmo. Lodevole è l’opera del Comitato che sta rinnovando la tradizione ottajanese della festa del 29 settembre, ospitandola nella magia della piazza di San Michele, che dalla Chiesa del Patrono di Ottaviano si apre alla Montagna, al Palazzo Medici, e alle case del centro storico. Per chi è ottajanese nella mente e nel cuore, oltre che sul certificato di residenza, quella piazza non è solo un luogo, ma è uno spazio di storia alta, di storia solenne, scritta sui muri della Chiesa, nel profilo maestoso e matronale del Somma, nei basoli, nei silenzi dei cortili che sono una poesia architettonica.
Venerdì sera in questa piazza si è esibito, sotto la direzione di Antonello Cascone, il trio “Le Armonie”: e cioè le tre voci soprano Elena Annunziata Di Cristo, che come ha detto il sindaco avv. Luca Capasso, è “un’eccellenza ottavianese”, Elena Memoli, Mariarca Seraponte. Antonello Cascone, direttore d’orchestra, compositore, arrangiatore, nel 2011 ha orchestrato le musiche composte da Stefano Palatresi per la serata del “David di Donatello” , ha diretto esibizioni di Milva, Loredana Berté, Sergio Bruni, Gilbert Becaud, Katia Ricciarelli, Peppino di Capri: e Andrea Bocelli gli ha riconosciuto la capacità di saper orchestrare, con la stessa sapienza musicale, per un’orchestra sinfonica, per una big band e per una piccola formazione. Per capire quanto sia importante questa sapienza, è sufficiente ricordare ciò che Gershwin diceva di Chopin: Chopin è uno straordinario compositore, ma è un mediocre orchestratore. L’orchestratore di genio conosce i colori, i timbri e i toni di ogni voce: le voci degli strumenti, le voci dei cantanti, e forse anche quelle voci delle cose che Giorgio Morandi, uno dei più grandi orchestratori della pittura italiana, giurava di stare ad ascoltare, incantato, per molte ore al giorno.
Del resto, quanto sia fine e profonda la sensibilità musicale di Antonello Cascone lo dice chiaramente il progetto da cui nasce il trio “Le Armonie”: non c’è nome più adatto per queste tre soprano le cui voci, dispiegandosi secondo i timbri del dramma, della lirica e della leggerezza, hanno dimostrato anche in piazza San Michele che l’armonia è la sintesi e l’incontro di valori diversi che però si attraggono. Queste meravigliose voci, sollecitate dal Maestro Cascone a esprimere tutto il corredo dei toni e dei colori, hanno dimostrato di possedere elasticità, delicatezza, intensità del “vibrato”, luminosa brillantezza interpretando canzoni non facili, scelte per precise ragioni musicali: le variazioni ritmiche di “Canzone appassionata”, il colore drammatico di “Granada” e, per “Volare”, i complessi passaggi in cui la melodia sembra nascere dal recitato. Il trio ha cantato “Furturella” con uno straordinario rigore filologico, perché è riuscito a suggerire a chi ascolta l’idea di quella progressione musicale discendente che, disse Puccini, è il motivo-guida della canzone. Notevole è stata anche l’interpretazione di “A Marechiaro”: le tre voci soprano hanno reso in modo magistrale non solo le variazioni ritmiche proprie della serenata, ma anche la musicalità particolare del testo poetico, quel “piacere” delle suggestioni verbali create da Di Giacomo e che Paolo Tosti salvò nel commento musicale: mi riferisco, per esempio, alla rima tra “tuzzulèa” e “murmulèa”, al movimento del verso “se revotano l’onne de lu mare” – con quel “ de lu mare” che un napoletano di città non avrebbe mai pronunciato -, e all’immagine panica della gioia delle onde che cambiano colore “pe’ la priezza”.
Il trio “Le Armonie” e il Maestro Cascone ci hanno offerto uno spettacolo raffinato e suggestivo, capace di affascinare sia gli esperti di musica che i dilettanti, e di dimostrare che la “musica in piazza” non è solo uno spettacolo di “allucchi” e di clamori. Il Comitato organizzatore ha il dovere di rendere sempre più vitale questo ritorno della tradizione e di non dimenticare che la lezione di stile e di sapienza musicale a cui abbiamo assistito quest’anno deve far da riferimento agli spettacoli dei prossimi anni. Ricordo a Ciccio Annunziata, che fa parte del comitato, che ha promesso di organizzare una mostra delle splendide opere d’arte e dei rari documenti d’archivio custoditi nella Chiesa di San Michele.
Brava anche la presentatrice, di cui non ricordo il nome: la esorto a non storpiare i nomi degli assessori, per non innescare conflitti diplomatici. Le fotografie che corredano l’articolo sono di Ciro Matera, che ringrazio.





