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Gli azzurri battono la Juventus a Torino grazie al grande salto di Koulibaly

Fino al Palazzo, detta il comandante Sarri. Fino al Palazzo, rispondono i suoi adepti. Ma né Sarri, né i sarriani, né i sarristi (c’è differenza, ma non sto qui a spiegarvela) avrebbero mai immaginato che Kalidou Koulibaly fino al Palazzo ci sarebbe arrivato senza fare le scale e senza prendere l’ascensore. Nessuno avrebbe mai immaginato che il gigante del Senegal il Palazzo lo avrebbe raggiunto volando, alzandosi da terra diversi centimetri, rimanendo sospeso in aria per una frazione di secondo e picchiando il pallone con la testa per scaraventarlo alle spalle di un signore anziano falsificatore di diplomi e scommettitore incallito, reso padre nobile del calcio italiano da una narrazione drogata, peraltro nel momento più basso del calcio italiano medesimo.

Fino al Palazzo, diranno i realisti, non siamo ancora arrivati: il volo dell’angelo nero ha avvicinato il Napoli alla meta che, tuttavia, non è stata raggiunta. Ci sono partite da vincere e c’è da sperare che la Juventus ne pareggi almeno una. E tuttavia tutto questo entusiasmo è giustificato da una prestazione attenta, da una partita gagliarda.

Ora ci starebbe bene un “onore alla Juventus”, per essere sportivi e uscirsene in maniera elegante. Eppure “onore alla Juventus” ha senso se parliamo dell’intero campionato, del recupero sul Napoli stesso (che, non dimentichiamolo, è stato campione d’inverno) o della bellissima partita contro il Real Madrid al Bernabeu. Ma ieri quale onore hanno meritato i bianconeri? Hanno giocato malaccio, interpretato la partita nel peggiore dei modi, hanno subito gli azzurri oltre il dovuto. No, onore al Napoli. Poi si vedrà.