NON SCIOGLIERE IL COMUNE DI FONDI PER CAMORRA É DIABOLICO

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La richiesta di sciogliere il Comune di Fondi era stata avviata dal prefetto di Latina dopo che la Commissione di accesso agli atti aveva evidenziato il forte condizionamento criminale.
Di Amato Lamberti

La decisione del Consiglio dei ministri di non procedere allo scioglimento del Comune di Fondi, per sospetti di infiltrazione mafiosa nell”amministrazione comunale, con la motivazione che nessun procedimento giudiziario è stato ancora aperto dalla magistratura nei confronti di amministratori e consiglieri dello stesso Comune, è passata sotto silenzio da parte della stampa.

Praticamente nessuno sembra essersi reso conto che si tratta di una decisione che costituisce un precedente che potrebbe anche configurare l”accantonamento definitivo di una legge importantissima, la quale permetteva al Prefetto di avviare una ricognizione, ad opera di una commissione di funzionari di prefettura, di tutti gli atti deliberativi di una amministrazione pubblica, per verificare l”esistenza o meno di forme di coinvolgimento delle criminalità organizzata nei processi decisionali della stessa amministrazione.

I risultati di questo lavoro di ricognizione degli atti prodotti dall”amministrazione sotto esame venivano poi esaminati per verificare la sussistenza di ipotesi di infiltrazione e condizionamento mafioso e procedere, ove queste ipotesi fossero confermate, alla richiesta di scioglimento da parte del Ministro dell”Interno e della Presidenza del Consiglio. Nel caso del Comune di Fondi (nella foto la sede del Consiglio comunale, ndr), la commissione di accesso agli atti aveva completato il lavoro e la documentazione prodotta presentava una situazione di condizionamento criminale tale da convincere il prefetto di Latina ad avviare richiesta di scioglimento.

Normalmente gli atti della commissione d”accesso vengono inviati anche alla magistratura ma la decisione di scioglimento, in quanto misura di contrasto alla criminalità organizzata, ha tempi immediati di esecuzione, proprio per rompere il più rapidamente possibile una situazione insopportabile per ogni coscienza democratica. L”importanza della legge sullo scioglimento delle pubbliche amministrazioni per infiltrazione e coinvolgimento della criminalità mafiosa riposa sul fatto di stabilire che la pericolosità della mafia risiede soprattutto nella capacità di appropriarsi di funzioni proprie dello Stato, a cominciare dalla amministrazione della vita di comunità e di territori attraverso il controllo delle amministrazioni locali.
Da tempo tutti i partiti politici, nessuno escluso, facevano pressioni per ottenere modifiche sostanziali ad una legge accusata di dare valore di prova anche a sospetti, rapporti di parentela e di frequentazione, cointeressenze in affari. Una legge che aveva messo a nudo sia l”incapacità dei partiti di operare una selezione degli amministratori locali e sia gli stretti rapporti che, in determinate situazioni, si realizzano tra politica e mafia in ordine all”appropriazione dei fondi pubblici e alla realizzazione di investimenti speculativi. Proprio per queste ragioni, nel momento che colpiva amministrazioni governate da tutti i partiti politici, da anni si premeva per una modifica sostanziale della legge.

Con la decisione adottata dall”ultimo Consiglio dei Ministri si è raggiunto il risultato di mettere una pietra tombale sulla legge perchè non si capisce come la Magistratura possa prendere decisioni senza essere a conoscenza dei fatti evidenziati dalla commissione di accesso agli atti. Atti che sarebbero inviati alla Magistratura solo dopo la pubblicazione del decreto di scioglimento da parte del Ministro dell”Interno. Fino alla pubblicazione del decreto gli atti restano secretati. Un escamotage, quello adottato da Berlusconi, frutto di una mente diabolica e ci piacerebbe veramente conoscere la persona a cui appartiene.

(Fonte foto: Rete Internet)

PILLOLE DI “900. I PARTIGIANI, L’OPPOSIZIONE AL NAZIFASCISMO

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La Resistenza italiana coinvolge tutti i cittadini italiani. Violenta e stragista la reazione dei nazisti e dei fascisti di Salò. Intanto gli Alleati sbarcano in Italia.
Di Ciro Raia

Circa 200 mila uomini, di diversa provenienza sociale e politica, operano nelle formazioni dei partigiani. È la risposta di gruppi singoli e spontanei di cittadini, impegnati in una lotta clandestina, alla persecuzione poliziesca, alla politica repressiva tedesca, all”eliminazione fisica di avversari con fucilazioni, deportazioni e forni crematori nei campi di concentramento di Dachau, Bùchenwald, Auschwitz, Trablinka o Mauthàusen.

I partigiani, uniti in movimenti di opposizione spirituale, politica ed armata al nazifascismo, danno vita alla Resistenza italiana. Essi sono operai e studenti, contadini ed intellettuali che, insieme ai soldati sbandati ed agli antifascisti tornati dall”esilio, lottano sulle montagne, nelle città e nelle campagne del centro nord, ostacolando i colpi di mano dei Tedeschi, evitando sabotaggi o facendone, occupando zone di territorio e partecipando ad azioni di guerra con armi catturate al nemico o fornite dagli alleati. Con i partigiani combattano tutti i cittadini. Infatti, la Resistenza è l”unica guerra veramente sentita dagli Italiani.

Un ruolo di grande rilevanza politica ed organizzativa è assunto dalle formazioni partigiane di sinistra (comuniste e socialiste); ma sono presenti anche formazioni cattoliche, liberali ed autonome.

Contro i partigiani si rivolgono, perciò, le azioni dei nazisti e dei fascisti di Salò. Molte rappresaglie nazifasciste contro inermi civili –come quelle di Boves, Pietransieri, Acerra, nel 1943– o contro fazioni partigiane – come quelle delle Fosse Ardeatine di Roma, Civitella in Val di Chiana, Sant”Anna di Stazzema (560 persone tra civili e partigiani –foto-), Marzabotto (1800 civili), nel 1944 (solo per citarne qualcuna) – sono delle vere e proprie stragi, condotte con truculenta e lucida violenza.

Tutti i partiti –precedentemente sono sciolti dal fascismo- che operano nella Resistenza formano degli organismi militari definiti C.L.N. (comitato di liberazione nazionale). Tutti i C.L.N. periferici fanno capo a un C.L.N. centrale con sede a Roma e ad un C.L.N.A.I (comitato di liberazione nazionale alta Italia) con sede a Milano.

L”esercito alleato angloamericano, a tappe forzate, sbarca in Italia. La Sicilia è la prima terra liberata; nell”isola, infatti, gli alleati approdano il 10 luglio 1943 ed il 27 dello stesso mese liberano Palermo; il 3 settembre, mentre a Cassibile, in provincia di Siracusa, è firmato l”armistizio tra l”Italia e gli Alleati, le armate inglesi agli ordini del generale Montgomery sbarcano in Calabria.

La firma dell”armistizio provoca una tragica rappresaglia tedesca sui soldati italiani bloccati nelle isole dell”Egeo: a Cefalonia è massacrata l”intera Divisione Acqui. L”8 settembre, intanto, un”armata americana al comando del generale Clark, sbarca a Salerno. Il 22 gennaio 1944, poi, l”esercito angloamericano conquista la terra tra le località di Anzio e Nettuno. L”obiettivo è entrare in Roma.

La marcia, che culmina con la liberazione della capitale il 4 giugno, è segnata da tanti episodi di giubilo da parte della popolazione liberata dal giogo nazifascista, ma anche da innumerevoli scene di violenza. Si contano ancora morti, donne violentate, episodi di sciacallaggio, di borsa nera di indecoroso profitto.

Durante l”avvicinamento alla capitale è distrutta l”antica Abbazia di Montecassino. Gli alleati la bombardano, convinti che in essa si nascondano i tedeschi.

(Fonte foto: Rete Internet. Repertorio)

LA RUBRICA

LA STORIA DEL SECOLO SCORSO. VERSO LA FINE DEL REGIME FASCISTA

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Le conseguenze della guerra minano il regime fascista, che si avvia verso la dissoluzione.
Di Ciro Raia

Il 1943 è un anno terribile!
In primavera, grandi scioperi operai, alla Fiat di Torino ed in altre realtà industriali, mostrano, al grido di “pane e pace”, una nuova volontà operaia e politica. Dopo oltre un ventennio di silenzio, infatti, le forze lavorative ridiscendono in piazza, spinte dalla fame, dalla borsa nera e dal continuo pericolo costituito dai bombardamenti. Mussolini non si rende conto che la situazione sta cambiando e pensa che per continuare a mantenerne il controllo basti emarginare i sobillatori comunisti e rimuovere il capo della polizia, Carmine Senise, colpevole di non essere intervenuto con pugno fermo e di aver arrestato “solo” 2.000 operai.

Anche gli industriali fiutano la fine del regime e l”inevitabile sconfitta nella guerra; meglio, perciò, cominciare a guardare ai mercati europei.
Le alte cariche del regime, da parte loro, non condividono più l”arroganza del Duce: cercano, così, di pensare ad una soluzione che, con l”allontanamento di Mussolini, possa garantire la continuità del fascismo.

Nel mese di luglio le forze alleate sbarcano in Sicilia. Nello stesso mese Mussolini si incontra con Hitler, a Feltre, e non riesce a chiedergli l”armistizio per l”Italia. Nemmeno quando al Duce è recapitata la notizia del bombardamento di Roma. Nella capitale sventrata, nel quartiere San Lorenzo, si contano 1.500 morti e migliaia di feriti. Accorre il re Vittorio Emanuele III ed è accolto da freddezza. Accorre il papa Pio XII ed è acclamato da una folla che chiede solo “pace, pace, pace”.

Sempre nel mese di luglio, alle ore 17:00 del giorno 24, si riunisce a Palazzo Venezia il Gran Consiglio del Fascismo. Dopo ore di discussione, alle 2:00 di notte del giorno 25, 19 membri su 25 votano l”ordine del giorno di Dino Grandi, inteso a chiedere le dimissioni del Duce. Dopo poche ore il re annuncia a Mussolini la decisione di sostituirlo alla guida del governo con Pietro Badoglio. Il Duce è sconfitto. L”attendono i carabinieri per portarlo, imprigionato, in un albergo sul Gran Sasso.

Quando la radio annuncia la caduta del fascismo, nel paese si vivono scene di indicibile entusiasmo, subito raffreddate dall”annuncio di Badoglio: “La guerra continua”. Ma è, quest”ultima, una decisione che dura solo 45 giorni. L”8 settembre, infatti, il generale Badoglio annuncia: “Il governo italiano, riconosciuta l”impossibilità di continuare l”impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell”intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate angloamericane [:]. Ogni atto di ostilità contro le forze angloamericane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo”.

Nel paese regna la più totale confusione. I soldati scappano, disertano; manipoli di isolati combattono contro i tedeschi, anch”essi in fuga. Non si contano gli episodi di rappresaglia dei nazisti, che si sentono traditi e razziano, radono al suolo interi paesi, rubano e distruggono opere d”arte, deportano e violentano innumerevoli civili. Oltre 600 mila soldati italiani vengono fatti prigionieri ed avviati ai campi di concentramento della Germania. L”Italia resta senza guida: il re, Badoglio ed altri generali, sotto la protezione degli eserciti alleati, scappano a Brindisi. Ognuno si regola come vuole.

Il 12 settembre, però, i Tedeschi liberano Mussolini. Il Duce chiama, allora, a raccolta le forze fasciste ancora fedeli e costituisce la Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.), detta anche Repubblica di Salò, dal nome della cittadina sul lago di Garda, sede del nuovo governo. Chi non aderisce alla Repubblica Sociale –attesta nei territori dell”Italia del nord, dove ancora ci sono i tedeschi- è perseguitato come “badogliano”. Mentre sulle montagne del nord cominciano ad operare le prime formazioni partigiane, i lager tedeschi si affollano di prigionieri italiani, estremo sacrificio alla rabbia e alla delusione di un esercito, che da antico alleato, si è sentito prima tradito e, poi, considerato nemico.

QUANDO CROLLA IL REGIME

LO SBARCO DEGLI ALLEATI

L’INTIMO RAPPORTO TRA LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI E LE COSCHE CRIMINALI

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Le attività criminali e gli sprechi della Pubblica Amministrazione non sono mondi separati; anzi, spesso sono collegati da rapporti nascosti e perversi che alimentano il sistema politico.affaristico-criminale.
Di Amato Lamberti

Ogni giorno i giornali riportano la notizia di arresti eccellenti nel mondo delle cosche criminali, di pericolosissimi delinquenti, sempre nella lista dei cento più pericolosi latitanti, finalmente stanati e consegnati alle patrie galere, di sequestri per decine di milioni di euro di beni illecitamente accumulati con i proventi delle attività criminali.

Sugli stessi giornali, sempre tutti i giorni, si parla di sprechi di denaro pubblico nelle pubbliche amministrazioni, di appalti truccati, di opere pubbliche incompiute, di deficit paurosi, come quello della sanità campana. A nessuno viene mai in mente di provare a collegare le due cose, le cosche criminali e il malfunzionamento della pubblica amministrazione. Sono sempre trattati come se fossero mondi separati che non si incontrano e non si incrociano mai.

Questo in Campania, perchè in Puglia, ad esempio, l”inchiesta sugli sprechi nella sanità pubblica subito si è allargata da un lato alla politica e dall”altro alla criminalità organizzata, mettendo in luce collegamenti nascosti e perversi che danno un senso preciso ad operazioni che non si limitano all”appropriazione del pubblico denaro ma investono la stessa governance di un sistema politico-affaristico-criminale.

A Fondi, dove ha sede il più grande Centro Agroalimentare del Mezzogiorno, dopo anni di fatti delittuosi, di intimidazioni, di ferimenti, di omicidi, di denunce di estorsioni continuate, di malversazioni amministrative, si scopre che quella struttura che fattura decine di milioni di euro al giorno è completamente controllata da cosche malavitose organizzate della vicina Campania, i “casalesi” in combutta, o con il consenso attivo, dell”amministrazione comunale di Fondi, sicuramente a livello di funzionari e dirigenti, ma con il concorso anche di alcuni amministratori.

Lo stesso prefetto di Latina è arrivato a chiedere lo scioglimento del Comune di Fondi, sulla base dei rapporti di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, ma non se ne fa nulla per la resistenza di partiti e forze politiche. Quanto a chiudere, sia pure temporaneamente, il Centro Agroalimentare di Fondi, neppure a parlarne viste le dimensioni economiche e l”indotto occupazionale in gioco. Il risultato è che i “casalesi” continuano a farla da padroni grazie ai buoni e proficui collegamenti istituzionali.

Di situazioni dello stesso tipo ne esistono anche in Campania dove i mercati ortofrutticoli, come quelli della carne e del pesce, sono da sempre (ricordate Pascalone “e Nola?) controllati da cosche criminali da tempo passate a livelli imprenditoriali di livello nazionale e anche internazionale, soprattutto per quanto riguarda l”export dai paesi dell”est Europa.

Ma si preferisce ignorare la situazione. Il Comune di Volla è stato sciolto alcuni anni fa per infiltrazioni camorriste relative proprio al Centro Agroalimentare e agli appalti per le forniture e i servizi dello stesso, ma le indagini non si sono allargate al Centro Agroalimentare tanto che si è pensato, da parte di alcuni operatori, che lo scioglimento del Comune di Volla fosse il modo per mettere a tacere indagini che avrebbero potuto allargarsi al Comune capoluogo.

LA RUBRICA

PILLOLE DI “900. SCOPPIA LA II GUERRA MONDIALE

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L”Italia si schiera con la Germania e il Giappone, contro americani, russi, inglesi e francesi. Il Paese versa nella fame e nella desolazione.
Di Ciro Raia

Nel 1941 la Germania di Hitler attacca la Russia di Stalin. Mussolini, senza neppure consultare i suoi ministri, chiede all”alleato nazista l”onore di potere mandare le divisioni del CSIR (Corpo di Spedizione Italiana in Russia) in terra russa. E, contro il parere dello stesso Hitler, che avrebbe preferito quelle forze a presidio del Mediterraneo, ben 60.000 uomini sono spediti nella lontana Russia.

Quando, poi, a seguito dell”attacco di Pearl Harbor (foto), gli Stati Uniti dichiarano guerra al Giappone, il Duce non esita a schierarsi –in un conflitto, ora, veramente mondiale- insieme ai tedeschi ed ai samurai gialli, contro i russi, gli americani, i francesi e gli inglesi. In Africa Orientale, infine, cadono anche le ultime resistenze italiane. Arroccato sull”altopiano dell”Amba Alagi, infatti, Amedeo di Savoia perde l”ultimo presidio italiano. La fame e le malattie sono state più forti degli atti di eroismo dei soldati italiani, che, innumerevoli, sono fatti prigionieri dagli Inglesi.

In Italia si avverte che la guerra sta segnando il progressivo sgretolamento del regime fascista. I comunisti, da parte loro, in attesa dello scossone finale, cominciano a costruire una rete clandestina in grado di mantenere collegamenti ed indirizzare simpatizzanti e dissidenti del fascismo. Da Mosca il capo dei comunisti, Palmiro Togliatti, sotto il nome di Mario Correnti, trasmette alla radio “Discorsi agli Italiani”. L”economia della nazione è a terra. Il debito pubblico svetta fino a 80 miliardi di lire.

Il mercato nero è sempre più prolifico; con la tessera annonaria non si riesce a vivere. La razione giornaliera di pane si è ridotta a meno di 200 grammi a persona! Vengono limitati i consumi elettrici, privati ed industriali, che comportano, questi ultimi, una riduzione dell”orario di lavoro e delle retribuzioni salariali. E, come se non bastasse, l”alleanza con i tedeschi richiede che 200.000 lavoratori italiani siano spediti in Germania a dare man forte nelle fabbriche e nei campi.
Dopo poco meno di un anno, nel 1942, comincia, però, a vacillare l”idillio tra Hitler e Mussolini. Il Duce mal sopporta l”arroganza tedesca e l”inferiorità italiana sui terreni di guerra.

Il paese versa sempre più nella fame e nella desolazione. Ciò nonostante, però, il fascismo riesce ancora a tenere. Nel XXI anno dell”era fascista, infatti, il partito conta quasi 5 milioni di iscritti, di cui circa un terzo sotto le armi. La propaganda di guerra è sempre martellante. I bambini a scuola scrivono lettere al fronte: “Caro papà, uccidi per me gli schifosi inglesi e le truppe dei loro servi coloniali, i plutocrati capitalisti americani e i mostri senza-Dio bolscevichi”.

Sono perse definitivamente le colonie africane. Sul fronte russo si registra una dura sconfitta per le truppe italiane.
Eppure gli eventi della guerra non fermano la vita sociale. I censori fascisti tentano di vietare l”uso del costume da bagno: “Per la pace delle anime dei morti in guerra è necessario evitare di mettere in mostra nudità invereconde”. Ma gli italiani non se ne danno per inteso. Le spiagge, anche nei mesi di guerra, si affollano sempre più; come, d”altra parte, le sale da ballo, nonostante tutti i divieti del regime. E proprio nei locali notturni si costruisce il successo del Quartetto Cetra, di Alberto Rabagliati e del mitico Trio delle Sorelle Lescano. La giovane Nilla Pizzi, poi, vince il concorso delle voci EIAR di Montecatini. Ma è la diciannovenne Alida Valli ad avere un vero trionfo con la canzone “Ma l”amore no” del maestro Giovanni D”Anzi.

Al cinema, nel film “La cena delle beffe”, di Alessandro Blasetti, si vede il primo seno nudo in una pellicola italiana; è quello dell”attrice Clara Calamai. Il regista Vittorio De Sica si impone alla critica ed al pubblico con il film “Teresa Venerdì”, con Anna Magnani. Grande successo anche per il giovane regista Luchino Visconti con il film “Ossessione” e per Mario Soldati col film “Piccolo Mondo Antico”, interpretato dalla giovane rivelazione Alida Valli.

La censura fascista sequestra l”antologia “Americana” di Elio Vittorini, pubblicata dall”editore Valentino Bompiani. Il libro ha il merito di far conoscere agli italiani i nomi e le opere di Faulkner, Steinbeck, Dos Passos. Ma il mondo della cultura italiana è molto florido e saluta la pubblicazione delle opere degli scrittori Dino Buzzati (Il deserto dei Tartari), Romano Bilenchi (Conservatorio di Santa Teresa), Guido Piovene (Lettere di una novizia), Vitaliano Brancati (Don Giovanni in Sicilia).

Nemmeno il mondo dello sport si ferma: l”Ambrosiana Inter, il Bologna, la Roma ed il Torino trionfano, rispettivamente nel campionati di calcio dal 1939-40 al 1942-43. E proprio il 10 giugno 1940, il giorno dell”entrata in guerra dell”Italia, un giovanissimo corridore, Fausto Coppi, vince il XXVIII giro ciclistico d”Italia.

ANTOLOGIA

SANITÁ REGIONALE: ASL E INFILTRAZIONI CAMORRISTE

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Quella della Campania sembra davvero “L”onorata sanità”. I conti sono saltati non solo per cattiva gestione ma anche per lo strettissimo connubio politica-camorra.
Di Amato Lamberti

Il governo ha deciso di commissariale la gestione della sanità in Campania. La spesa è fuori controllo e condiziona l”intero bilancio regionale. Il deficit annuale sfiora il miliardo di euro e i piani di rientro non riescono a prevedere più di 200 milioni di euro di risparmio, naturalmente tutti sulla carta.

Sembrerebbe trattarsi solo di un problema di malagestione delle strutture e dell”assistenza sanitaria che una oculata “governance” potrebbe anche in breve tempo risolvere. Chiunque lavori in una struttura ospedaliera sa bene che oltre agli sprechi ci sono ben altri problemi. Certo gli sprechi sono tanti, a cominciare dal rigonfiamento esagerato del comparto amministrativo e tecnico-gestionale, responsabile, inoltre, della dilatazione dei tempi di applicazione operativa oltre che della moltiplicazione dei passaggi burocratici. Ma i problemi sono anche altri.

Le indagini della magistratura su diverse ASL e Aziende ospedaliere, oltre al provvedimento di scioglimento della ASL 4, di cui abbiamo già parlato in questa rubrica (VEDI), hanno messo in evidenza almeno due situazioni ricorrenti, starei per dire strutturali.
La prima: gli appalti di manutenzione ordinaria e straordinaria sono pilotati da professionisti interni all”amministrazione in diretto collegamento con la dirigenza e con la protezione politica cui fanno riferimento e servono sempre a fare cash per i soggetti che governano, a far lavorare imprese amiche oltre a professionisti e tecnici di fiducia, a distribuire occupazione sul territorio dimostrando anche l”utilità di un collegamento politico con chi è in grado di dare risposte alle “esigenze” di individui e imprese.

La seconda: le forniture alle ASL e alle Aziende ospedaliere sono quasi sempre appannaggio di società con forti collegamenti con le cosche malavitose locali e con gli amministratori locali, che operano quasi in regime di monopolio in ciascuna situazione, visto che forniscono per decenni, e che impongono prezzi spesso esagerati rispetto al mercato. Non si tratta di un segmento di spesa irrilevante perchè le forniture riguardano la carne, il pesce, la pasta, i pelati, il riso, gli ortaggi, la frutta, ma anche le scope, la carta igienica, i detersivi, le siringhe monouso, l”ovatta, le garze, i bisturi usa e getta, il filo di sutura, ecc., ecc.

Alle forniture vanno aggiunti i servizi, di pulizia, di guardiania, di bar e ristorazione, ecc., anche essi appannaggio di società ed imprese spesso direttamente controllate da personaggi di grande spessore criminale.
In qualche ospedale dell”agro nocerino l”appalto per la gestione del bar interno veniva deciso con il metodo della eliminazione violenta del concorrente.
Uno dei problemi che l”assegnazione degli appalti di fornitura ad imprese gestite da malavitosi comporta è che le stesse, con l”accordo di tutte le parti, sono gonfiate a dismisura dando vita ad una circolazione di tangenti che spesso assorbe la maggior parte della spesa. Questi sprechi sono reali ma non sono visibili, almeno a livello di documentazione amministrativa.

Un ulteriore elemento da prendere in considerazione sono le cliniche private. Desta meraviglia, ma non so se sia una specificità campana, il numero elevato di cliniche e strutture private di proprietà di politici e amministratori locali, sempre impiantate dopo il raggiungimento di ruoli e posizioni politiche e/o amministrative. Ma sono numerose anche le cliniche e le strutture private direttamente controllate da personaggi di spicco della malavita organizzata, come dimostrano alcune indagini della magistratura. In entrambi i casi, la spiegazione potrebbe essere quella della permeabilità, in termini politici e amministrativi, di un sistema, quello sanitario, che permette una notevole accumulazione di profitti anche per l”assenza di controlli non limitati alla documentazione delle spese sostenute.

Viene il dubbio che per risanare la spesa sanitaria più che il commissariamento della Regione sarebbe stato utile lo scioglimento di tutte le ASL per infiltrazioni camorriste. Si sarebbero presi tre piccioni con una sola fava: il risanamento dei conti; la riappropriazione da parte dello Stato di un settore così importante per la salute dei cittadini; l”eliminazione dalla scena politica e professionale di amministratori pubblici e professionisti collusi con la camorra.

LA RUBRICA

10 GIUGNO 1940. L’ITALIA IN GUERRA CONTRO FRANCIA E INGHILTERRA

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Pur consapevole dei limitati mezzi dell”esercito, Mussolini entra in guerra a fianco della Germania di Hitler.
Di Ciro Raia

Pur stretta nella morsa dei tanti vincoli e dei tanti patti sottoscritti, il 19 settembre 1939 l”Italia proclama lo stato di non belligeranza, di non intervento in guerra. Mussolini, in altre parole, pur confermando l”alleanza del Patto d”Acciaio con la Germania, rimanda il sostegno militare. La decisione del Duce riscuote il plauso di Pio XII e di tutti quelli che intendono evitare una catastrofe all”umanità.

In verità, la decisione del Duce è dettata da ben altri motivi: l”impreparazione dell”esercito italiano, l”insufficienza delle risorse industriali, il mancato rispetto di un accordo segreto, che prevede il rinvio della guerra di almeno tre anni. E, poi, di fondo, la predisposizione negativa degli italiani –specialmente degli operai- all”intervento bellico oltre ad uno strisciante sentimento antitedesco, che non è estraneo nemmeno al re, il quale appare interessato solo al ruolo che avrebbe potuto avere la sua famiglia nel conflitto, in particolare il principe Umberto, per il quale sogna un prestigioso posto di comando.

Nella primavera del 1940, però, il Duce convintosi che la guerra scatenata da Hitler si possa concludere in poco tempo, porta l”Italia al massacro. Egli teme, infatti, di perdere il confronto col dittatore tedesco; ma è anche sicuro che è un”operazione strategicamente importante: consente di poter avere un peso nelle trattative future. Non a caso, cinicamente, Badoglio dichiara: “Abbiamo bisogno di qualche migliaia di morti, per poterci sedere al tavolo della pace!”.

Il 10 giugno 1940, da un balcone di Palazzo Venezia, rivolgendosi ad una folla oceanica, Mussolini dichiara ufficialmente guerra alla Francia ed all”Inghilterra:

“Un”ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. È l”ora delle decisioni irrevocabili. Questa lotta gigantesca è la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori, che detengono il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l”oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto. L”Italia proletaria e fascista è per la terza volta in piedi, forte, fiera, e compatta come non mai. La parola d”ordine è una sola, categorica ed impegnativa per tutti; essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all”Oceano Indiano. Vincere!..Popolo italiano: corri alle armi e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!”.

Alcuni informatori commentano: “È mancato totalmente l”entusiasmo. Vi era su tutti i visi un”aria grave, applausi pochissimi, solo studenti e qualche gruppo rionale cercava ogni tanto di far salire un po” l”atmosfera:Molte donne piangevano e, alla fine, si è notata larga affluenza nelle Chiese”.

La guerra, però, non va bene per l”Italia. Le truppe sono mal condotte e male attrezzate: hanno in dotazione fucili modello 1891, vecchi di 50 anni; pezzi di artiglieria risalenti alla prima guerra mondiale; autocarri insufficienti; carri armati dalle corazze sottili (le cosiddette “catole di sardine”) del peso di 3 tonnellate ciascuno, contro le 20 tonnellate di ogni mezzo inglese. Inutile e dannosa appare il tentativo di penetrare nel territorio francese. Anche sul fronte greco, ad onta di quanto promesso dal Duce: “Spezzeremo le reni alla Grecia”, le cose non vanno meglio e l”azione bellica si trascina stancamente fino al 1941.

In Africa, poi, gli italiani sono in completa balia degli Inglesi. L”armata tricolore perde le città di Sidi el Barrani, Bardia, Tobruk e lascia nelle mani delle forze britanniche la bellezza di oltre 130.000 prigionieri!
In Italia, sgombra dai campi di battaglia, si soffre ugualmente. Chi non è al fronte, infatti, è impegnato nella lotta alla sopravvivenza, perchè scarseggiano generi di prima necessità, si razionano viveri, non si trovano capi d”abbigliamento. Impazza il mercato nero, che permette di trovare, per esempio, i fagioli a 20 lire al chilo (prezzo ufficiale: 5,24 lire) e l”olio a 80 lire al litro (prezzo ufficiale: 14 lire). Ogni famiglia è dotata di una carta annonaria mensile: serve per ritirare, in quantità stabilite, i viveri, i vestiti, le scarpe.

Agli sposi è concesso un supplemento di tessera per il corredo. Ad ogni persona si riconosce il diritto a mezzo chilo di zucchero e 400 grammi di caffè al mese, 200 grammi di pane nero al giorno, 70 grammi di burro al mese e 2 chilogrammi tra pasta, farina e riso. Il resto è tutto surrogato. Il cioccolato è sostituito dalla farina di castagne, il tè dal karkadè; alla maglia di lana –indossata dai soldati al fronte- si sostituisce una pettorina di flanella imbottita di strati di giornali. Ritorna l”antico baratto. Molti contadini, infatti, più che portare i prodotti all”ammasso pubblico e ricavare poche lire svalutate, preferiscono scambiare la propria merce con vestiti, scarpe, oggetti d”oro.

Per un momento pare che nel Duce ritorni lo spirito del vecchio socialista rivoluzionario. Nel settembre del 1941, infatti, in pieno Consiglio dei Ministri, a proposito della tessera annonaria, Mussolini dichiara: “Nessuno pensi che la tessera annonaria sarà abolita alla fine della guerra. Essa durerà finchè esisterò. Perchè così i vari Agnelli e Donegani mangeranno come il loro ultimo operaio”.
Le autorità fasciste, per far fronte alla crisi agricola e finanziaria, lanciano l”idea degli orti di guerra, l”utilizzazione, cioè, di ogni spazio possibile per seminare grano o piantare patate.

La trovata –di chiara matrice propagandistica- trasforma, così, in piccoli orti il parco di Villa Borghese e i Fori Imperiali a Roma, il parco Sempione ed il sagrato del Duomo a Milano.
Ovunque, poi, si provano i rifugi antiaerei; di sera suona l”allarme e si lasciano le abitazioni. Vige il coprifuoco: niente luci accese e carta azzurra alle finestre!

É QUESTIONE MERIDIONALE PIÙ CHE MAI

Gli ultimi dati Svimez sull”economia del Sud Italia ci dicono che la crisi meridionale è talmente grave che perfino gli stranieri preferiscono tenersi alla larga.
Di don Aniello Tortora

Crisi dell”industria, disoccupazione in crescita, calo dei consumi, pochi investimenti.
La recessione economica sta investendo il Mezzogiorno italiano che ormai da sette anni consecutivi cresce meno del Nord, un fatto mai avvenuto dal dopoguerra a oggi.

Questi i principali dati che emergono dal rapporto sull”economia del Sud italiano della Svimez (associazione per lo sviluppo dell”industria nel mezzogiorno), che parla di “un Paese spaccato in due sul fronte migratorio: a un centro Nord che attira e smista flussi al suo interno corrisponde un Sud che espelle giovani e manodopera senza rimpiazzarla con pensionati, stranieri o individui provenienti da altre regioni”.

Gli effetti della crisi sono stati particolarmente pesanti al sud nel settore industriale, che ha visto un calo del pil del 3,8 %, mentre le produzioni manifatturiere hanno segnato un calo di oltre il sei per cento.
Il meridione è un”area da cui si continua ad emigrare, dove crescono gli anziani ma non arrivano gli stranieri, dove esistono le realtà economiche eccellenti che però non si trasformano in sistema nè si intercettano stabilmente investitori e turisti stranieri.

Complessivamente, nel 2008 il prodotto interno lordo (pil) del sud ha registrato un calo dell”1,1, con una minima percentuale di differenza rispetto al centro Nord.
Sempre secondo i dati della Svimez, in poco più di dieci anni, tra il 1977 e il 2008, circa 700.000 persone hanno abbandonato il mezzogiorno.
“L”attuale mix di crisi economica e delegittimazione politica che il sud sta attraversando – si legge nel rapporto – pone ad alto rischio la possibilità di completare la transizione verso un”economia più competitiva e allo stesso tempo indebolisce qualsiasi prospettiva di ripresa nel sistema nazionale”.

Al contrario “occorre essere consapevoli che un progetto nazionale per la crescita del mezzogiorno e per la valorizzazione delle sue potenzialità dipenderà in larga parte dal sostegno che una rinnovata azione pubblica (europea, nazionale e delle Regioni) saprà fornire al sistema delle imprese e alle famiglie attraverso le politiche anticongiunturali sia attraverso politiche strutturali di crescita e coesione nel campo delle infrastrutture, dell”innovazione e ricerca e per lo sviluppo dell”industria”.
Ma la crisi del Mezzogiorno è anche una crisi di fiducia, soprattutto sul fronte bancario.

Dal 2004 al 2006 il 9,3 % delle imprese meridionali ha lamentato difficoltà nell”accesso al credito contro il 3,8 % del nord. Dal 2007 al 2008, inoltre, il tasso di crescita annua dei prestiti alle imprese è crollato al sud dal 14,9 al 7,9 %. Tra il 1990 e il 2001 il numero di banche presenti nell”area si è ridotto del 46 % contro il 20 % del centro Nord.
Il numero di banche meridionali indipendenti è crollato da cento del 1990 a sedici del 2004 e negli stessi anni le banche di credito cooperativo si sono più che dimezzate passando da 213 a 111.
Resta forte la dipendenza del sistema bancario meridionale dal Nord.

Un altro problema aperto è quello della pubblica amministrazione: lo Stato nel Mezzogiorno italiano resta ancora debole. A tal proposito, una riforma efficiente “permetterebbe, come accaduto nelle esperienze straniere di maggior successo, di rimettere in circolo riserve di produttività comprese da dispositivi normativi e dal conformismo dei comportamenti burocratici”.

Come si può ben vedere il divario Nord-Sud si allarga sempre di più. Ormai ci sono due Italie, che viaggiano su binari paralleli, che sembrano non potersi incontrare mai.

Questi dati devono farci riflettere, tutti.
I cittadini del sud, devono essere protagonisti del proprio sviluppo, superando la semplice lamentazione e la rassegnazione, vero cancro, insieme alla criminalità organizzata, della società meridionale.
I politici tutti, ma particolarmente quelli del sud, devono proporre con forza la “questione meridionale” alla nazione tutta. Non cresceremo se non insieme!
La Chiesa
, deve continuare a fare, ma con più forza, la sua parte di ANNUNCIO-DENUNCIA-RINUNCIA.
Solo così, ma dobbiamo crederci tutti, organizzeremo la Speranza per il nostro Meridione e, particolarmente, per i nostri giovani.

LA CAMORRA NON É SOLO VIOLENZA

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La camorra non è solo violenza. In realtà, essa ha diversi livelli e quello meno in luce e più inquietante riguarda le imprese che lavorano grazie ad appalti e fondi pubblici.
Di Amato Lamberti

Nelle due ultime settimane, giugno-luglio 2009, sono stati arrestati un centinaio di “camorristi” appartenenti al clan dei “casalesi” ma anche ad altri clan operanti nella città di Napoli, come il clan Sarno. Quello che sicuramente avrà colpito di più i lettori dei giornali è l”entità dei sequestri di beni immobili ed imprese effettuati che ammontano a centinaia di milioni di euro. L”impressione è che, nella più totale disattenzione, si sia imposto in Campania un nuovo ceto di imprenditori proveniente direttamente dalle fila del crimine organizzato.

Una evidenza che sorprende l”opinione pubblica ma che resta senza spiegazioni a livello di organi di informazione che si limitano a parlare di operazioni di investimento dei capitali illecitamente accumulati. Le cose però non sono così semplici.

Della “camorra”, scrivevo già nel 1983, bisognerebbe cominciare a parlare liberandosi degli stereotipi della pubblicistica, soprattutto giornalistica e letteraria, che riducono il fenomeno ad una sola delle sue dimensioni, quella criminale, del “controllo” violento del territorio e dei mercati illegali, ignorando, praticamente del tutto, l”aspirazione costante al “governo” del territorio e della sua economia e, in particolare, al controllo dei flussi della spesa pubblica, realizzato attraverso il condizionamento e la corruzione delle pubbliche amministrazioni.

Sarebbe, cioè, necessario, a mio avviso, distinguere due diverse forme di criminalità che spesso sono genericamente accomunate sotto l”etichetta della criminalità organizzata di tipo mafioso: la criminalità che nasce dall”ampia area dell”economia dell”illegalità e da quella più ristretta dell”economia della violenza; e, la criminalità che si caratterizza per il controllo sulla spesa pubblica e per un potere economico fortemente intrecciato col potere politico e che usa la presenza della criminalità organizzata di tipo predatorio, in determinati territori, per ottenere credibilità e legittimazione, senza tuttavia identificarsi con essa.

Non si tratta, quindi, soltanto, di assumere che il crimine organizzato sia contemporaneamente impegnato in attività sia illegali che legali, quanto, piuttosto, di prendere atto che si tratta di livelli criminali da tenere distinti, anche quando si intrecciano in nodi apparentemente inestricabili, e, soprattutto, che il controllo delle pubbliche amministrazioni è essenziale per le organizzazioni criminali:

a) per realizzare quella che si potrebbe definire una signoria politica sulla comunità;
b) per appropriarsi del governo dell”amministrazione, della gestione dei fondi pubblici che transitano attraverso l”Ente, e di tutte le opportunità in termini di autorizzazioni, benefici, assunzioni, opportunità di vita e di impresa, che dipendono direttamente dall”amministrazione stessa;
c) per realizzare quella accumulazione di denaro, di credibilità, di “capitale sociale”, che permette alle “imprese- criminali” di installarsi a pieno titolo, e di operare, con tutte le credenziali necessarie, nel mercato legale.

In altre parole, la mia tesi è che l”accumulazione originaria, per le organizzazioni criminali che puntano all”ingresso nell”economia legale e alla legittimazione sociale, non avviene attraverso il controllo di traffici criminali e l”investimento dei ricavi in imprese “legali”, ma, invece, attraverso il controllo “politico” delle pubbliche amministrazioni e la gestione dei fondi pubblici a favore di imprese, sia direttamente collegate all”organizzazione, che partecipate da membri autorevoli dell”organizzazione.

Tanto è vero che le organizzazioni attive solo a livello criminale, in particolare quelle che controllano il mercato della droga, pur realizzando accumulazione di denaro di una qualche consistenza (ma infinitamente inferiore alla cifre accreditate da polizia, carabinieri e magistratura, oltre che dalla stampa) non sono mai presenti sul mercato imprenditoriale, pubblico e privato, e, al massimo, realizzano investimenti nel settore immobiliare e in quello della distribuzione commerciale.

Sono questi gli investimenti più facili da individuare e colpire, ma l”azione di contrasto alla criminalità camorrista potrà dirsi efficace solo quando riuscirà a portare alla luce le imprese e gli investimenti “a partecipazione mafiosa”, vale a dire quelle imprese che vivono della capacità di accesso costante ai fondi pubblici e agli appalti delle pubbliche amministrazioni con la partecipazione diretta, anche a volte nella struttura societaria, di quei soggetti che dovrebbero garantire regole e trasparenza: vale a dire politici e amministratori locali.

LABORATORIO IN VACANZA: FORZATA

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La composizione e la scomposizione delle parole: ovvero l”anagramma.

La crisi economica di questo anno corrente 2009, che per le sue dimensioni, pressochè planetarie, e per la sua gravità è destinata ad affiancare, se non a soppiantare, sul piano antonomastico, quella del 1929, approda come un malefico vascello fantasma ovunque e ora anche al nostro Laboratorio.

Il buon Luigi, il custode, andrà in ferie lunedì, 28 luglio, e la Direzione ha deciso di non sostituirlo con un supplente, come ha fatto negli ultimi due anni, allo scopo di tenere aperto il Laboratorio e soprattutto l”annessa Biblioteca e permettere a coloro che volontariamente o forzatamente sono costretti a rimanere in città di poterne usufruire. Purtroppo i fondi non bastano, dopo la deplorevole decurtazione del finanziamento che è stata decretata dagli Enti preposti, a livello regionale e nazionale.

Perciò il Laboratorio chiuderà venerdì, 24 p.v. e riaprirà il primo settembre. Qualcuno paventa una chiusura ancora più lunga, se Luigi, notoriamente epatopatico, chiederà di prolungare, come ogni anno, le sue ferie per un necessario e salutare soggiorno a Chianciano.
Anche il dottorino è in partenza, è arrivato di buonora per un saluto. Con un gruppo di amici ha scelto la Grecia, quindici giorni ad Atene e solo ad Atene, per vedere con la dovuta calma tutto quello che c”è da vedere di artistico, antico e moderno, e anche per conoscere (e vivere) la città di oggi. Lo muove pure il desiderio di fare esperienza del greco moderno e avviare così uno studio comparativo tra lingua antica e lingua parlata.

“A proposito di quanto dicevamo l”altro giorno, – chiede al prof. Carlo A. che ha appena finito di dare uno sguardo al giornale ed ha segnato su un foglietto i due o tre articoli che ha intenzione di leggere per intero – ossia dell”anagramma, si può considerare tale anche quello sillabico?”
“Certo, perchè no? Si tratta sempre di una operazione di scomposizione e ricomposizione di una parola, invece che in lettere in sillabe. Intanto debbo fare una rettifica di un errore che commisi proprio l”altro giorno. Il nome della Zamponi (l”autrice de “I Draghi locopei”, anagramma di “I giochi di parole, Ed. Einaudi, 1986) non è Elisa, bensì Ersilia. Si è trattato di un “lapsus linguae” oltre che “memoriae”, causato dalla omofonia allitterativa delle due parole (la presenza in esse degli stessi fonemi all”inizio e all”interno).
Da notare anche che proprio queste offrono un esempio di anagramma sillabico (lo scambio di posto delle sillabe –li- e –sa- con –si- e –l(i)a-) imperfetto (le lettere del nome Ersilia sono di più rispetto a quelle di Elisa), che può chiamarsi anche metatesi naturale:”

“Naturale in che senso?”
“Nel senso di involontario:.a volte capita che nel parlare si tende a modificare le parole per facilitarne o rendere più eufonica la pronuncia: considera i fenomeni di elisione, troncamento, protesi e simili :.pensa anche ad alcune modifiche nel nostro dialetto:il fenomeno di rotacizzazione (la “d” che diventa “r”: da “dummenica” a “rummenica”), di palatalizzazione (la labiodentale “f” che diventa “sci”: da “fianco” a “scianco”; da “fiore” a “sciore”; o anche la doppia sibilante “ss” che diventa “sci”: da “cassa” a “cascia”). Invece altre modifiche sono volontarie ed arbitrarie. Sono quelle che si attivano con i giochi linguistici:”

Il prof. si interrompe. Ha notato che il dottorino ha guardato l”orologio e si è alzato. Capisce che ha premura di andar via.
“Ma di questo parleremo la prossima volta:” – soggiunge.
“Debbo proprio andare – si scusa il dottorino – Vorrei prendere in prestito un libro dalla biblioteca da portare in viaggio:mi può consigliare?”
” Due libri di piccolo formato, proprio:da viaggio, da ficcare, sarebbe il caso di dire da inzeppare in un angolino del tuo zaino che, immagino, già pieno zeppo (=zeppato)”.

Uno, quasi “palmare”, di Alberto Arbasino, “La vita bassa”, edito l”anno scorso nella “Biblioteca minima di Adelphi, l”altro di Stefano Bartezzaghi, “L”elmo di Don Chisciotte/ Contro la mitologia della creatività”, uscito fresco fresco da qualche mese nella collana “Saggi tascabili” di Laterza. Credo possano accompagnarti in modo discreto, piacevole e: intelligente”.
“Grazie, professore, arrivederci e buone vacanze!”
“Buone vacanze anche a te!”.