AVATAR, OVVERO IL CONTRARIO DI TUTTO. E ALLORA: AUGURI GELMINI!

0

Avatar è una lettura trasformata della realtà che cambiamo a seconda della convenienza. Rasenta l”opportunismo ma è più sottile; è “dicere che Dio nun è Dio!”

Caro Direttore,
prima della visione del film (dopo avere assistito alla proiezione è diventato di più facile comprensione) mi sono chiesto il significato della parola sanscrita “avatar”. Ho appreso che, originariamente, significava “discesa in terra” e, successivamente, nella naturale evoluzione della lingua, è divenuta sinonimo di “trasformazione”, “ripresentazione”. Mi sono posto questo interrogativo, cercando di dare risposte alla naturale curiosità che mi connota nel cercare di capire fatti, persone e, ovviamente, parole che mi circondano.

Frequentando, per la mia attività professionale, il mondo dei giovani, non volevo, infatti, farmi trovare impreparato e incompetente così come lo fui nell”ascoltare, per esempio, neologismi (?) quali “sclerare” (star fuori di testa per la rabbia), “darsi un fiocco” (baciarsi con la lingua), “flasshare” (immaginarsi qualcosa), “pisciare” (andarsene, lasciarsi).
Dunque, avatar è una ripresentazione, una lettura trasformata e contaminata della realtà. È, forse, la descrizione di un nostro modo di vivere e di intendere la realtà, che, a secondo dello spirar del vento, il bianco lo fa diventare nero (e viceversa) o, come diceva un vecchio e saggio contadino di mia conoscenza, “è cazzo “e dicere che Dio nun è Dio!”.

Non si riesce a ben capire se abbiamo finto prima o dopo, se (quando e perchè) abbiamo creduto in una cosa o in una persona e poi l”abbiamo abiurata, se tutto è avvenuto per convenienza, superficialità, ignoranza o costume mentale. “Tutti viviamo, in maniera parziale ma permanente, subendo l”inganno oppure praticandolo, raccontando soltanto una parte, nascondendo un”altra parte e mai le stesse parti alle diverse persone che ci circondano.”, (Javier Marìas, “Domani nella battaglia pensa a me”, Einaudi, 1998).

Caro Direttore, l”ingiuria del tempo, che inesorabilmente passa, non mi ammorbidisce, anzi! Forse, come tutti, in talune situazioni pratico anch”io l”inganno (chi è senza peccato, scagli la prima pietra!), ma, sino all”ultimo rantolo, non sono disposto ad ingannarmi nè a farmi ingannare. Credo di avere avuti –senza presunzione alcuna- buoni maestri sia ingannatori che iningannabili. Perciò, non posso accettare che cambino i giudizi, le posizioni, gli sguardi lunghi. Certo, ogni cosa è soggetta a revisione ed ogni revisione, se correttamente suffragata da pezze d”appoggio, aiuta a capire meglio, ad approfondire, a riconsiderare (non per comodo), a risintonizzarsi. Insomma, una specie di resettaggio dopo l”attacco di ignominiosi ed ignobili hacker!

Però, creare avatar (specie simbolici) dovrebbe essere difficile e, invece, è esercizio quotidiano. Così avviene che tutto ciò che ci può dare un vantaggio costituisca un merito. Se amministratori incapaci (ma anche ladri) ci favoriscono, invochiamo per essi la ragion di Stato. Se, per convenienza, dobbiamo rivedere una nostra posizione, ci inventiamo il contesto, il retroterra culturale, il disagio della scelta, il travaglio psicologico, gli schemi dell”epoca, la tradizione, la consuetudine e non so quante altre cose.

La delimitazione dei confini del Parco del Vesuvio è stata, in principio, una intelligente intuizione per la salvaguardia e la conservazione dell”ambiente; ma è diventata, in seguito, una iattura per la popolazione che l”ha subita. Il varo della legge regionale per il divieto di costruire nella “zona rossa” (quella a rischio sismico e vulcanico) è stata, in principio, una norma di grande spessore civile; ma è stata trasformata, in seguito, in una norma fallimentare, che “ha impedito a poveri cittadini di ricorrere alla possibilità di non essere sradicati dalla propria terra” (e, magari, di morirci anche).

Il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, è stato salutato, in principio, come uno dei politici ed amministratori tra i più accorti, intelligenti e progressisti; in seguito, invece, è stato additato come uno che delle istituzioni ne ha fatto un feudo, come uno di cui bisogna sbarazzarsi subito, quasi puzzi o abbia la rogna. E si potrebbe continuare con sindaci-mito diventati sindaci-spazzatura, con educatori diventati corruttori, con fascisti diventati comunisti (sì lo so, non esistono più nè gli uni nè gli altri, ma è un modo di dire!), con militanti di sinistra diventati militanti di destra, con i convinti assertori delle primarie per la scelta dei candidati (già precedentemente scelti dalle oligarchie di partito) diventati ancor più convinti assertori dell”inutilità delle primarie, intese come una burla, una prestidigitazione, come il fare uscire un coniglio dal cilindro o esser capaci di riconoscere l”asso di cuore in un mazzo di 56 carte!

Dopo che il ministro leghista dell”Interno, Roberto Maroni, è stato nel casertano, il responsabile dell”ufficio scolastico di quella città –su indicazione della Prefettura- ha ritenuto doveroso emanare una circolare, indirizzata a tutte le scuole della provincia e volta ad avere dati “sulla presenza degli alunni stranieri e sulla dispersione scolastica”. Un vero censimento sugli studenti stranieri di recente immigrazione (ultimi tre anni), su quelli di seconda generazione, sui comunitari e sui nomadi. Vuoi vedere che si tratta dell”istruttoria per l”applicazione del famoso o famigerato tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi?

“Muore ignominiosamente la Repubblica./ Ignominiosamente la spiano/ i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti./ Arrotano ignominiosamente il becco i corvi nella stanza accanto./ Ignominiosamente si azzuffano tra di loro i suoi sciacalli./ Tutto accade ignominiosamente, tutto/ meno la morte medesima –cerco di farmi intendere-/ dinanzi a non so che tribunale/ di che sognata equità. E l”udienza è tolta”, (Mario Luzi, in “Al fuoco della controversia”, Garzanti, 1978).

Caro Direttore, mi chiedi, in questo caso, qual è l”eventuale quanto possibile avatar? Penso possa essere individuato nella contraddizione dei pensieri e delle parole, nelle mode contrastanti, nei lager dei comportamenti, nel gioco degli opposti: la solidarietà e l”egoismo; gli stranieri siamo noi e abbasso gli stranieri; il terzo tempo nelle partite di calcio e i cori contro Balotelli; il papa Karol Wojtyla ed il vescovo Richard Williamson; “Vorrei la pelle nera” e “La terra dei cachi”.

Direttore, a mezzanotte di venerdì scorso, davanti al sindaco di Sirmione (“Paene insularum insularumque, ocelle”, Catullo, XXXI), si è sposata Mariastella Gelmini, Ministro della Pubblica Istruzione. Verrebbe facile dire che “chiù nera d”a mezanotte nun po” venì!”. Ma, forse, nei giorni delle simulazioni, degli sfarzi, delle ipocrisie, sarebbe stato desiderio di molti indirizzarle un messaggio-avatar: “a te, xke cmq tvb”.
(Fonte foto: Rete Internet)

IL PROBLEMA DEI RIFIUTI NON É STATO RISOLTO

0

La questione è scomparsa da TV e giornali, ma esiste e continua a provocare danni. Occorre chiarezza sulla Tarsu e decidere già da ora, e in modo definitivo, che a Terzigno non va aperta nessuna discarica.
Di Amato Lamberti

Di rifiuti non si parla più. Il problema sembra scomparso dalla Campania. In realtà è solo scomparso da giornali e televisioni, ma questo basta, nell”epoca di “second life”, o, se volete, di “Avatar”, per cancellare dall”agenda istituzionale la questione che ha caratterizzato gli ultimi tre o quattro anni di dibattito politico.

Naturalmente, restano tutti i problemi, a cominciare da quello dei rifiuti sversati illegalmente per le strade e le campagne, per finire alla raccolta differenziata che non decolla, alle discariche aperte e da aprire anche nelle aree a forte tutela ambientale, all”utilizzo di un termovalorizzatore blindato nel suo funzionamento per cui non si riesce nemmeno a sapere la quantità di rifiuti trattati e la composizione delle ceneri che comunque si prevede di smaltire nella discarica di Terzigno. Se ne continua a parlare solo perchè la Tarsu, la tassa per lo smaltimento rifiuti, ha raggiunto livelli impensabili e del tutto ingiustificati per i cittadini.

Non per gli amministratori che usano la tassa sui rifiuti per mettere le mani nelle tasche dei cittadini, e quindi aumentare le tasse, senza farsene accorgere, proprio come provetti borseggiatori. Naturalmente la giustificazione è che la legge impone di coprire al 100 % le spese del servizio, ma a parte il fatto che si potrebbe lavorare sulla riduzione dei costi, utilizzando meglio il personale e recuperando soldi dal conferimento delle frazioni differenziate (a proposito che fine fanno, visto che nei bilanci non compaiono?), qualcuno deve spiegare come mai con i soldi della Tarsu si fanno anche altre cose, le più diverse, dall”illuminazione stradale, ai marciapiedi, a lavori stradali di somma urgenza.

L”impressione, anzi la certezza, è che la Tarsu venga impiegata come fondo strategico di riserva dalle amministrazioni comunali per affrontare situazioni che richiedono pronta disponibilità di denaro in cassa. Si comprende così anche la reazione di tutti i sindaci a trasferire la riscossione della Tarsu all”amministrazione provinciale cui sono passate, finito il commissariamento, le competenze del piano rifiuti. Ma il problema, che non può essere lasciato galleggiare nel vuoto mediatico in attesa della sua riesplosione per una qualsiasi ragione anche casuale, resta quello dei rifiuti perchè nessuno può affermare che sia stato chiuso il ciclo integrato della raccolta e smaltimento rifiuti.

Innanzitutto resta aperta il problema delle discariche di Terzigno, nel cuore del Parco del Vesuvio, in una zona densamente abitata, tra coltivazioni agricole di grande qualità che rischiano oltre all”immagine anche la sopravvivenza, con investimenti nel settore turistico, in ripresa dopo la riapertura della strada Tirone per il Vesuvio, che rischiano di essere vanificati.

La decisione sulla riapertura della discarica in località Cava Vitiello è stata rimandata a dopo le ormai prossime elezioni regionali, e quindi al nuovo Presidente e al nuovo Consiglio, con il rischio che, per le esigenze di smaltimento nel frattempo inevase, si proceda ad una apertura manu militari della discarica incuranti delle legittime proteste dei cittadini, in allarme per la propria salute, e degli imprenditori, preoccupati per i loro investimenti.

Sarebbe bene, quindi, che del definitivo accantonamento, come io credo necessario, della decisione di riaprire Cava Vitiello si discutesse oggi, misurando anche le intenzioni delle forze politiche e dei candidati Governatori. Perchè è un problema politico, prima che tecnico. Le discariche, come mezzo e strumento di smaltimento dei rifiuti, vanno abbandonate e superate con impianti di digestione anaerobica che occupano poco spazio, non inquinano, non producono residui da smaltire a loro volta, e, economicamente, producono profitti, con la produzione di energia, che possono essere utilizzati anche per abbassare i costi dello smaltimento e le tasse per i cittadini.

Anche per la raccolta differenziata il problema è il riutilizzo delle frazioni differenziate. In Campania mancano gli impianti per il recupero e il riutilizzo dei materiali differenziati e di conseguenza si procede o allo stoccaggio o alla cessione più che alla vendita dei materiali differenziati. A fare affari sono gli imprenditori, soprattutto di altre regioni, che non pagano la materia prima ma realizzano prodotti spesso con notevole valore aggiunto. Beneficio per i cittadini e per le amministrazioni: niente.

Penso che ci sia materia per aprire un confronto serio tra cittadini e forze politiche per costruire nuovi scenari nei quali le esigenze dei cittadini di tutela della salute, di aumento della qualità della vita, di difesa delle attività produttive, a partire da quelle legate al territorio e alle sue tradizioni, siano considerate prioritarie e intoccabili.
(Fonte foto: Rete Internet)

LA RUBRICA

POMIGLIANO. PARTECIPAZIONE ATTIVA ED ETICA DEL BUON AMMINISTRATORE

L”Osservatorio “V. Bachelet”: una realtà e una presenza per la città.
Di Don Aniello Tortora

Ho partecipato lunedi sera (25 gennaio) al secondo incontro pubblico dell”Osservatorio cittadino “V. Bachelet”, di Pomigliano d”Arco, espressione dei cristiani laici impegnati nell”Azione Cattolica delle parrocchie della città.
Incontro interessantissimo, molto partecipato e attuale (come alcuni intervenuti hanno evidenziato). È ciò che serve, in questo momento storico, alle comunità cristiane e alla città tutta.

È stato distribuito anche un opuscolo che poi è stato illustrato egregiamente da Tommaso, Mimmo, Tina e Antonio, membri attivi dell”Osservatorio.
Voglio qui riportare alcuni stralci dell”opuscolo e che riguardano il senso della partecipazione attiva alla vita della città, dell”etica che deve avere un buon Amministratore e, soprattutto, di come si deve comportare un buon cittadino.

“La città è come la casa per una famiglia[…] La città è un laboratorio di convivenza, un luogo di crescita delle relazioni umane […] La città, per noi credenti, è soprattutto il luogo dove la storia degli uomini si intreccia con la storia della salvezza e sappiamo che entrambe si muovono verso la stessa direzione e la stessa meta: il Regno di Dio, Regno di Pace, di amore, di fratellanza e di giustizia”. (G. La Pira, Intervento al Comitato Internazionale della Croce Rossa)

Noi vorremmo
Un Amministratore che fosse:

1. Nella governance della città, guarda al “Bene Comune” come valore non negoziabile: la custodia e l”attenzione ai grandi temi dell”ambiente, sicurezza / legalità, urbanistica, siano principi sempre presenti nella programmazione della tua azione politica.
2. Conosci la città in ogni suo luogo, anfratto e periferia, custodiscila come si custodisce una casa che accoglie la famiglia; solo così potrai amministrarla lasciandoti guidare dal faro del suo bene.
3. Dai giusta importanza al confronto con le realtà giovanili presenti sul territorio, per creare/gestire spazi finalizzati alla formazione culturale giovanile.
4. Abbandona il vecchio stile di far politica: “Promettere senza preoccuparsi della possibilità di mantenere”. Promettere poco e mantenere quello che si è promesso è il primo canone dell”arte politica. Non usare i bisogni primari, specie delle fasce più deboli, per condurre la campagna elettorale.

5. Nel prendere decisioni, chiediti se le scelte che stai adottando siano conformi ai canoni di legalità e quindi non siano moralmente ricattabili.
6. Tieni presente sempre il principio di trasparenza e di responsabilità: dai ragione delle tue decisioni, non limitare l”informazione, sottoponiti al confronto con i cittadini in relazione alla carica ricoperta.
7. Non usare la tua influenza/potere per orientare:
a. L”assegnazione di qualunque tipo di beneficio ( appalti, sovvenzioni, contributi etc:);
b. La scelta di impiegati e collaboratori nell”ente non legata a criteri di competenza/merito.

8. Onora il tuo mandato valorizzando continuamente l”aggiornamento normativo, le competenze specifiche nelle materie per le quali sei chiamato a svolgere il tuo incarico;
9. Nel definire le priorità della tua azione politica, non orientarti a considerazioni di tipo economico o propagandistico: ogni piccolo problema merita attenzione e discernimento.
10. Abbi cura delle finanze a te affidate ispirandoti ai principi di economicità e razionalizzazione degli sprechi.

Noi vorremmo
Un Cittadino che fosse:

1. Prendi coscienza dell”importanza della partecipazione personale: una buona governance della città, richiede non solo un”amministrazione che abbia a cuore le sorti della città, ma anche la partecipazione attiva dei cittadini nella costruzione di progetti che abbiano come obiettivo centrale la qualità di vita delle persone e la realizzazione del Bene Comune.
2. Cerca di conoscere a fondo le problematiche della tua città per discernere le eventuali ragioni che ne impediscono il suo sviluppo integrale.
3. Preparati adeguatamente al voto. Studia criticamente i programmi dei candidati a sindaco prestando attenzione a che siano realizzabili e non frutto di campagna elettorale.
4. Partecipa alla vita socio – politico, anche attraverso la presenza ai consigli comunali : essi sono il mezzo per essere informati sia sul compimento delle promesse fatte dalla maggioranza, sia sulla giusta vigilanza che una buona minoranza deve compiere.

5. Collabora in maniera costruttiva con le istituzioni: questa è la strada per far vivere in maniera reale agli amministratori, i quotidiani bisogni dei cittadini (Cittadinanza Attiva)
6 . Non votare chi ti promette un posto di lavoro, considera piuttosto la politica occupazionale che il candidato intende attuare per la città. Il lavoro è un diritto, nessuno può commerciarlo come favore!
7. Nel definire il profilo del tuo candidato ideale tieni conto, dei suoi interessi, della sua moralità, della sua coerenza tra il dire e il fare, del suo rispetto della legalità e della giustizia e della sua modo di avere a cuore il bene della città. Non votare un candidato sol perchè ti è amico o parente o ti viene imposto.

8. La tua responsabilità verso una società giusta e legale, ti impone la denuncia di qualsiasi forma di illegalità di cui vieni a conoscenza (clientelismo, voto di scambio, concorsi e appalti pilotati etc..)
9. Dimostra di avere a cuore la tua città proponendo nel tuo quartiere esempi di vita civile a garanzia del rispetto dell”ambiente e della legalità.
10. Abbi a cuore l”ambiente della tua città informandoti sul consumo sostenibile e attuandolo e promuovendolo.
11. Non pensare solo a lamentarti; hai il dovere di denunciare le inefficienze dei servizi pubblici e lo stato di abbandono dei luoghi patrimonio della città.

Leggo sui giornali quello che sta accadendo per la formazione delle liste per le prossime elezioni.
Sarà necessario che tutti, non solo i candidati, ci “sottoponiamo” ad un vero e proprio esame di coscienza, se vogliamo che questa volta qualcosa veramente cambi nella concezione della cultura politica nel nostro territorio.

COME REAGISCONO I CITTADINI ALLA CULTURA POLITICA DOMINANTE

Partendo da argomenti già affrontati in articoli precedenti, è necessario fare il punto sulle reazioni dei cittadini, se e quando contrastano la cultura dominante.

Nella città del tiranno si possono formare due tipi di reazioni: una di opposizione e una di ribellione. Entrambe sviluppano il tema della ricerca di un contrasto alla cultura imperante, ma le metodologie che usano sono diverse.

La diversità dipende dalla tipologia della tirannide: se il tiranno è persona intelligente, come quelli della prima età greca (ricordiamo Clistene, tra essi), che ebbero comunque il merito di indebolire la classe aristocratica, aprendo la strada a nuovi equilibri, allora la città gode di un’opposizione creativa, di una fascia della popolazione che è attenta ad altri ideali politici, rispetto a quelli dominanti, ma se il tiranno è accecato dalla follia del protagonismo a tutti i costi il contrasto diventa ribellione.

Con l’avvento della democrazia in Grecia, infatti, il tiranno si connotò negativamente come il capo crudele, che usava un potere assoluto in modo arbitrario come appunto Dioniso di Siracusa, già citato nel predente articolo. Questa tipologia di tiranno genera la ribellione, una reazione compatta nella parte più viva e creativa della popolazione, che adotta a sua volta strumenti violenti di opposizione.
Cosa c’entra tutto questo con Berlusconi e le nostre città moderne?

Berlusconi coarta la ribellione, perchè traveste di sè stesso i suoi sudditi e quindi impedisce abilmente di far germinare il bisogno di spodestarlo. Come se non bastasse, poi, trova il tempo e l’abilità di originare lui stesso un’opposizione, la crea ad arte, in mancanza di un’efficace risposta dei gruppi politici che oggi si dicono avversari politici sia a livello locale, sia a livello nazionale.

A livello locale il potere si esprime solo nella clientela e l’opposizione lo segue ossequiente. Opposizione vuol dire, sviluppare una progettualità alternativa, che si radichi gradualmente nella città, invece nei nostri territori, tranne che in rari esempi, si traduce in convegni a cui partecipano gli stessi che li organizzano; in qualche sgrammaticato manifesto che non riesce a comunicare nemmeno un’informazione precisa e in lotte intestine all’interno dei partiti, di quei pochi che ci sono sempre stati, che conducono riti stanchi e impediscono a chicchessia di interloquire con logica civile.

A livello nazionale poi l’opposizione è incapace di esprimere unità e il dissenso trova spazio solo sui giornali o nelle trasmissioni televisive e si traduce in un litigio perenne, infecondo e sostanzialmente ridicolo.
In definitiva la città invisibile dell’opposizione è segnata dal terrore di caricarsi di una responsabilità e dalla mancanza di coraggio nel coltivarla: così la follia berlusconiana continua imperterrita e pervasiva.

LE CITTÁ INVISIBILI

ADOLESCENTI SUICIDI

0

Non è semplice spiegare i motivi che spingono al suicidio un adolescente. Spesso però, la causa del comportamento insicuro e suicidario è tutta nell”interazione tra adulti e adolescenti.
Di Silvano Forcillo

Ecco un esempio di come, solitamente, l”adulto approccia, o cerca d”interessarsi di un adolescente: “:ciao come ti chiami? Quanti anni hai? Cosa fai, nella vita? Vai a scuola? Che classe frequenti? E vai bene a scuola? Ti piace studiare? Qual è la materia in cui sei più bravo? Sarai promosso quest”anno? Cosa farai da grande? …”.

Ecco un esempio di come, la maggior parte dei genitori, colloquia con i figli e s”interessa della loro vita, del loro modo di relazionarsi, comportarsi e vivere: “: ciao, sei tornato? Com”è andata oggi a scuola? Sei stato interrogato? Sei andato bene? Quanto hai preso? E com”è andato: (solitamente viene pronunciato il nome del migliore della classe, o dell”antagonista, o dell”amico più bravo)? Hai da fare molti compiti per domani? Dovrai essere interrogato in qualche materia? Organizzati bene e non perdere tempo, come al tuo solito e, soprattutto, non ridurti all”ultimo momento, come fai sempre!”.

“Ma mica andrai al calcetto, oggi, con tutti questi compiti da fare? Vedi che è già pronto per andare a tavola, sbrigati, vai in bagno, lavati le mani, mangia subito e vai a studiare e, mi raccomando, non accendere la play station, non navigare in internet e, soprattutto, non perdere tempo a chattare con gli altri! Non farmi litigare con tuo padre stasera, lo sai ti chiederà, se hai fatto i compiti, come hai trascorso la giornata, se hai perso tempo e, se mi hai fatto arrabbiare comportandoti male con me e con i tuoi fratelli!…”.

Ecco, poi, un esempio di come un genitore s”interessa molto seriamente e profondamente dei propri figli: “: ma ti senti bene? Cos”hai? Ti vedo così pallido! Ma cos”hai mangiato? Dove sei stato? Con chi sei stato? Ma c”è qualche problema? Hai fatto qualcosa di male? Guarda che io me ne accorgo e lo capisco subito, se c”è qualcosa che non va, lo sai, solo un genitore può capire un figlio, perciò è meglio che parli, che dici la verità e mi dici tutto:”.

Ed ecco, come fa, solitamente un insegnate, quando vuole interessarsi seriamente e profondamente dei suoi alunni: “:ma cosa ti sta capitando? È un po” di tempo che non vai più bene a scuola! Come mai non stai studiando più come sempre? Ma c”è qualche problema a casa? I tuoi vanno d”accordo? Litigano? Ti picchiano? Ma ti seguono nello studio? S”interessano dei tuoi compiti? Ti aiutano nel farli? Ti hanno messo un aiuto? S”interessano di come vivi, trascorri la giornata e di chi frequenti? Hai un problema d”amore? Stai assumendo qualcosa? Ti trovi nei guai? Ma sei incinta?…”.

Credo che, già questi pochi esempi del tipo d”interazione che, generalmente, s”instaura tra adulti e adolescenti, tra genitori e figli e tra insegnanti e alunni, potrebbe spiegare, se non addirittura costituire la principale causa del comportamento disorientato, insicuro, precario e suicidario degli adolescenti. Questi, infatti, sono, solo alcuni, dei classici esempi di come i cosiddetti “adulti”, siano essi genitori, insegnanti educatori, guide o, quant”altro, si attivano e si adoperano per garantire, agli adolescenti e ai giovani, salute, benessere, sicurezza, fiducia e speranza in un futuro migliore e realizzante. Gli adulti e la società degli adulti, infatti, anche, se onestamente e seriamente, sanno solamente essere pre-occupati per i giovani, i figli e gli alunni, cioè sanno solamente e unicamente perdersi nel Pre, piuttosto che, onestamente e seriamente occuparsi di loro.

Di cosa è fatto il “Pre“, in cui vivono, si perdono e muoiono gli adulti, facendo perdere, disperare e morire anche gli adolescenti di cui sono referenti, guide e responsabili?

Il Pre degli adulti è costituito solo dai fatti, dai doveri, dalle prestazioni, dagli obblighi, dalle critiche, dai giudizi, dalle esteriorità, dalle apparenze, dai confronti, dai paragoni, dai successi e dai fallimenti ed essi sanno relazionarsi, con i giovani solamente con questa modalità: “:hai studiato, hai fatto i compiti, hai ringraziato, hai risposto correttamente, ti sei comportato educatamente, hai lavato i denti, hai lavato le mani, hai cambiato i calzini, hai fatto il letto, hai fatto colazione? Hai mangiato tutto, hai messo in ordine la tua stanza, hai preparato la cartella, hai fatto i compiti, hai visto l”orario, hai detto?.., hai:, hai ..” .

Di cosa è fatto, invece, l””Occuparsi“, peraltro, uno stato d”animo e un modo di essere in cui dovrebbero stare e vivere costantemente gli adulti, per poter garantire la crescita, la maturazione, l”autodeterminazione, l”autorealizzazione e il successo formativo, lavorativo e sociale degli adolescenti i quali, neanche lontanamente, dovrebbero pensare e, peggio ancora, desiderare di rinunciare al prezioso bene della vita che è stata loro donata.

Occuparsi sinceramente, onestamente efficacemente degli adolescenti, dei giovani, di figli e degli alunni è relazionarsi, soprattutto, in quest”altro modo: “: sei contento di essere nato, sei felice, sei sereno, sei soddisfatto di te, ti piaci, ti accetti, ti stimi, ti vuoi bene, hai fiducia in te, stai attento a dividere il fare dall”essere, senti che io ti amo, ti accetto, ti stimo e ti rispetto? Ti sto bene come genitore, come docente, posso fare altro e meglio per te, c”è qualcosa che pensi debba cambiare del mio carattere per relazionarmi in modo più efficace e accettante per te? In che modo posso facilitare il tuo apprendimento, in che modo posso facilitare la tua crescita personale, sociale, culturale e professionale, in che modo posso renderti più interessante e piacevole la mia vicinanza, in che modo posso farti sentire il mio amore e il mio occuparmi di te, come posso rendere più incisiva, più significativa e concretamente valida la mia lezione, la mia materia e il mio aiuto?

Occuparsi
, quindi, e non pre-occuparsi degli adolescenti, penso sia la vera, efficace e concreta prevenzione dalle condotte a rischio, dalle condotte devianti e suicidarie. Stabilire un legame profondo, onesto e sincero, sicuramente permette al ragazzo di sentirsi compreso, accettato, protetto, appoggiato, sostenuto nella difficile fase di passaggio da bambino ad adulto e gli consente di vedere la vita in maniera più ottimistica e di viverla con serenità e non, come se questa fosse un peso, o una gara per eccellere e superare gli altri.

Una relazione profonda, onesta e sincera con l”adolescente, sarebbe in grado di evitare dolorose e premature morti e altre dolorose e devianti esperienze che, ugualmente portano i giovani alla morte dell”anima e del corpo. Occuparsi del mondo interiore e sensibile degli adolescenti, dei loro sentimenti, dei loro stati d”animo, delle loro ansie e paure, delle loro sofferenze psicologiche e insicurezze interiori, della loro confusione e del loro disperato bisogno di orientamento, anzichè, spronarli e obbligarli a funzionare, produrre, agire, fare e riuscire, eviterebbe loro il terrificante e doloroso desiderio di rinunciare alla vita e alle esperienze, sia spiacevoli che belle che essa ci offre.

“Nascere uomo su questa terra è un incarico sacro. Abbiamo una responsabilità sacra, dovuta a questo dono eccezionale che ci è stato fatto, ben al si sopra del dono meraviglioso che è la vita delle piante, dei pesci, dei boschi, degli uccelli e di tutte le creature che vivono sulla terra. Noi siamo in grado di prenderci cura di loro”. (SHENANDOAH ONONDAGA)
(Fonte foto: Rete Internet)

GLI ALTRI ARGOMENTI TRATTATI

1983. BETTINO CRAXI CAPO DEL GOVERNO

0

Mentre per la prima volta un segretario politico socialista è chiamato ad un così alto incarico, Michele del Gaudio, un giovane giudice, denuncia la prima tangentopoli. Tanti i socialisti coinvolti.
Di Ciro Raia

Enrico Berlinguer, in un”intervista concessa ad Eugenio Scalfari, il direttore de La Repubblica, denuncia: “I partiti non fanno più politica [:] hanno degenerato ed è questa l”origine dei malanni d”Italia [:]. I partiti oggi sono soprattutto macchina di potere e di clientela [:] gestiscono interessi i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi [:] hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a cominciare dal governo”.

Intanto, i due governi presieduti da Spadolini durano in carica poco più di un anno, dal giugno del 1981 al novembre del 1982. Sono nati sotto la necessità di una spinta moralizzatrice della vita pubblica italiana e per cercare soluzioni ai problemi economici. Non a caso i ministeri del Bilancio e quelli del Tesoro sono stati affidati a due politici di grande rigore come Giorgio La Malfa (PRI) e Beniamino Andreatta (DC). Ma le cose, però, non vanno per il verso giusto; infatti, una violenta polemica tra lo stesso Andreatta ed il ministro delle Finanze, il socialista Rino Formica, provoca le dimissioni di Spadolini.

Dopo un governo provvisorio (un quadripartito DC-PSI-PSDI-PLI) di circa sei mesi, presieduto dal vecchio Amintore Fanfani, si va alle elezioni anticipate, a causa dell”uscita dalla maggioranza del PSI. Nel mese di agosto del 1983, visti i risultati elettorali del mese di giugno, con la DC in forte calo (32,9% alla Camera, con una perdita del 5,4%) ed il Pci poco al di sopra del 29%, diventa presidente del Consiglio dei Ministri Bettino Craxi, il segretario del PSI. È la prima volta di un socialista alla guida del governo. Ma mentre il segretario generale del partito è chiamato a così alto incarico, intorno ai socialisti si addensano nere nubi.

Si scopre, infatti, che, a Savona, nella prima tangentopoli individuata e denunciata dal giovane giudice Michele Del Gaudio, compaiono i nomi di amministratori socialisti. E corrotti amministratori socialisti (ma non solo) spuntano anche a Torino ed in qualche altro comune. Craxi, minacciando i giudici di una prossima resa dei conti, dichiara: “Credo che sia una volgare strumentalizzazione politico-elettorale [:] con i giudici faremo i conti”.

Nelle elezioni del 1983 emerge, intanto, un dato sorprendente: nel Veneto, al grido di “a morte i teroni” e “fora i romani”, la Liga Veneta ottiene oltre il 4% dei voti, mentre la DC, nella stessa regione, ne perde oltre il 7,5%!

Circa un anno prima di questi avvenimenti politico-elettorali, il 3 settembre del 1982, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro ed all”agente di scorta Domenico Russo, è stato assassinato, a Palermo, il generale-prefetto della città, Carlo Alberto Dalla Chiesa. Il figlio Nando, in una drammatica intervista, rilasciato qualche giorno dopo l”efferato crimine, dichiara: “Che cosa penso dell”assassinio di mio padre? Penso che sia stato un assassinio politico, deciso e commesso a Palermo [:]. I mandanti, a mio avviso, vanno cercati nella DC siciliana”.

Ma Dalla Chiesa non è stata l”unica vittima di quei terribili anni. Il terrorismo politico-criminale ha eliminato, infatti, in una lunga scia di sangue, il segretario regionale del PCI siciliano Pio La Torre (30 aprile 1982), che aveva elaborato la prima proposta di legge organica contro la mafia; il consigliere regionale della Campania Raffaele Delcogliano, democristiano, insieme al suo autista Aldo Iermano (27 aprile 1982); il capo della Squadra Mobile napoletana Pasquale Ammaturo, con l”agente di P.S. Pasquale Paola (15 luglio 1982); il procuratore della Repubblica trapanese Giangiacomo Ciaccio Montalto, vittima della mafia (25 gennaio 1983);

il procuratore della Repubblica di Torino Bruno Caccia, vittima della “ndrangheta (26 giugno 1983); il capo dell”ufficio del tribunale di Palermo Rocco Chinnici, vittima della mafia unitamente agli uomini della sua scorta, il maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi e l”appuntato Salvatore Bortolotta, oltre al portiere dello stabile palermitano di via Federico Pipitone, luogo in cui si consuma l”attentato, Stefano Li Sacchi (29 luglio 1983).

Chinnici era uno dei primi magistrati che andava in giro per le scuole ad incontrare i giovani; egli era solito ripetere: “Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi, fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai”.

(Fonte foto: Rete Internet)

LA STORIA DEL “900

IN ITALIA CI SONO 50 MILIONI DI DOCENTI!

0

Quando si tratta di scuola tutti, ma proprio tutti, si sentono padroni di dire qualche cosa e di dare consigli. In particolare i non addetti ai lavori.

Caro Direttore,
tempo fa, un noto giornalista televisivo conduceva una trasmissione sui problemi della città. Nel suo studio si avvicendavano donne e uomini della politica, dello sport, delle professioni e delle arti. Io ero molto amico di quel giornalista e, avendolo un giorno incontrato, mi venne naturale chiedergli quando intendesse invitarmi nel suo talk-show. Con molta disinvoltura mi rispose: “quando si parlerà di cose in cui potrai metterci lingua”. Confesso che, sul momento, ci rimasi male, perchè intendevo quel salotto più una vetrina che un luogo di confronto; poi, riflettendoci, capii il senso della risposta e la coerente professionalità di chi me l”aveva data.

Il senso del decadimento delle cose emerge proprio quando tutti pensano di potersi ergere a Soloni, di poter parlare con presunta competenza, di poter confezionare ricette per ogni salsa. Per cui, poi, capita che si genera una grande confusione di ruoli e nessuno è riconosciuto per quello che è. Agli innumerevoli dottori Guido Tersilli (Il medico della mutua portato sullo schermo da Sordi, nel 1968, e tratto dall”omonimo romanzo di Giuseppe D”Agata), per esempio, i pazienti sono soliti richiedere la prescrizione di un farmaco senza sottoporsi alla diagnosi.

Deriva, forse, tutto dall”eccessiva democratizzazione della figura del medico di base, che, ovviamente, nell”esercizio quotidiano della sua professione è abituato ad un rapporto aperto, paritario, quasi volgarizzato con l”assistito. E, di converso, quest”ultimo crede di avere competenza nel richiedere la prescrizione dei medicinali oltre che “degli analisi” (come dicono anche molti dotti), che non sono mai superflui. Se si va, invece, nello studio di un luminare, le situazione si sovvertono. Silenzio, ossequio, timore, osservanza scrupolosa delle prescrizioni.

Caro Direttore, (l”ho fatta un po” lunga, lo so) uguale sorte del medico di base è riservata agli insegnanti. La mala intesa democratizzazione della scuola ha disegnato i nuovi contorni di una istituzione nella quale tutti si sentono in diritto di spendere parole, assumere posizioni e indirizzare percorsi. Sì, sì, parlo proprio di percorsi didattici! Oggi, chiunque non addetto ai lavori varchi la soglia di un”istituzione scolastica si sente investito di responsabilità, che sfociano anche in una presunta competenza didattica.

Si sentono, oramai, quotidianamente, frasi del tipo: “ma non sarebbe meglio assegnare la storia sul libro piuttosto che richiedere lettura di documenti?”, “non mi piace come si insegna la matematica”, “il compito non è stato ben valutato, bisogna capire il travaglio psicologico di chi scrive”. Qualche giorno fa, un genitore di mia conoscenza chiedeva che ci fosse una sorte di controllore in classe, perchè, a suo dire, il maestro, correggendo i compiti assegnati a casa, aveva valutato il “metodo confuso” e non la correttezza dei risultati.

Sì, perchè, in fondo, alla quasi totalità dei genitori interessano poco o niente l”acquisizione di un metodo o l”abitudine al ragionamento; per la quasi totalità dei genitori sono importanti i risultati, comunque conseguiti. Anzi, per questi genitori serve solo la scuola che insegna a dare le risposte ma non a fare le domande. “Sono stato convocato in presidenza. Adesso è il turno del mio registro. “Più interrogazioni” mi ha esortato il preside, “vedo un solo voto per allievo: qui si batte la fiacca:Li incalzi questi giovani, li talloni. Una domandina e tre subito, senza discutere. Per il loro bene. E per il nostro”:Ora vago per scale e corridoi, in una scuola che sta tra la sezione del tribunale dell”inquisizione e un lazzaretto nel pieno della pestilenza”, (Domenico Starnone, “Ex cattedra”, Edizioni Rossoscuola, 1987).

Spesso, poi, accade che molti genitori, attraverso i figli, si sentano essi stessi valutati, giudicati. Sono quei genitori, un po” frustrati, oppressivi, pieni di sensi di colpa, che si siedono a tavolino e fanno i compiti al posto dei figli, perchè questi ultimi devono prendere un buon voto e fare bella figura. Per questo motivo il marito della mia collega di Groppello Cairoli, la settimana scorsa, si è incazzato da matti con la figlia, solo perchè l”innocente Bibi aveva preso 6 e mezzo alla verifica di storia! “Ma guarda che è sufficienza piena! E, poi, se la verifica significa accertare quando si è combattuta la battaglia di Canne (216 a. C.) o quando si è celebrato il I Concilio ecumenico di Nicea (325 d.C.):”. Niente da fare. Ancora più incazzato ha replicato: “Ha fatto schifo. Ma che figura ci faccio? Mia figlia che non prende almeno otto, dopo che sono stato con lei un”intera serata a ripetere la storia? “.

A chi lo dici, Direttore, che la pedagogia e la didattica sono radicalmente cambiate? Così come è radicalmente mutato il mondo dell”infanzia, che è profondamente solo, pericolosamente abbandonato alla moda del superfluo, inutilmente educato a una falsa modernità, un po” spaccona e un po” becera.

“Insomma nella tua scuola in che cosa consiste la sperimentazione? Non so che dire. I miei giovani colleghi parlano sempre di quello che vorrebbero fare, meno di quello che fanno realmente. Su quest”ultimo argomento sono molto discreti, quasi misteriosi:Ho cercato di sollecitare qualcuno a parlarmi del “nuovo modello di apprendimento”, ma devo dire che da una parte mi sembra notare un disinteresse e uno scetticismo che mi dispiace, dall”altra sento lo sforzo malamente dissimulato di ottenerne e conservarne una specie di brevetto, che mi piace ancor meno”., (Vittoria Ronchey, “Figlioli miei, marxisti immaginari”, Rizzoli, 1975).

E il guaio maggiore è che ci sono moltissimi pedagogisti d”assalto, titolari di cattedra, saggisti, che si ispirano alle leggi del mercato ed a quelli dei pessimi ministri della Pubblica Istruzione. Tanto che, per giustificare sciagurate e costose sperimentazioni, molti cosiddetti esperti si inventano processi di innovazione imposti da riforme “politiche” (di facciata) e riguardanti, per lo più, modifiche strutturali-organizzative più che didattiche.

Tali modifiche, dettate da una impostazione aziendalistico-industriale del servizio scolastico, trovano, poi, difficoltà di traduzione in un territorio abituato a pensare alla scuola pubblica come ad un servizio da offrire alla persona nella sua globalità. Dalle nostre parti, la scuola pubblica resta ancora – e meno male- un luogo ed un nodo cruciale di una società complessa, lontano dall”immagine di unica agenzia formativa ed ispirata ad un sistema educativo policentrico ed articolato.

Direttore, tu che dici, è un fatto che riguarda la cultura o la politica? Intanto, per capire come la cultura politica guarda alla scuola, basta l”ultima circolare del Ministro del Tesoro, che riconosce aumenti stipendiali solo ai professori di religione. Ammonterebbero, si dice, a circa 220 euro in più al mese! E si dice anche che per il rinnovo del contratto degli insegnanti (tutti gli altri che non insegnano religione), i sindacati avrebbero chiesto 200 euro di aumento mensili. Ma il Ministro della Pubblica Amministrazione ne avrebbe messo a disposizione solo 20. Ma si sa, Direttore, in questo nostro felicissimo Paese si dicono tantissime cose! Vai a capire, poi, quali sono quelle veramente vere!
(Fonte foto: Rete Internet)

CAMPANIA. TERRA MALATA E DI CAMORRA

0

In Campania la madre di tutte le battaglie è la quotidiana lotta per il ripristino della legalità. La politica, al momento, è interessata solo a mettere insieme pacchetti di voti, qualunque ne sia la provenienza.
Di Amato Lamberti

La Campania è una “terra avvelenata”. Da tutti i punti di vista: nella terra, nell”aria, nell”acqua, nel corpo delle persone, nelle coscienze, nella gestione del territorio. La terra è stata avvelenata da decenni di sversamenti abusivi di rifiuti tossici, di seppellimenti di rifiuti industriali nocivi per le persone e per l”agricoltura. L”aria è avvelenata da un inquinamento costante dovuto al traffico, agli impianti di riscaldamento, alle emissioni in atmosfera senza monitoraggio delle aziende produttive che pensano solo a massimizzare il profitto.

L”acqua è avvelenata da una rete idrica carente, piena di falle, che spreca risorse vitali e che è costretta anche ad utilizzare falde acquifere inquinate dallo smaltimento criminale di rifiuti. Il corpo delle persone è inquinato da quello che respirano, che mangiano, che bevono. L”incidenza di malattie tumorali, in alcune aree territoriali, è spaventevole: anche trenta volte superiore alle medie nazionali. Riguarda gli uomini ma riguarda anche gli animali, perchè anche loro mangiano erba avvelenata e devono acqua inquinata, come dimostra quel documento eccezionale che è il film BIUTIFUL CAUNTRY (nella foto una scena). Quando si arriva ad un punto come questo, non si può far finta di niente.

Bisogna fermarsi e interrogarsi sul che cosa bisogna fare subito. Non si può rimandare. Si deve scappare, andare via il più lontano possibile o, piuttosto, buttarsi in un” opera di bonifica e di recupero del minimo necessario di qualità ambientale? Pochi hanno la possibilità di prendere famiglia e figli e portarli lontano; gli altri dovranno prendere atto che si devono occupare della bonifica del territorio avvelenato, a cominciare dalla loro casa, dal loro orto, dai prati e dalle coltivazioni che li circondano. Ma non è solo un problema di “corpi” avvelenati che covano dentro la loro distruzione.

Ad essere avvelenate, in questa situazione, sono anche le coscienze che si chiudono nella difesa disperata degli spazi privati di sopravvivenza, quasi gli altri fossero tutti nemici da cui difendersi, avvelenatori da tenere lontani. L”importante è che i rifiuti stiano fuori del mio giardino. Ma l”avvelenamento più grande è quello della sfiducia che diventa sentimento prevalente, contro tutto e contro tutti. Contro le istituzioni, contro le amministrazioni, contro la politica, contro la scuola,contro la stampa, contro la Chiesa. Nessuno è più credibile, nessuno è più creduto. La cultura del sospetto, col terribile carico di tutte le possibili dietrologie, prende il sopravvento. Anche gli spazi del confronto e della discussione si chiudono.

Per provare ad avanzare proposte capaci almeno di arrestare e invertire la direzione di questa deriva che ci trascina sempre più in basso dobbiamo individuare e chiamare per nome ciò che ha avvelenato e avvelena coscienze, corpo e territorio. Non basta evidenziare i fatti, i comportamenti, le assenze di controlli, le politiche che concretamente producono e spargono veleni. Non è solo questione di depuratori che non funzionano, di impianti industriali che inquinano, di criminali che seppelliscono nei terreni coltivati rifiuti tossici: bisogna arrivare alle logiche che rendono possibili questi comportamenti.

La nostra Regione è avvelenata dalla corruzione, dal clientelismo, dalla politica affaristica, dalla malasanità, dall”abusivismo edilizio, dalla distruzione dell”ambiente, dalla violenza diffusa, dall”insicurezza dilagante: in una parola, dalla CAMORRA.
Per questo sostengo da sempre che in Campania la “madre di tutte le battaglie” è la lotta quotidiana, in tutte le sedi di vita e di azione sociale, per il ripristino della legalità. Solo con la LEGALITA” possiamo sperare di BONIFICARE questo territorio e restituire ai cittadini la dignità di una vita civile e di un futuro non inquinato, nel corpo e nell”anima.

Ma di queste cose, nel momento in cui si va al rinnovo del governo della Regione, non si parla. La politica è interessata solo a mettere insieme i pacchetti di voti, qualunque ne sia la provenienza, necessari per conquistare le posizioni di governo. Poi si vedrà, come si è sempre visto, tutti a fare affari insieme con i loro amici: che la Campania continui a sprofondare non è affare loro.
(Fonte foto: Rete Internet)

LA RUBRICA

IL CASO ROSARNO RIGUARDA L’ITALIA INTERA

In Italia ci sono 5 milioni di stranieri, molto cristiani e tanti musulmani. Sono persone, e vanno rispettate nella loro dignità.
Di don Aniello Tortora

A telecamere “quasi” spente, voglio ritornare sui fatti di Rosarno, noti a tutti.
Vicenda complessa e difficile da decifrare. Forse in un mondo di “bugie” mediatiche solo la chiesa, alzando la sua voce, ha fatto un po” di chiarezza e ha detto, attraverso la sua denuncia, profonde “verità sociali”.

“Il ministro Maroni? Brava persona, ma non sa quel che dice, non conosce la realtà e allora tanto vale un buon tacere” (Radio Vaticana, 11 Gennaio): questa la reazione di mons. Luciano Bux, vescovo di Oppido Mamertina-Palmi (diocesi che comprende anche il comune di Rosarno), alle parole del ministro sugli scontri del 7 gennaio. La situazione nella Piana, ha detto il vescovo, è ben più complessa di come la racconta il ministro. I migranti sono “sfruttati e sottopagati nelle campagne a raccogliere le arance al servizio dei proprietari terrieri locali”; a reclutarli poi ci pensa “la “ndrangheta, che fa da ufficio di collocamento. Tutti lo sanno, ma nessuno interviene”.

Le parole del vescovo hanno poi investito anche i media, colpevoli di aver spettacolarizzato la vicenda, “ignorando, o fingendo di farlo”, il vero problema: “La continua omissione dello Stato che ha lasciato campo libero alle organizzazioni malavitose nell”agricoltura, nella sanità e in altri ambiti. Una situazione che fa comodo. Dunque il ministro Maroni prima di parlare di tolleranza, si informi, lui che cosa ne sa di questa terra?”. E ha concluso amaro: “Le leggi oggi, almeno da queste parti belle, sfortunate e disgraziate, non le fa lo Stato, ma altri”.

Una lettera che esprime “vicinanza e solidarietà” alla diocesi di mons. Bux è giunta, l”11 gennaio scorso, dall”arcivescovo di Rossano-Cariati, mons. Santo Marcianò: “La Chiesa in questa nostra terra è “voce che grida nel deserto”; è il deserto di un mondo che chiude gli occhi e il cuore di fronte al dramma della povertà e dell’ingiustizia in una specie di stordimento delle coscienze”.

Quelle di Maroni sono “parole che possono avere effetti molto pericolosi, indicando obiettivi sbagliati”, ha denunciato il vicario episcopale della diocesi di Oppido-Palmi, parroco a Polistena nella Piana di Gioia Tauro, don Pino Demasi: “Il problema dell’immigrazione in Calabria va inquadrato nel grande problema della liberazione dall”oppressione mafiosa. Da una parte c’è infatti la “ndrangheta, che cerca di sopraffare questi cittadini, sfruttandoli al massimo, costringendoli ad abitare in quei luoghi, sottopagandoli e sottoponendoli a minacce”, il tutto nella “assenza totale del Governo centrale, della Regione e delle amministrazioni locali”.

Ne è certo, don Pino: “Dietro gli scontri ci sono le cosche che controllano il racket del lavoro nero”. Lo dimostrerebbero anche alcuni fatti poco chiari: “Il ferimento con fucilate a pallini dei due immigrati che ha scatenato gli scontri”; le voci fatte girare “tra i migranti che erano stati uccisi quattro loro “fratelli””; la protesta dei cittadini di Rosarno, organizzata in brevissimo tempo; “le minacce subite dai volontari della Caritas e delle associazioni che li hanno sempre aiutati”.
L”immigrazione è una delle sfi­de più brucianti con cui si mi­sura l”Europa, sempre più at­tanagliata dalle paure e sempre meno in grado di elaborare modelli capaci di costruire e organizzare convivenza. C”è chi dice che sia essenzialmente un problema di numeri: l”arrivo di una quota eccessiva di stranieri, unita alla loro maggiore prolificità rispetto agli standard occidentali, rendereb­be ingovernabile la situazione.

Che fare? Quale strada intraprendere, facen­do tesoro per quanto possibile della crisi dei modelli adottati negli altri Paesi europei? In Italia siamo in una situa­zione molto peculiare: quasi 5 milioni di stranieri pro­venienti da più di 150 Paesi, raddoppiati negli ultimi 5 anni e con ingressi prossimi al mezzo milione all”anno nell”ultimo triennio, di tradizione cristiana per il 60%, musulmani per il 35%, molto più giovani della media i­taliana, 700mila sono compagni di banco dei nostri fi­gli.
È un grande problema, sociale, culturale, religioso. E allora, cosa fare? Ce lo ha detto il papa: dobbiamo, in fondo, solo riconoscerli come “persone, rispettate nella loro dignità”.

GLI ALTRI ARGOMENTI TRATTATI

LA DONNA CHE DELINQUE. FENOMENTO IN ASCESA

0

I crimini commessi dalle donne hanno un impatto diverso sull”attenzione generale. In particolare, sono i fatti di sangue quelli che destano maggiore scalpore.
Di Simona Carandente

Attraverso i resoconti delle cronache giudiziarie, e processi sempre più mediatici, l”immaginario collettivo tende ad identificare chi abbia commesso un reato, di qualsivoglia tipologia, con dei connotati quasi esclusivamente maschili.
Tuttavia, mutuando uno “stile criminale” dagli Stati Uniti, territorio d”elezione per i più duri casi giudiziari, anche in Italia si assiste ad una lenta ma graduale inversione di tendenza: sono difatti in aumento, secondo recenti statistiche, i reati commessi dalle donne, che non più vittime dei loro aguzzini salgono agli onori delle cronache in una nuova veste.

A parte i casi di criminalità cd. comune, che vedono le donne autrici di truffe, spaccio di sostanze stupefacenti, furti e reati minori, è il reato di sangue per eccellenza quello che desta maggior scalpore, oltre a sollevare maggiori perplessità sociali e morali.
In America, le donne che commettono omicidi rappresentano solo il 12% del totale, e la media mondiale rimane invariata, ancorandosi all”incirca sul 10%: probabilmente, proprio la rarità del fenomeno spiega la rinnovata attenzione di studiosi e non, stante l”assoluta novità del tema e la mancanza di studi seri dedicati alle assassine.

Se gli uomini uccidono in maniera più violenta, commettendo omicidi in raptus di intensa rabbia, oppure nel corso di risse, rapine o per commissione, le donne hanno dovuto ricorrere ad espedienti “originali”, a causa della minore forza fisica. È scientificamente dimostrato come nella donna l”iter verso la commissione del reato sia il prodotto di un”intima riflessione, covato a lungo nelle coscienze, che genera orrore ma anche un indiscutibile fascino.

F. Tennyson Jesse paragonava nei suoi scritti la donna che uccide ad una pantera, capace di inseguire la sua preda giorno dopo giorno, di aspettare il momento giusto e torturarla per puro capriccio, arrivando ad uccidere la vittima prescelta per pura crudeltà.
Occorre peraltro evidenziare come i crimini di sangue maturino, nella donna, come reazione a violenza subite in ambito familiare, facendo sì che esse vengano viste come delle vittime, e non come carnefici ed artefici di gravissimi reati.

Tuttavia, è possibile affermare che la donna che commette omicidi, anche in base ai dati concreti ed alle testimonianze raggiunte al riguardo, abbia alle spalle un vissuto drammatico, fatto di abusi, di disturbi della personalità, o comunque di passioni indomabili, arginabili solamente ricorrendo a rimedi estremi.
A Castiglione delle Stiviere vi è una struttura giudiziaria destinata alla più invisa delle popolazioni carcerarie: quella composta dalle donne che hanno ucciso i propri figli ed il partner. Nell”ospedale psichiatrico di Castiglione viene adottato un metodo innovativo, posto che a garantire la sicurezza non vi sono agenti di polizia penitenziaria ma solo infermieri.

Scopo della struttura, oltre a far scontare a donne incapaci di intendere la pena detentiva inflitta, quello di immettere nel tessuto sociale persone recuperate, passando attraverso un lungo percorso interiore, fatto di cure specialistiche ma soprattutto di amara ed attenta riflessione. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)

GLI ARGOMENTI TRATTATI