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Napoli: Camera del Lavoro  e  SILP CGIL,  in sinergia con il progetto sportello di ascolto e formazione

Un nuovo importante servizio contro la violenza di genere, che offre aiuto alle donne (e non solo) in difficoltà dal punto di vista sindacale, legale e psicologico.

Un protocollo d’intesa tra la Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli e la SILP CGIL, il sindacato di polizia, siglato il 6 marzo scorso, ha dato vita ad un nuovo progetto, ricco ed articolato, per contrastare la violenza di genere nei luoghi di lavoro e in ambiente domestico. Teresa Potenza e Grazia Zimmaro (Segreteria CGIL Napoli e Campania) e Elena Merolla (psicologa e psicoterapeuta della SILP CGIL, il sindacato di polizia) sono l’anima di questa iniziativa di ampio respiro, innovativa e concretissima.

Il progetto prevede tre diverse direttrici. La prima, operativa, consiste nella creazione di uno specifico sportello di ascolto. Già avviato e funzionante a pieno regime, lo sportello si popone di rispondere ai bisogni delle donne (e non solo), in difficoltà sui luoghi di lavoro, campo di tradizionale vocazione sindacale, ma anche all’interno delle relazioni affettive  e familiari. Dopo la lunga crisi economica e Il Jobs Act del dicembre 2014, la categorie più deboli, e le donne lo sono ancora, si sono ritrovate a dover pagare  il prezzo per tutti, come sempre succede. Pagano in termini di marginalizzazione nel mercato del lavoro, di tagli alla spesa pubblica (scuola e sanità in primis, cosa che scarica sulle donne il lavoro di cura). Le difficoltà economiche e la conseguente precarizzazione delle relazioni sociali si sono sommate al problema della violenza sulla donna (violenza domestica, stalking e mobbing sul lavoro), aggravandola.

“Abbiamo sentito il bisogno di sviluppare azioni concrete di supporto e contrasto alla violenza e non limitarci alle iniziative pubbliche, come  per l’8 marzo, o per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che pure sono importantissime e che continueremo a mettere in atto, ma che da sole non bastano, soprattutto in questo momento”, dice Teresa Potenza. Lo sportello è aperto una volta alla settimana, il giovedì pomeriggio, e offre alle lavoratrici, alle cittadine, alle immigrate la possibilità di intraprendere percorsi di tutela sindacale, legale, terapeutica e istituzionale, avvalendosi della collaborazione della dott.ssa Elena Merolla e dell’avv. Alessia Schisano.

“Attraverso lo sportello ci siamo rese conto che è assolutamente indispensabile un maggior coordinamento tra le istituzioni. Le donne non sanno dove andare, a chi rivolgersi e sono disorientate”, continua Teresa Potenza.

La seconda direttrice del progetto ha come obiettivo di sensibilizzare le coscienze di tutti coloro che sono coinvolti nell’azione di prevenzione, contrasto e contenimento della violenza di genere. Sensibilizzare, quindi, la governance istituzionale e datoriale per la somministrazione di formazione a tutti gli operatori addetti ad intervenire sul tema. Elemento importantissimo, quello della formazione degli operatori, visto che spesso ci si trova di fronte a persone disponibili e consapevoli del problema, ma che non sanno come muoversi e che azioni intraprendere. Per non parlare del fatto che ancora a volte le donne che riescono chissà come a trovare il coraggio di denunciare gli abusi, si trovano di fronte a tentativi di dissuasione degli operatori. L’ascolto, che è la prima cosa di cui una donna vittima di violenza o mobbizzata ha bisogno, è anche essa un’attività che bisogna imparare: non temere i silenzi, non fare domande invadenti o giudicanti, mostrare empatia e rassicurare, sono tutte cose che bisogna imparare a fare, perciò la formazione è fondamentale.

“Oltre alla violenza fisica, che purtroppo lascia tracce evidenti, c’è la violenza psicologica, ugualmente feroce, eppure spesso sottovalutata e misconosciuta. La donna svalutata, umiliata, controllata e limitata nei suoi movimenti e nelle sue attività, è una donna con bassissima autostima, convinta della propria incapacità, che vive in una prigione invisibile e a rischio di violenza fisica e femminicidio”, dice Elena Merolla. “Dobbiamo considerare che la vittima non è una persona lucida e che l’operatore è esposto a una gran quantità di sofferenza e questo può portare alla sindrome di burnout, a contagio emotivo e altri problemi”.

La terza direttrice prevede un’attività di informazione e disseminazione attraverso convegni, seminari e tavole rotonde, e interventi nelle scuole e nei luoghi di lavoro che abbiano li scopo di stimolare il dibattito sul fenomeno e sui mezzi per contrastarlo.

“Disseminazione è una parola chiave”, dice Grazia Zimmaro, “il contrasto alla violenza di genere per essere efficace deve essere capillare e la nostra azione deve essere simile alla semina”.

Per questo sono  previsti una serie di interventi nelle scuole insieme alla Consigliera di Parità ed è stato avviato un percorso di formazione per moduli allargato il più possibile ad operatori di tutte le categorie. Nel corso del primo modulo, denominato “Accoglienza”, che aveva come oggetto l’illustrazione del progetto e dell’attività di ascolto, oltre agli argomenti già citati, si è parlato anche degli aspetti legali del problema, presentati dall’avv. Alessia Schisano.

“Ci vogliono soldi e cultura”, dice l’avvocatessa, “il punto debole del sistema è la mancanza di centri di accoglienza. Chi protegge la donna che ha denunciato?”

Altri nodi importanti sono la difficoltà a trovare prove per la violenza psicologica, la difficoltà delle vittime a riconoscersi tali (per esempio nei casi di stupro all’interno del matrimonio), il limitarsi alla separazione. Mentre quando c’è violenza i coniugi non possono essere affidatari dei figli nello stesso modo, come prevede la legge.

Al primo modulo hanno anche contribuito Antonella Pagliara e Giancarlo Pelucchi, del Dipartimento Formazione CGIL Nazionale.

Il progetto sarà attuato in sinergia con tutte le realtà, associazioni laiche e cattoliche, istituzioni, organizzazioni che vogliano aderire e collaborare.

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