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L’introduzione del “mandato zero” risponde alla logica dell’ “anno zero”, e dunque del progetto del “Movimento 5 Stelle” di “voltare pagina”, di modificare radicalmente usi e costumi della politica italiana. L’ironia degli avversari, che non capiscono, o fingono di non capire. Il valore dello “zero” in letteratura, in pittura e in politica. Il quadro “zero” di Malevic’. Il tempo in Parmenide. Il rischio di quella che Ernst Cassirer chiama la “rivolta delle parole”.

“…Lo sfuggente zero” (J.L. Borges)

“ Prima o poi, tanto è l’istesso” ( V.Imbriani)

 

Dunque, nella regola dei “due mandati” per ogni consigliere comunale e “municipale” l’on. Di Maio, capo del “Movimento 5 Stelle”, ha ieri introdotto il principio del “mandato zero”, del primo mandato, che conta, e come conta !, ma non si conta.”. Gli avversari, come obbedendo agli ordini di una Mente  che si illude di essere diabolica, ma è soltanto patetica, hanno scatenato contro l’on. Di Maio, a una sola voce, la canèa dello sghignazzo, i lazzi degli sfottò, l’accusa maligna e caciarona dell’incoerenza. Non se ne può più. Io dico che questa variante del “mandato zero” è giusta, è necessaria, è indispensabile: mi auguro, anzi, che venga estesa anche ai consiglieri regionali, ai parlamentari, e ai sindaci. L’esperienza e la competenza sono tesori che non vanno dispersi. In realtà, questa variante è  la conseguenza logica del concetto di “anno zero”, il fondamento primo del programma politico di un Movimento che si propone non di continuare tattiche, strategie e comportamenti dei partiti, diciamo così, “storici”, ma vuole girare pagina, definitivamente e assolutamente, a ogni livello. E’ così radicale il cambiamento progettato dal Movimento che chi è abituato a ragionare secondo i miseri e banali schemi della vecchia politica è obiettivamente incapace di capire, oggi, quali siano le innovative e profonde idee del Movimento sulla TAV, per esempio, o sull’autonomia delle Regioni. Studiare bisogna, e aggiornarsi: lo dico, prima di tutto, a me stesso. Dunque, i Cavalieri dell’ “anno zero” prima di costruire devono demolire gli “edifici” del passato, e spazzar via le rovine: e  perciò è giusto che il primo mandato sia connotato, materialmente e simbolicamente, con lo “zero”, per riservare alla costruzione del mondo nuovo i due mandati regolari. Perfino in pittura c’è il “quadro zero”: Nel 1915 Kazimir Malevic’ disse che la sua opera “Quadrato nero su fondo bianco” era “il quadro zero”, perché avviava, nella storia della pittura, una rivoluzione radicale e dagli esiti imprevedibili. Potremmo parlare del valore che attribuiscono allo “zero” Borges, Calvino, Gianni Rodari, ma il discorso diventerebbe troppo lungo: e poi fa caldo.

Gli avversari  tentano di fare ironia sul concetto di “zero”,  quasi che il Movimento riconosca, ufficialmente, che il primo mandato, quello dello “zero”, è un mandato  che l’impreparazione dei consiglieri pentastellati renderebbe “nullo”, “zero”, appunto. Come spesso accade, certa gente, non sapendo maneggiare le armi del “comico”, invece di ferire l’avversario, con i suoi cachinni colpisce se stessa. “Nun sputà’ ncielo che ‘nfaccia te torna”, diciamo a Napoli. Se questi signori avessero sentito parlare dell’arabo Maometto al Khwarizmi e dell’italiano Leonardo Fibonacci,  saprebbero quanto è importante lo “zero” nella matematica: perché lo zero ha permesso di formulare il concetto di “numero negativo”, di costruire l’algebra e di trasformare i numeri da principi materiali in categorie dell’intelletto. Certo, il poeta Trilussa immagina che l’Uno dica allo Zero :io  se me metto a capofila /de cinque zeri tali e quali a te/ lo sai quanto divento? Centomila ./E’ questione de nummeri. A un dipresso / è quello che succede ar dittatore / che cresce de potenza e de valore / più so’ li zeri che je vanno appresso.” Sono bei versi, certo, e ci permettono di considerarci fortunati, perché, nonostante la moltitudine degli “zeri” che si aggira per le piazze d’Italia, a nessuno ancora è venuta l’idea di proclamarsi dittatore: ma all’Uno che si vanta di trasformare in “centomila” i cinque zeri che lo seguono in fila, i cinque zeri possono rispondere, “pirandellianamente”, con la stessa argomentazione: senza di noi, tu rimarresti “uno” e non diventeresti mai “centomila”. “Pirandellianamente”: parola brutta, lo ammetto: ma essa richiama subito Pirandello: la pira e il randello non c’entrano nulla.

 Se l’on. Di  Maio avesse voluto fare il furbo e cancellare di fatto il principio dei due mandati, avrebbe chiesto certamente aiuto alla filosofia di Parmenide, per il quale il tempo non esiste, è un inganno dei sensi: e dunque, diceva il suo allievo Zenone, Achille non raggiungerà mai, nella corsa, una tartaruga che sia partita anche con un solo metro di vantaggio. Allo stesso modo, Parmenide e Zenone classificherebbero il terzo, il quarto e il quinto mandato di un consigliere comunale  segmenti distinti solo nell’apparenza, ma , in realtà, parti sostanziali di una sola unità: il primo mandato. Bisogna, infine, riconoscere che la “variante” viene applicata, per ora, solo per i consiglieri comunali e “municipali”, e, dunque, per quei politici che non percepiscono né prebende, né stipendi.  

Comunque, in questa alluvione quotidiana di chiacchiere le parti politiche italiane farebbero bene a riflettere su una minaccia, “la rivolta delle parole”, di cui parlò anche Ernst Cassirer e che Cicerone sperimentò a sue spese. Alla prossima.