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Ottaviano, il Prefetto e l’ex procuratore antimafia Roberti per la riapertura del primo piano al Castello Mediceo

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Il sindaco Luca Capasso ai giornalisti: «In memoria dei morti ammazzati, non chiamatelo mai più Castello di Cutolo». E Roberti, oggi consigliere del Ministro dell’Interno, promette: «Suggerirò al Ministro Orlando di tenere qui gli Stati Generali contro la criminalità organizzata. Presenti all’evento anche il prefetto di Napoli Carmela Pagano, il presidente del Tribunale di Nola, Luigi Picardi, il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Ubaldo Del Monaco, il presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, Agostino Casillo, i sindaci di Terzigno e Somma Vesuviana, gli assessori della giunta Capasso e i consiglieri di maggioranza e opposizione della città di Ottaviano.

 I giardini del Castello illuminati dalle decorazioni natalizie, una guida turistica e figuranti in costume d’epoca a narrare la storia del Palazzo, poi – prima del tour al riaperto «piano nobile» del Castello con gli affreschi restaurati – il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, ha accolto gli ospiti e lo ha fatto con un discorso di otto minuti durante i quali ha rivendicato l’orgoglio e il riscatto di Ottaviano. Da terra di camorra a terra di speranza. E il Palazzo Mediceo, un tempo nelle mani della Nuova Camorra Organizzata, poi confiscato alla camorra e restituito alla città, ne è un simbolo preciso. Un simbolo che oggi ha le porte aperte. Per tutti. Porte aperte, da ieri, anche per il piano nobile con stanze mai viste prime, decorazioni e affreschi restituiti a nuova vita da anni di lavoro, di restauro, grazie ad un finanziamento che il Comune ha ricevuto dal Ministero dell’Interno (Pon sicurezza sui beni confiscati). «Oggi si può- ha detto il sindaco – aprire le porte. Anzi spalancare le porte della storia ai cittadini». Messaggi forti, nelle parole di Capasso. «La legalità vince sempre, alla fine la giustizia vince. Il bene comune si persegue con il servizio, col fare il bene della collettività: un buon politico deve passare dall’onnipotenza del potere all’onnipotenza del servizio, mi disse una volta monsignor Beniamino Depalma, all’epoca vescovo della Diocesi di Nola». Ancora ci sarà da lavorare, nel Palazzo Mediceo, il recupero architettonico va completato ma, sottolinea ancora il sindaco, non è più della camorra, non è più della burocrazia, non è più terra di nessuno. «È di Ottaviano, degli ottavianesi, dei vesuviani, di chi lo vivrà». Da oggi quegli spazi saranno visitabili da chi si recherà ai Mercatini di Natale gemellati con quelli di Bolzano, la tradizionale kermesse natalizia organizzata da Comune e Pro Loco. Dunque basta con le vecchie onte, con le etichette, con l’associare Ottaviano, e il Castello per primo, ad uno dei periodi più bui per il Vesuviano e non solo. «Abbiamo pagato un prezzo altissimo – ha proseguito il sindaco Capasso – un prezzo che io non dimentico, che nessuno deve dimenticare. Non dimentico Mimmo Beneventano, Pasquale Cappuccio, non dimentico il sacrificio di quanti cercavano di perseguire la giustizia e la democrazia e sono stati ammazzati per questo. Mi rivolgo ai giornalisti, agli operatori della comunicazione: smettiamola di chiamarlo il Castello di Cutolo. Questo è il Castello di Ottaviano, dei suoi cittadini e di quelli vesuviani, di un popolo operoso fatto di lavoratori, professionisti, donne e uomini onesti e perbene. Persone serie. Questo è il castello delle persone serie».  Ma poco dopo, nel suo intervento, l’onorevole Paolo Russo (Forza Italia) ha sottolineato che sì, l’onta e le macchie che hanno sporcato di sangue il vesuviano sono lontani, che vincere contro la criminalità è possibile ma che bisogna invece dire e ricordare con forza a chi è appartenuto il Palazzo. «È un segnale più forte – ha detto Russo- si deve indicare con chiarezza che è stato sottratto al male e che oggi è un vero simbolo di legalità, di cultura, dove la straordinaria tradizione del vesuviano può e deve trovare riscatto». Che lo si dica, o che lo si voglia dimenticare, ormai il Palazzo Mediceo è solo della città. «L’operazione avviata su questo Castello dice più di tante parole – ha detto il prefetto Carmela Pagano – questa terra ha bisogno di amministrazioni come quella attuale, che portino avanti i discorsi sulla legalità a viso aperto; noi come istituzioni dobbiamo avere la capacità di offrire alternative ai giovani, dar loro opportunità che li tengano lontani dal mondo della criminalità, delle facili illusioni, e possiamo farlo solo lavorando gomito a gomito, in stretta sinergia».

E con lo Stato accanto, le amministrazioni possono far di più. L’ex procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti ha annunciato che chiederà al Ministro Orlando di far svolgere ad Ottaviano, e proprio nel Castello, i prossimi Stati Generali sulla lotta alla criminalità. «Giustizia e sicurezza – ha aggiunto Roberti-  così come sviluppo e legalità, devono andare di pari passo». L’applauso, nella sala gremita da giornalisti e rappresentanti delle istituzioni, è scattato sul ricordo delle vittime di camorra. E c’erano i familiari di Beneventano e Cappuccio nonché l’associazione forense intitolata proprio a Capuccio rappresentata dall’avvocato Silvia Di Mauro, delegata dal presidente Antonio Ragosta. Ed è anche a loro, alle due vittime di Ottaviano uccisi dalla camorra negli anni bui, che Franco Roberti pensava quando ha raccontato i suoi inizi, negli anni ’80. «In quegli anni iniziavo ad occuparmi di criminalità organizzata- ha ricordato- e davanti a questo palazzo, che Cutolo aveva acquistato dagli eredi degli antichi proprietari, i nuovi camorristi fecero ritrovare la testa mozzata di un criminologo». L’episodio rammentato da Roberti è nella storia della camorra: la testa era quella di Aldo Semerari, il colpevole dell’atroce delitto era il capo della Nuova Famiglia, Umberto Ammaturo che poi confessò di averlo ucciso personalmente perché aveva firmato una perizia in favore di Cutolo. E per buona misura lasciò il «trofeo» fuori dal Castello a simboleggiare la decadenza del suo nemico. «Questo per ricordare il clima di allora – ha concluso Roberti – ma in Italia oggi vige un’eccellente legislazione antimafia che il mondo intero ci invidia. Ora lo stato può vincere le mafie e lo deve fare anche eliminando i fattori di rischio, come i divari e le disuguaglianze sociali». Nel corso della cerimonia il presidente del tribunale di Nola, Luigi Picardi, ha invitato a dare rappresentazioni forti «della capacità repressiva dello Stato nei confronti della criminalità». «Bisogna dare dei messaggi positivi – ha detto – perché non è vero che il potere camorristico vince sempre. Lo Stato ha la capacità di trasformare il male in bene, un simbolo, come questo Castello appartenuto a Cutolo, diventa oggi un simbolo di rinascita, un segnale positivo». Gli orrori sono alle spalle dunque, oggi si pensa al rilancio, come ha sottolineato anche l’onorevole Massimiliano Manfredi (Pd), componente della commissione antimafia. «Oggi hanno vinto tutti – ha detto il deputato Pd – Mimmo Beneventano, Pasquale Cappuccio e tutte le vittime della camorra che non hanno chinato la testa davanti alla criminalità. Oggi dovunque essi siano, sono qui con noi ed hanno vinto». E questa sera il Castello vivrà con i Mercatini di Natale che andranno avanti per molti giorni, accogliendo migliaia e migliaia di visitatori i quali potranno ammirare anche le sale del piano nobile appena riaperte, in quel Palazzo che non è di Cutolo. Non più. È solo il Castello di Ottaviano. Sede di eventi, di cultura, di legalità, promessa di riscatto.

 

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