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Padre Alessio Romano, Rettore del Santuario di Madonna dell’Arco

Sarebbe stato il 569esimo pellegrinaggio alla Madonna dell’Arco. Sarebbero arrivati in oltre quattrocentomila, i «fujenti». Da ogni parte della Campania ed oltre. Le porte del Santuario si sarebbero aperte alle tre del mattino e in chiesa sarebbero iniziate le preghiere, le invocazioni, i ringraziamenti alla Vergine. Sarebbero state, come da tanti e tanti lustri, ore infinite di passione, fede, folklore. Fuori e dentro il Santuario. Invece no. La vita di tutti è cambiata in poche settimane. Un assembramento anche minimo di persone potrebbe avere conseguenze gravi in termini di diffusione del contagio da Covid – 19. Il coronavirus. «Corona» per la sua forma, per l’appartenenza a quella famiglia di virus che si chiama così. Non c’è modo di contrapporle la corona della Mamma dell’Arco, quella venerata e non temuta. Non c’è maniera, né soluzione. Dopo 569 anni, il pellegrinaggio non si farà.

I fujenti o battenti, che dir si voglia, non indosseranno la loro tenuta bianca, con la fascia azzurra a rammentare i colori di Maria. Non strisceranno fino all’altare, non canteranno, non si fermeranno con i loro toselli, lavoro di un anno intero, fuori dalle porte bronzee. Non sverranno, non ci saranno deliqui né soccorsi. Non è pensabile, non è possibile. Padre Alessio Romano, rettore del Santuario, ha condiviso le sue preoccupazioni con il commissario prefettizio del comune di Sant’Anastasia, Stefania Rodà. La decisione è stata epocale, drastica, perentoria. Non sarebbe bastata un’ordinanza, non sarebbe stato sufficiente un avviso per i fedeli della Mamma dell’Arco. Forse non sarebbero arrivati in quattrocentomila, ma centinaia di loro già da settimane scrivono nella posta privata della pagina social del Santuario, chiedendo ragguagli. Sarebbero giunti comunque, numerosi, magari per chiedere alla Madonna di fermare la pandemia che sta affliggendo il mondo intero. Per un miracolo, per una grazia. Stavolta, i domenicani hanno dovuto con la tristezza nel cuore condividere una misura tassativa: il Santuario resterà chiuso da mercoledì 1 aprile fino a lunedì 20 dello stesso mese, in accordo con le autorità religiose, civili e militari competenti. Banditi i riti pasquali con i fedeli, vietato il pellegrinaggio. Non si poteva trasformare un momento di preghiera in un letale veicolo di infezione pubblica dalla portata apocalittica. «Invito a vivere questa decisione come un pellegrinaggio dell’anima – dice padre Alessio Romano – un sacrificio grande per una grazia importante, un momento di tristezza per una gioia duratura, tutto per una grazia importante: la salute dei fratelli. Chiedo di vivere questo tempo, il Lunedì in Albis in particolare, in spirito di vicinanza e preghiera. La devozione alla Madonna non si misura, del resto, con il pellegrinaggio di quel giorno. Ci sarà tempo, torneremo alla nostra vita quotidiana e ciascuno potrà venire a ringraziare Maria anche per aver superato questa dura prova». Il priore salentino che da oltre quindici giorni allieta almeno i cuori degli anastasiani con appuntamenti fissi in streaming, dice Messa, manda in diretta il Rosario, fa suonare le campane e dagli altoparlanti della chiesa diffonde il Magnificat o l’Ave Maria, chiede di vivere la Pasqua e il Lunedì dell’Angelo nelle proprie case, in preghiera. Quella notte però, tra la domenica di resurrezione e il lunedì di Pasquetta, ci sarà una diretta sulla pagina social del Santuario. Il Lunedì sarà virtuale. «Ci sentiremo vicini – promette padre Alessio – e insieme faremo sentire a Maria la nostra voce». La benedizione del priore va in questo momento a tutti i fedeli e ad uno in particolare si rivolge: il presidente Vincenzo De Luca. Ha scritto al governatore, padre Alessio, per chiedere supporto affinché, nonostante la decisione già presa, non ci siano disordini o situazioni di pericolo in prossimità del Santuario o, in ogni caso, a Madonna dell’Arco. «Sono certo ci ascolterà e la Madonna possa benedirlo per l’impegno che sta mettendo nel salvare la Campania». I padri domenicani stanno facendo intanto la loro parte. Il convento di Madonna dell’Arco ha donato, con bonifico disposto il 18 marzo scorso, una discreta somma di denaro all’Asl Napoli 3 Sud affinché sia utilizzata per l’emergenza coronavirus. Non ne vuole parlare, padre Alessio, social come mai priore è stato prima, ha deciso tuttavia di non pubblicizzare l’iniziativa, né rivelare la somma donata. «Giusto così – commenta – pensiamo soltanto a pregare, adesso, restiamo nelle nostre case e, chi può, doni il sangue».