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Oggi, in tempo di emergenza sanitaria mondiale, la sicurezza in Italia passa per i dpcm che con pazienza l’avvocato Vittorio de Filippo ci ha riportato.

Oggi, più che mai il normale svolgimento delle attività quotidiane ( quelle non soggette alle restrizione del dpcm) passa attraverso l’ordine pubblico, la sicurezza dei luoghi di interesse comune, la lotta al degrado degli stessi come giustamente ci invita a riflettere il collega Giuseppe Auriemma.

Oggi, più che mai la sicurezza passa anche attraverso la consistenza del nostro sistema sanitario.  Penso alla sicurezza degli utenti, degli operatori, dei luoghi e dei percorsi della salute. Da sanitario dico che in questo ambito la pianificazione a lungo termine è fondamentale ed osservo che purtroppo questo governo continua a non farlo.

In Italia ci sono professionisti di altro profilo, pronti ad offrire la loro opera intellettuale ed umana, ma manca in sostanza un sistema articolato che li sorregga, li faccia lavorare in condizioni normali e che fornisca prospettive future ai pazienti in termini di gestione nel tempo delle patologie. Per fare fronte a questa falla, soprattutto chi lavora in prima linea negli ospedali deve operare allo stremo delle forze fisiche e mentali al fine di “coprire” turni impossibili, svolgere ore di servizio straordinario non pagato e troppo spesso mansioni che non gli competono.

Ed ora, in piena emergenza sanitaria mondiale, il problema è amplificato; ora, più che mai, bisogno iniziare a strutturare percorsi e prospettive di sicurezza futura.

Eppure il governo mette in trincea 20 mila giovani sanitari con contratti precari. Il decreto legge del 09.03.2020, n. 14 chiude la porta alle stabilizzazioni, non guarda al futuro, non pianifica, non apre prospettive, non organizza percorsi futuri per la gestione dei possibili strascichi della epidemia. Sostanzialmente è il metodo del “mettiamoci un pezza”, la logica è “copriamo il buco “ poi si pensa….

Nel decreto son previste solo assunzioni precarie con il rischio ovvio che gli avvisi pubblici negli ospedali vadano disertati.  Neanche la possibilità di stabilizzazione (ipotesi per assurdo!) è stata considerata!!! Vi è poi come canale prioritario per assorbire piu’ personale sanitario la possibilità di ricorrere a contratti di lavoro di 6 mesi, anche co.co.co., prorogabili in relazione al persistere dello stato di emergenza….per la serie contratti “usa e getta”.

Sostanzialmente si “buttano” sul campo di battaglia questi giovani medici appena laureati (dunque evidentemente non abbastanza pronti) senza strumenti di difesa materiale adeguati (perché poi c’è tutto il capitolo della non sicurezza degli operatori, vista l’assenza di adeguata forniture di presidi di protezione individuale), senza la giusta preparazione (non avendo passate esperienza sul campo) sapendo bene che essi rischiano la loro stessa vita e non gli si offre nemmeno la prospettiva di un contratto che da precario potrebbe diventare stabile.

A tale proposito ricordo che ad oggi sono gia’ troppi i sanitari uccisi dal coronavirus contratto sul campo di battaglia!

Non posso non pensare alle famiglie di questi giovani colleghi! Penso per esempio ai figli di quel collega caduto nella guerra del coronavirus di cui lo stato non si fa carico e per cui lo stato non prospetta sicurezza.

Eppure lo stesso governo che non offre lunghe vedute ai propri soldati in trincea,  uno sguardo al futuro ce l’ha…….quello sul futuro della agenzia delle entrate!

Si, perchè in un decreto successivo c’è un “lungimirante” prolungamento dei tempi di accertamento fiscale per le cartelle esattoriali del 2015 ormai in prescrizione.

Sostanzialmente,  se grazie al valore dei sanitari italiani e nonostante la non programmazione del governo,  dovessimo superare questo momento di emergenza, la persecuzione fiscale sarà la grande certezza delle nostre precarie vite nel prossimo futuro!