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Osservatorio Vesuviano, la verità di Giuseppe De Natale

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Una dettagliata intervista all’ex direttore dell’O.V. dove si sviscera la sua vicenda professionale e soprattutto quella relativa al suo commissariamento avvenuto lo scorso febbraio.

Il guaio di noi giornalisti è quello di badare più al sensazionalismo che la notizia può dare e spesso a scapito del suo reale contenuto. Pretendiamo di informare ma spesso lasciamo questo lavoro a metà, senza poi dar voce a chi non urla. A seguire l’intervista a Giuseppe De Natale.

Dottor De Natale, vorremmo conoscere meglio le sue vicissitudini come direttore dell’Osservatorio Vesuviano e soprattutto vorremmo meglio capire l’iter che l’ha estromessa da tale incarico.

«Il commissariamento è arrivato all’improvviso, senza nessuna avvisaglia. L’Osservatorio Vesuviano andava a gonfie vele: in due anni e mezzo avevamo completamente ripristinato e ristrutturato le reti di monitoraggio; avevamo creato dal nulla una rete di sensori in pozzo unica al Mondo; avevamo installato un nuovo sistema di monitoraggio del Golfo di Pozzuoli, anche questo unico, per registrare i microterremoti che avvengono in mare e rilevare, per la prima volta, il bradisismo anche nel Golfo di Pozzuoli; avevamo completamente ristrutturato e nuovamente inaugurato la palazzina Borbonica del Reale Osservatorio Vesuviano e tutto il comprensorio, gli impianti ecc., che al mio insediamento come Direttore era pericolante, insieme a molti alberi del giardino, e con gli impianti malfunzionanti. Potrei citare molte altre cose che in due anni e mezzo abbiamo fatto, come la completa riorganizzazione amministrativa che ha consentito di recuperare, in extremis, progetti importanti finanziati con fondi europei, che languivano e rischiavano di fallire (con la richiesta di restituzione all’Europa anche delle somme già spese). Potrei citare innumerevoli progressi fatti in brevissimo tempo grazie ad una riorganizzazione efficace dei comparti tecnici ed amministrativi (ed alla forte motivazione di quello di Ricerca). Riassumerò il prestigio raggiunto dall’Osservatorio Vesuviano all’inizio del 2016 ricordando che l’Ambasciatore USA, invitato all’INGV sede centrale di Roma dal Presidente, declinò l’invito comunicando invece che voleva visitare l’Osservatorio Vesuviano: la sezione di Napoli. Venne da noi il 9/1/2016, e ci ha lasciato una bellissima lettera di ringraziamento dicendosi ammirato per l’efficienza e la perfetta funzionalità dell’Osservatorio. Circa sei mesi prima, il 23/5/2015 durante la cerimonia di riapertura (dopo i lavori di ristrutturazione citati) della palazzina storica del Reale Osservatorio Vesuviano ad Ercolano, alla presenza di numerosissime autorità e ricercatori di vari Enti, la European Physical Society (EPS) aveva insignito l’Osservatorio del titolo di ‘Historic Site’ o Sito Storico della Fisica per i suoi illustri trascorsi ed il suo rinnovato prestigio. Nella stessa cerimonia, Carlo di Borbone delle Due Sicilie, erede di Ferdinando II fondatore dell’Osservatorio, inoltrò a me come Direttore, attraverso il Gran Maestro del suo principale Ordine Cavalleresco che la lesse in pubblico, una lettera autografa di ringraziamento e vivo apprezzamento per aver riportato agli antichi splendori un monumento alla Scienza fondato dalla sua dinastia: il primo Osservatorio Vulcanologico al Mondo. Questo era il clima che si respirava all’Osservatorio a Febbraio 2016; ben diverso dal quadro ignobile dipinto dalle ‘motivazioni’ del commissariamento. Come semplice informazione, il commissariamento fu attuato in una riunione del CdA il 17/2/2016, ossia 9 giorni dopo la pubblicazione da parte del MIUR del bando pubblico per la selezione del nuovo Presidente INGV, selezione a cui sia io che l’allora Presidente del CdA partecipavamo.»

Come è terminata la vicenda?

«La vicenda è terminata con il TAR Campania che, in sentenza definitiva del 22/11/2016, mi ha dato ampiamente ragione non solo da un punto di vista ‘tecnico’, dichiarando cioè che il commissariamento di una sezione INGV non è contemplato nei nostri regolamenti; ma, per me molto più importante, riconoscendo assolutamente infondate le motivazioni addotte, anzi aggiungendo un pesante giudizio di censura su chi le aveva strumentalmente usate per giustificare un commissariamento illegittimo. Il problema è che, intanto, precisamente il 31/8/2016, il mio mandato era formalmente scaduto, quindi l’accoglimento pieno del mio ricorso non implica il reintegro come Direttore. Ma per me la cosa fondamentale non era tornare a svolgere quel ruolo, che pure mi aveva dato tante soddisfazioni; era dimostrare, come è stato fatto, l’assoluta bontà del mio operato e la totale insussistenza di alcuna delle imbarazzanti motivazioni addotte per commissariarmi. Oggi posso dirmi pienamente soddisfatto, nonostante l’ingiustizia patita.»

Quali erano, se mi è concesso chiedere, queste imbarazzanti motivazioni addotte da chi l’ha commissariata?

«Le motivazioni, citate nella delibera di commissariamento, erano: “gravissime criticità nella Direzione della sezione in merito: all’organizzazione, al funzionamento ed alla gestione di vari servizi, anche essenziali; al riconoscimento della leadership dirigenziale; al benessere organizzativo della sezione”. La delibera continuava così: “considerata l’estrema gravità della situazione e l’urgenza di una soluzione che consenta alla Sezione di non pregiudicare le attività di alta responsabilità che le competono”, e poi: “Visto l’esito di diversi colloqui intercorsi tra i vertici dell’Ente e il Direttore dell’OV”. E infine: “Ritenuta la necessità di ripristinare lo stato di benessere tra il personale della sezione Osservatorio Vesuviano”». Per me queste ‘motivazioni’ sembravano letteralmente ‘piovute dal cielo’; non compresi allora e non ho mai compreso poi cosa significassero né come e perché le avessero immaginate. Si citava nella delibera un ‘test sul benessere organizzativo’ fatto da psicologi dell’Università Federico II ad Ottobre 2015. Un test molto generico somministrato al personale, i cui risultati non erano mai stati portati tra l’altro a mia conoscenza. Si pensi che, quindici giorni dopo il commissariamento, questi famosi risultati del test che avrebbero contenuto prova di quelle affermazioni, che pure avevo ripetutamente chiesto, non mi erano mai stati forniti. Io li ho letti solo il giorno prima dell’udienza preliminare al TAR Campania al quale avevo fatto ricorso contro l’atto, perché l’avvocatura dello Stato era obbligata a rendere noti gli atti al mio avvocato prima dell’udienza. Bene, da quegli atti, come ha ben certificato il TAR, non si evinceva assolutamente nulla di anomalo. Anzi, dalle risposte del personale (anonime) veniva fuori un grande apprezzamento della situazione interna all’Osservatorio (specialmente se comparato con un precedente test del 2012, poco prima che divenissi Direttore, quello sì dai risultati ‘drammatici’ sebbene completamente ignorati), e semmai le lagnanze maggiori riguardavano i problemi della gestione centralizzata da parte di Roma, quindi del CdA. È anche importante menzionare che questi ‘gravi problemi’ che a detta della delibera del CdA perduravano da almeno due anni, non avevano evidentemente impedito al CdA, nei due anni precedenti, di riconoscermi il massimo del risultato (100% e quindi anche dell’indennità accessoria di Direttore). Insomma, di fronte a tutte queste evidenti ‘dissonanze’ il giudizio del TAR era scontato. I giornali all’epoca riportarono ‘a piene mani’ le notizie sul commissariamento e sulle mie presunte ‘gravi mancanze’; la notizia della insussistenza di qualunque reale problema, riportata dalla sentenza del TAR, non ha altrettanto interessato i media, solo pochi dei quali l’hanno riportata. Devo anche precisare, per chiarire i contorni e gli sviluppi della questione, che circa due mesi dopo il commissariamento il Presidente che lo aveva voluto fu esonerato dal MIUR (non ottenne la riconferma nella nuova selezione). Analogamente, dopo alcuni mesi dall’insediamento del nuovo Presidente, anche il Direttore Generale che firmò il Decreto di commissariamento fu esonerato; così come, successivamente, quasi tutti i Direttori di Struttura e di Sezione dell’Ente sono stati sostituiti. Insomma, benché poco evidente a livello mediatico, l’atto sconsiderato di commissariamento dell’Osservatorio Vesuviano ha provocato un vero ‘terremoto’ all’INGV.»

Pensa di agire contro la sua decadenza, ed eventualmente come?

«Io ho il massimo rispetto per l’Istituzione in cui lavoro da 33 anni (35 considerando la mia tesi di laurea, fatta anch’essa all’Osservatorio Vesuviano). Le persone possono sbagliare; possono deviare, anche pesantemente, dalla via maestra che si dovrebbe seguire nella conduzione di una prestigiosa Istituzione pubblica; l’importante è salvaguardare l’Istituzione, perché la sua funzione trascende le singole persone nell’interesse pubblico. Per questo io non ho intenzione, nonostante i torti patiti e la palese ingiustizia di una situazione che mi ha causato gravi danni professionali e d’immagine, di nuocere minimamente ad un’Istituzione nella quale lavoro, nella quale credo e che attiene alla sicurezza di milioni di persone. Una Istituzione come la nostra, così importante e che affonda le sue radici in un passato incredibilmente illustre, non può e non deve perdere neanche un briciolo della sua credibilità. Chi ha operato in maniera deviata rispetto ai suoi alti doveri Istituzionali se la vedrà con la sua coscienza; io mi tiro fuori e torno, sereno, al mio lavoro di Ricerca: il più bello del mondo, almeno per me.»

Quali sono i suoi progetti futuri?

«I miei progetti futuri sono di continuare, con più vigore di prima, le mie Ricerche; che riguardano la sismologia, la vulcanologia, la geotermia. In particolare, il mio impegno più grande è rivolto allo studio dei vulcani Napoletani; alla ricostruzione dei loro complessi meccanismi di funzionamento, allo sviluppo di tecniche di monitoraggio sempre più avanzate ed all’interpretazione dei segnali precursori di future eruzioni. Questo impegno è particolarmente vivo ed importante oggi per l’area flegrea, data la recrudescenza dei fenomeni di bradisisma in atto da circa 10 anni. Recentemente è stato pubblicato un nostro lavoro importante che ha permesso di ricostruire la struttura della caldera flegrea ed i meccanismi di collasso durante le eruzioni più forti. Entro uno-due mesi, vedranno la luce almeno altri due lavori molto importanti sull’interpretazione delle variazioni chimiche nelle principali fumarole e sulla probabile evoluzione futura dei fenomeni bradisismici in atto. La verità è che, libero dei pressanti impegni amministrativi, la mia attività scientifica ha avuto un nuovo, fortissimo impulso. Per questo sono soddisfatto: la Ricerca è il mio mestiere; quando produce risultati sorprendentemente chiari ed utili per la conoscenza scientifica e per la sicurezza di milioni di persone, non posso che gioirne. La nostra ricerca, comunque, va avanti principalmente grazie alla nostra capacità di proporre agli Enti finanziatori (generalmente Europei o Internazionali) ricerche di grande potenziale interesse ottenendo così, con un meccanismo competitivo ed altamente selettivo, finanziamenti adeguati per ottenere risultati di rilievo. Terminati da pochi mesi, con pieno successo, progetti molto importanti, sto mettendo in piedi, con altri partners Italiani ed Internazionali, almeno due nuovi progetti. Il primo è dedicato allo sviluppo di nuove tecniche di monitoraggio multidisciplinare (geofisico, biologico, di inquinamento, ecc.) di un’area marino-costiera di particolare interesse (nello specifico, l’area campione sarà il Parco della Gaiola). Il secondo progetto è dedicato allo sviluppo di un nuovo sistema di ‘tri-generazione’ termo-elettrica; in pratica, un piccolo impianto di cogenerazione termica ed elettrica, ad emissioni nulle e bassissimo impatto ambientale, basato su tre tipologie di sorgenti: geotermica, solare-termodinamica e biomasse vegetali. Oltre a questi due nuovi progetti, ovviamente cercheremo di proseguire lo studio diretto, con perforazioni, della struttura dei nostri vulcani: sia nell’area flegrea (continuando il CFDDP Campi Flegrei Deep Drilling Project), sia estendendo tali studi al Vesuvio e, in futuro, ad Ischia. Dal 25 al 28 Febbraio a Napoli, Convento di San Domenico Maggiore, terremo un Work shop Internazionale con i maggiori esperti di tutto il Mondo, su queste tematiche. Infine, devo menzionare il mio impegno come delegato INGV nell’Osservatorio del Mare, nato ufficialmente da pochi mesi dalla libera associazione di 11 Enti Pubblici (prevalentemente di Ricerca) ed Università della Campania che si occupano a vari livelli del mare. L’Osservatorio del Mare e delle Coste della Campania rappresenta una compagine multidisciplinare tecnico-scientifica di altissimo livello, capace di studiare, monitorare, valorizzare e difendere le coste ed il mare della Campania, verso un vero e proprio ‘Piano Regolatore del Mare’.»