La festa, organizzata dall’assessorato alla cultura, dedica quest’anno alle popolazioni colpite dal terremoto i valori della solidarietà, che da sempre fanno parte del culto della Madonna di Montevergine. E poi i concerti, una mostra di documenti e gli esercizi dell’arte culinaria…
Organizzata dall’ assessore alla cultura, prof.ssa Marilina Perna, la “Festa di Montevergine” si propone, anche quest’anno, di coniugare in un solo evento il culto, il progetto di rinnovare una tradizione gloriosa e le ragioni della solidarietà.
Il giorno 8 settembre verrà dedicato ai riti religiosi, che si terranno nell’antica chiesa di montagna che per quasi due secoli è stata meta di pellegrini provenienti dall’intera provincia di Napoli e dall’agro nocerino- sarnese. Non a caso nel manifesto ufficiale dell’evento compare l’antico detto napoletano: i ricchi vanno a Montevergine di Mercogliano, i poveri a Montevergine di Ottajano. Non era solo una questione di distanze e di costi: la Madonna ottajanese dalla sua chiesa sulle pendici del Somma protegge da sempre la fecondità e la bellezza della Natura, rappresentata dalle acque delle sorgenti e da quelle selve di castagni e di querce che per secoli hanno fornito ai poveri cibo e legna da ardere. Fin dai tempi di Murat una parte della rendita garantita al Comune di Ottajano dall’affitto delle selve Profico e Paliata veniva distribuita agli “indigenti” e alle fanciulle prossime al matrimonio, ma prive di dote. Alla base del culto ottajanese della Madonna di Montevergine ci sono, da sempre, l’attenzione silenziosa e generosa per i poveri e lo spirito della solidarietà sociale. Sono due valori di grande attualità: e dunque la sera di giovedì 8, davanti alla chiesa di Montevergine, si esibiranno “Zi’ Riccardo e le donne della tamorra”, e i ritmi della musica popolare – ritmi di festa, di devozione, di amicizia – rinnoveranno la magia di un glorioso passato il cui ricordo sopravvive tenace nella memoria collettiva e anzi preme per diventare un vivo presente di canti, di carrozze che sfilano, di bancarelle illuminate dai brillanti colori dei dolci, delle “nanasse”, i fichi d’india, e delle “pullanche”, le spighe di granoturco bollite nella nera caldaia, “ ‘a caurara”, sotto l’occhio vigile della vecchietta dallo scialle rosso.
Il giorno 9, venerdì, il ruolo che la povertà e la solidarietà sociale hanno avuto nella storia di Ottaviano verrà delineato dalla mostra di alcuni importanti documenti dell’archivio storico comunale: verranno esposte anche le copie originali dei manifesti con cui i sindaci e i commissari regi dell’Ottocento e del primo Novecento cercarono di promuovere, con le parole della persuasione e con i moniti severi, il rispetto delle fondamentali norme dell’igiene. I medici facevano fatica a convincere gli “umili”- ma anche qualche “galantuomo”- che la battaglia contro il colera, contro le febbri e contro le infezioni dell’apparato genitale si combatteva prima di tutto con la cura dell’igiene.Sotto questo aspetto, il culto della Madonna di Montevergine si incrociò, nel Vesuviano, con quello della Madonna della Purità. Racconta Carmine Cimmino in un libro di prossima pubblicazione che fino alla seconda guerra mondiale le “maeste” che partecipavano alla “juta a Montevergine” si lavavano con acqua profumata di essenze floreali, e durante la “scesa”, durante il ritorno a casa, indossavano un abito nuovo: il profumo e la veste “’ncignata”, usata per la prima volta, erano il simbolo della purificazione interiore. I documenti verranno esposti, dalle ore 17.00 alle 20.00, nel chiostro della Casa comunale.
Sabato 10, a partire dalle ore 19.00, nel parco pubblico davanti al Palazzo Medici, la Comunità Parrocchiale di San Giovanni e di San Lorenzo preparerà piatti tipici, e tra questi anche i maccheroni all’amatriciana, poiché oggi anche la solidarietà degli ottavianesi si esprime attraverso un generoso sostegno morale e materiale per i cittadini di Amatrice e degli altri luoghi colpiti dal devastante terremoto: a loro verrà inviata la somma incassata ai banchi della degustazione. La serata e la festa si concluderanno con il concerto “Napoli Dea Madre”, presentato da Rachele Cimmino: significativo il titolo, magistrali la voce e l’arte di Fiorenza Calogero, che interpreterà canzoni classiche napoletane.



