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Licenziati Montefibre: diciannovesimo Natale a 500 euro al mese

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Anche questa notte gli ex operai dello stabilimento chimico di Acerra, chiuso nel 2004, celebreranno la Natività senza la speranza di un lavoro o di una pensione     

 

Per i 172 ex operai della Montefibre di Acerra quello di stanotte sarà il diciannovesimo Natale senza un lavoro vero e senza la prospettiva di almeno uno straccio di pensione. E’ una drammatica storia di occasioni perdute, di sprechi e di ambiente violato. Dal giorno della chiusura della grande fabbrica chimica a oggi lo Stato ha speso oltre 240 milioni di euro per nuovi investimenti industriali miseramente falliti e per erogare ammortizzatori sociali agli ex operai dell’impianto chimico, addetti che nel 2004 persero il lavoro a seguito della dismissione definitiva dello stabilimento.

 

Un calvario lungo 18 anni nel corso del quale i lavoratori del colosso che un tempo produceva fibre sintetiche sono diventati troppo vecchi per trovare una ricollocazione risultando contemporaneamente ancora troppo giovani per andare in pensione. Intanto la politica tenta di correre ai ripari. Il deputato di opposizione, Marco Sarraccino, del PD, dopo una prima bocciatura avvenuta di recente ad opera della maggioranza parlamentare di destra, ha annunciato di voler ripresentare un emendamento alla legge di bilancio che ha l’obiettivo di dare una pensione alla gran parte dei 172 ex addetti rimasti a percepire da anni 550 euro al mese di indennità di mobilità in deroga. Stesso sforzo tra i banchi di Montecitorio sta producendo un altro esponente dell’opposizione, Carmela Auriemma, deputata del Movimento Cinque Stelle ed acerrana doc.

 

“I lavoratori dell’ex Montefibre di Acerra vivono da anni un’odissea a seguito della dismissione dell’impianto – ribadisce la deputata M5S – una situazione aggravata dalle complicazioni sanitarie per la lunga esposizione all’amianto. Per questo, in sede di discussione di bilancio, ho presentato – rende noto la parlamentare – un ordine del giorno che impegna il governo a riconoscere a questi lavoratori i benefici previdenziali previsti dalla legge”. Possibilità di andare in pensione ma non solo. Per i lavoratori che in ogni caso non potranno usufruire del pensionamento sarà comunque necessario creare nuove occasioni produttive e, di conseguenza,  occupazionali. “Urge  anche – aggiunge Auriemma – un intervento immediato per far uscire il territorio da una crisi occupazionale endemica, ecco perché ho richiesto nello stesso ordine la convocazione di un tavolo tecnico per individuare le misure più idonee per la salvaguardia dell’area”. Gli ex operai Montefibre sono stanchi. Da almeno due anni stanno chiedendo alla politica di poter usufruire dei benefici della legge 257 del 1992, che dà la possibilità a chi ha lavorato in ambienti esposti all’amianto di usufruire di una sorta di “scivolo” in grado di agganciarli, sin da subito, alla pensione.

 

“La nostra vertenza – avverte Mimmo Falduti, 64 anni, ex operaio Montefibre – è una vertenza istituzionale che non ha colore politico, anche perché la nostra lotta ha attraversato tutti i governi, sia regionali che centrali, di centrodestra e centrosinistra. E dopo 18 anni nessuno ha risolto questo problema – fa notare Falduti – siamo stanchi di essere usati dalla politica. Tutti avrebbero potuto da un pezzo risolvere questo grave problema sociale ma nessuno ha saputo fare niente. Per lo Stato questa è una sconfitta. Sono stati spesi milioni di euro per investimenti fatti male e ammortizzatori sociali eterni. Oggi chiediamo per l’ennesima volta la ricollocazione per i più giovani e la pensione per tutti gli altri che sono stati esposti all’amianto”.

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