mercoledì, Aprile 22, 2026
18.3 C
Napoli

Napoli, teatro dell’eleganza: oggi Dolce&Gabbana, un secolo fa Marcello Orilia e Giovanni Rapi, il “professore” della camorra

 

I napoletani Marcello Orilia e Giovanni Rapi, “arbitri” dell’eleganza non solo a Napoli ma in tutte le capitali europee della “Belle ‘Epoque”, cosa avrebbero detto della modella di “Dolce&Gabbana” vestita, fino al ginocchio, come San Gennaro?

 

A Napoli gli ultimi fuochi della “Belle ‘Epoque” si spensero solo intorno al 1920. Fu una lunga stagione, tormentata da gravi problemi: l’emigrazione, la guerra, la povertà, le epidemie, i primi grandi processi di camorra, ma  vitale, nonostante tutto, e capace di ideare e di realizzare importanti progetti culturali. Circoli letterari, teatri, salotti, i café chantant, le passeggiate in Villa, insomma tutti luoghi e i momenti del buon gusto e dell’eleganza, trovarono eccezionali cantori: Matilde Serao, Ferdinando Russo, Salvatore Di Giacomo, Carlo Siviero, che raccontava e dipingeva con la stessa energica intensità, e Gaetano Miranda, giornalista e scrittore di notevole livello, che era nato a Sant’ Anastasia. Fu una stagione felice per la canzone napoletana, forse la più felice: basta leggere i nomi dei protagonisti: Di Giacomo, Libero Bovio, Giovanni Capurro, Eduardo Di Capua, Gambardella, Califano, Nicolardi, Elvira Donnarumma, Gennaro Pasquariello. Ma  gli “Amici della Musica” e la “Camerata Napoletana” permettevano alla città di conoscere anche, con immediatezza, l’audacia e la grandezza della musica colta contemporanea, da Schonberg a Bela Bartok, da Respighi a Prokofev.

In questi giorni Dolce&Gabbana hanno scelto Napoli come teatro per la sfilata d’estate. Un  successo strepitoso. Ma qualcuno ha storto il muso notando che la campagna pubblicitaria dell’evento era tutta incentrata sui “luoghi comuni” che incrostano – incrosterebbero- l’immagine della città: la maschera di Pulcinella, i vicoli, la pizza, perfino il pino che non c’è più. E non è mancata la maglia azzurra con il n. 10, la maglia di Maradona.  Tuttavia Dolce & Gabbana hanno amabilmente, e non casualmente, detto e ripetuto che Napoli è la città più moderna d’Italia. Del resto, il tema dei “luoghi comuni” è assai complesso, e va analizzato a freddo, in tutti i sensi.

Per ora vogliamo ricordare che un secolo fa Napoli fu capitale dell’eleganza, femminile e maschile. Alla base di tutto ci fu certamente la raffinatezza delle grandi famiglie nobili, che da sempre partecipavano attivamente alle vicende della cultura europea, e che usavano con la stessa naturalezza la lingua napoletana, l’italiano, il francese e l’inglese, ma non dobbiamo trascurare il gusto e l’abilità dei grandi artigiani della moda: Gutteridge e Enrico Achard vendevano tessuti finissimi; da Raffaele De Chiara, a piazza Municipio, e da Raffaele Donnarumma, a via Duomo, si trovava un vasto assortimento di cappelli; le calzature eleganti le forniva Krebs, a via Sant’ Alfonso de’ Liguori; Francesco Matera, a via Fiorentini, produceva le cravatte più belle, mentre per il corallo, la madreperla e le conchiglie bisognava rivolgersi a Giovanni Ascione, che teneva laboratorio e bottega a Torre del Greco.

Dal 1910 al 1920 le regole dell’eleganza vennero dettate da Marcello Orilia, non solo a Napoli, raccontò poi Gino Doria, ma dovunque egli trascorresse il suo tempo, a Parigi, a Vienna, a Londra. Marcello era figlio del più famoso avvocato civilista della città, Antonio: mentre il padre passava la giornata nei tribunali, il figlio si faceva disegnare le camicie e le cravatte a Londra e a Parigi. Egli non aveva né la svenevole morbidezza di un dandy, né i languori di un esteta: non era un personaggio “decadente”, era un raffinato che riproponeva, agli inizi del’900, lo stile “napoletano” del ‘700, il fascino di Napoli “illuminista”: eleganza naturale, realismo, senso della misura, il dono dell’ironia. Anche nell’aspetto era un napoletano verace, quasi da “luogo comune”: “magro, breve, bruno come un pescatore di Santa Lucia, volto perfetto, baffetti a spazzola, la voce lievemente opaca, come quella, appunto di un “luciano” “ ( G. Artieri)

Marcello Orilia e Giovanni Rapi si conoscevano certamente: i loro “tiri” erano i più famosi della città, non li eguagliavano nemmeno i purosangue inglesi del duca di Bovino e gli “arabi” del principe di Sirignano. Giovanni Rapi venne accusato di far parte della cupola della camorra che aveva fatto ammazzare, il 6 giugno 1906, il basista Gennaro Cuocolo e la sua convivente Maria Cutinelli. Sul duplice omicidio venne costruito un fantastico “castello” di indagini e di atti giudiziari che Giuseppe Garofalo ha magistralmente descritto nel libro “La seconda guerra napoletana della camorra”.  Giovanni Rapi aveva insegnato per molti anni nelle scuole municipali – perciò Ferdinando Russo lo chiamava “il maestro”-, ma in un verbale dei carabinieri venne indicato come “il professore” da chi era persuaso che egli fosse il consigliere di Enrico Alfano, detto Erricone, capo – un capo in verità inadeguato – della “Bella Società Riformata”. Giovanni Rapi fu un seduttore per vocazione: si vantava di aver conquistato tutte le signore napoletane il cui fascino fosse una sintesi di titoli nobiliari e di intrinseche virtù di raffinatezza e di “modernità”. Si diceva che a lui si fossero arrese anche gentildonne di sangue reale. Il “ professore”collezionava, oltre che quadri di pittori francesi, anche reperti archeologici: la polizia non gli chiese mai da dove quei reperti venissero.Egli traeva i suoi guadagni dal gioco, dalle campagne elettorali, e dal commercio delle penne di struzzo: insomma, un perfetto personaggio della “Belle ‘Epoque”.

Marcello Orilia e Giovanni Rapi avrebbero applaudito la modella di “Dolce&Gabbana” vestita fino al ginocchio come San Gennaro? Credo di no, ma non ho nessun titolo per poter parlare dell’eleganza della moda. Don Marcello, da buon “illuminista”, aveva un’idea della raffinatezza che metteva al primo posto il senso del limite e al secondo il divieto, a cui anche un miscredente doveva piegarsi, di fare ironia sui Santi: su San Gennaro, poi…La limpida razionalità del  gusto di Marcello Orilia è solidamente documentata dalla sua collezione di oggetti d’arte, oggi conservata nel Museo di San Martino. Giovanni Rapi si sarebbe chiesto che senso avesse mettere “‘o cuppulone” di San Gennaro in testa a una ragazza così magra, così lontana dal suo ideale di donna che corrispondeva, più o meno, a quello di Boldini. Non avrebbe applaudito, il Rapi, anche per non offendere don Ciro Vittozzi, che faceva parte della cupola della camorra, ed era un  sacerdote…..

In evidenza questa settimana

Muore travolto dall’auto durante riparazione, tragedia nell’officina ad Acerra

Dramma nel pomeriggio di ieri ad Acerra, dove un...

Cambio nella giunta Bene, Giova succede a Casolaro

Il sindaco di Casoria, Raffaele Bene, annuncia un avvicendamento all’interno della...

Caivano, La Coldiretti Campania incontra gli studenti dell’Istituto Morano

Riceviamo e pubblichiamo La Coldiretti Campania incontra gli studenti dell’Istituto...

Cimitile, riapre il Municipio dopo oltre vent’anni: restituita alla comunità la “casa dei cittadini”

  Dopo oltre vent’anni di attesa, Cimitile ritrova uno dei...

Pomigliano D’Arco, 25 Aprile: L’ ANPI promuove la manifestazione “Percorso della Memoria”

Riceviamo e pubblichiamo “Il Fiore del Partigiano”: Pomigliano in cammino...

Argomenti

Cambio nella giunta Bene, Giova succede a Casolaro

Il sindaco di Casoria, Raffaele Bene, annuncia un avvicendamento all’interno della...

Caivano, La Coldiretti Campania incontra gli studenti dell’Istituto Morano

Riceviamo e pubblichiamo La Coldiretti Campania incontra gli studenti dell’Istituto...

Pomigliano D’Arco, 25 Aprile: L’ ANPI promuove la manifestazione “Percorso della Memoria”

Riceviamo e pubblichiamo “Il Fiore del Partigiano”: Pomigliano in cammino...

Ritirata la licenza della sala scommesse: è troppo vicina a una chiesa

Il Tar Campania conferma la validità del provvedimento della Questura di Napoli che...

Related Articles

Categorie popolari

Adv