La richiesta di sciogliere il Comune di Fondi era stata avviata dal prefetto di Latina dopo che la Commissione di accesso agli atti aveva evidenziato il forte condizionamento criminale.
Di Amato Lamberti
La decisione del Consiglio dei ministri di non procedere allo scioglimento del Comune di Fondi, per sospetti di infiltrazione mafiosa nell”amministrazione comunale, con la motivazione che nessun procedimento giudiziario è stato ancora aperto dalla magistratura nei confronti di amministratori e consiglieri dello stesso Comune, è passata sotto silenzio da parte della stampa.
Praticamente nessuno sembra essersi reso conto che si tratta di una decisione che costituisce un precedente che potrebbe anche configurare l”accantonamento definitivo di una legge importantissima, la quale permetteva al Prefetto di avviare una ricognizione, ad opera di una commissione di funzionari di prefettura, di tutti gli atti deliberativi di una amministrazione pubblica, per verificare l”esistenza o meno di forme di coinvolgimento delle criminalità organizzata nei processi decisionali della stessa amministrazione.
I risultati di questo lavoro di ricognizione degli atti prodotti dall”amministrazione sotto esame venivano poi esaminati per verificare la sussistenza di ipotesi di infiltrazione e condizionamento mafioso e procedere, ove queste ipotesi fossero confermate, alla richiesta di scioglimento da parte del Ministro dell”Interno e della Presidenza del Consiglio. Nel caso del Comune di Fondi (nella foto la sede del Consiglio comunale, ndr), la commissione di accesso agli atti aveva completato il lavoro e la documentazione prodotta presentava una situazione di condizionamento criminale tale da convincere il prefetto di Latina ad avviare richiesta di scioglimento.
Normalmente gli atti della commissione d”accesso vengono inviati anche alla magistratura ma la decisione di scioglimento, in quanto misura di contrasto alla criminalità organizzata, ha tempi immediati di esecuzione, proprio per rompere il più rapidamente possibile una situazione insopportabile per ogni coscienza democratica. L”importanza della legge sullo scioglimento delle pubbliche amministrazioni per infiltrazione e coinvolgimento della criminalità mafiosa riposa sul fatto di stabilire che la pericolosità della mafia risiede soprattutto nella capacità di appropriarsi di funzioni proprie dello Stato, a cominciare dalla amministrazione della vita di comunità e di territori attraverso il controllo delle amministrazioni locali.
Da tempo tutti i partiti politici, nessuno escluso, facevano pressioni per ottenere modifiche sostanziali ad una legge accusata di dare valore di prova anche a sospetti, rapporti di parentela e di frequentazione, cointeressenze in affari. Una legge che aveva messo a nudo sia l”incapacità dei partiti di operare una selezione degli amministratori locali e sia gli stretti rapporti che, in determinate situazioni, si realizzano tra politica e mafia in ordine all”appropriazione dei fondi pubblici e alla realizzazione di investimenti speculativi. Proprio per queste ragioni, nel momento che colpiva amministrazioni governate da tutti i partiti politici, da anni si premeva per una modifica sostanziale della legge.
Con la decisione adottata dall”ultimo Consiglio dei Ministri si è raggiunto il risultato di mettere una pietra tombale sulla legge perchè non si capisce come la Magistratura possa prendere decisioni senza essere a conoscenza dei fatti evidenziati dalla commissione di accesso agli atti. Atti che sarebbero inviati alla Magistratura solo dopo la pubblicazione del decreto di scioglimento da parte del Ministro dell”Interno. Fino alla pubblicazione del decreto gli atti restano secretati. Un escamotage, quello adottato da Berlusconi, frutto di una mente diabolica e ci piacerebbe veramente conoscere la persona a cui appartiene.
(Fonte foto: Rete Internet)

