“Ceimonia” U. Eco l’avrebbe spiegato, nella “Cacopedia”, come “ammonimento della Cei”, dei vescovi italiani irritati per la “cerimonia” laica. Cristo ha mai riso ? E la rosa deve chiamarsi per forza rosa? Napoli protagonista del romanzo “ Il cimitero di Praga”.
“Da una sola parola lui tirava fuori due storie, tre ricordi e quattro riflessioni” (B.Pivot)
L’aveva previsto: “dopo la mia morte gli sciocchi “normali” di internet si vendicheranno abbinando al mio nome una parola che odio, “erudito” e pubblicando, per commemorarmi, la scheda della Treccani ”virtuale” o quella del risvolto di copertina di qualche mio libro”. Aveva previsto anche che gli sciocchi più pericolosi, gli estremisti della fede, avrebbero condannato la sua decisione di andarsene via con una cerimonia laica e che la sua morte avrebbe consentito di far passerella, una passerella lunga e vistosa, a quei politici che non avevano trovato il tempo per nominarlo senatore a vita. Egli ha anche previsto, ne sono certo, che martedì 23 il Televideo avrebbe annunciato i suoi funerali scrivendo “ceimonia “ “laica” invece che “cerimonia”: un errore psicanalitico che egli, nella “Cacopedia”, avrebbe spiegato come “Cei-monia”, e cioé “ammonimento” della Cei, dei vescovi della Conferenza episcopale italiana, irritati contro uno scrittore che, dopo aver conquistato la fama mondiale con storie di monaci, preti e santi, poi decide di andarsene come un miscredente qualsiasi. Mettetevi nei loro panni.
Ho tutti i libri di U.Eco, ma li ho letti solo tre volte ciascuno: dunque, è come se non li avessi letto. Sto rileggendo per la quarta volta “Il nome della rosa”, e mi sono fermato al titolo: non so rispondere alla domanda capitale: la rosa si chiama rosa perché “deve” chiamarsi rosa, per forza, o potrebbe chiamarsi anche in un altro modo ?. E non so nemmeno rispondere all’altra domanda capitale: ma Cristo rideva? E se sì, rideva apertamente, o solo dentro di Sé ? Ha sempre riso, o Si è concesso una risata solo quando era ragazzo? E di che tono e di che calibro era la Sua risata, visto che gli studiosi hanno contato non meno di venti modi di ridere? Ovviamente, se non sai rispondere a queste due domande, è inutile leggere il romanzo: non si coglierebbe nessuno dei molti suoi sensi.
Molti dei napoletani di internet hanno pubblicato una riflessione di Eco sul ruolo della città di Napoli: è sfuggito agli intellettuali napoletani e vesuviani – è sfuggito, o non hanno voluto esibire la loro cultura – che il protagonista del romanzo “Il cimitero di Praga” spiega le vicende dei Mille, di Garibaldi e di Napoli conquistata come un complotto della massoneria: è una spiegazione che “tira”, come si sa, la più adatta a scatenare una tempesta di “mi piace”. Perciò tornerò su questo tema: anzi dedicherò a Umberto Eco più di un articolo, a partire da un suo “pezzo” che mi fu chiaro alla prima lettura, perché non richiedeva troppa cultura. Il “pezzo” ,“ Come non usare il telefonino cellulare”, fu pubblicato nel “Secondo Diario Minimo”: lo scrittore vi traccia la “fenomenologia” di coloro che in pubblico portano il telefonino incollato all’orecchio, senza un attimo di pausa. C’è poi il “pezzo fantastico” sul sindaco che va dal sarto, indossa la giacca nuova fatta su misura, e subito si pubblica su “fb”, pavoneggiandosi, e un attimo dopo gli piove addosso uno scroscio di “bello” e “bellissimo”. Ma forse mi confondo: il pezzo è di U. Eco, o è di Karl Kraus?
Umberto Eco odiava la parola “erudito”, perché l’erudizione si misura a chili e a quintali. E’ una questione di quantità, non di qualità. Lui, invece, tesseva,collegava e connetteva in interminabili trame i fatti, le cose, i pensieri, i sentimenti, i quadri, le statue, le “strisce”, le parole: tutto ciò che i suoi sensi e il suo intelletto percepivano, tutto ciò che avevano percepito gli altri, lasciandone testimonianza e memoria nei libri. Egli partì da Borges e dalla Biblioteca di Babele, dall’immagine eroica del “Lettore, nuovo don Chisciotte, mobile, avventuroso, instancabilmente inventivo, alchemicamente combinatorio”. Questo disse nella lezione magistrale che tenne il 22 maggio del ’97 all’Università di Castilla – la Mancha, che lo aveva laureato ad honorem. E raccontò che “Diario minimo”, pubblicato nel 1963, egli avrebbe voluto intitolarlo “Piccola Borges –ia”: un omaggio a Borges e, nello stesso tempo, a Vittorini, autore della raccolta di racconti “Piccola Borghesia”.
“Borges- ia”: un genio che pensa a un titolo così non può non aver previsto che qualcuno avrebbe scritto “ Cei-monia”, invece di “cerimonia.” Per le ragioni del rigore filologico ho controllato il Televideo alle 13.00: l’errore era stato corretto. La notizia dei funerali laici di U.Eco sta in terza fila: sotto la terrificante rivelazione che gli americani controllavano i telefoni dell’on. Berlusconi, quando era Presidente del Consiglio, e sotto la strepitosa battuta del sig. Renzi, il quale ha dichiarato, impassibile, che gli americani, prima di far partire un drone armato dalla base di Sigonella per la Libia, dovranno chiedere il permesso al governo italiano.
I funerali di U.Eco si tengono proprio in una giornata da “Cacopedia”.






