La questione è scomparsa da TV e giornali, ma esiste e continua a provocare danni. Occorre chiarezza sulla Tarsu e decidere già da ora, e in modo definitivo, che a Terzigno non va aperta nessuna discarica.
Di Amato Lamberti
Di rifiuti non si parla più. Il problema sembra scomparso dalla Campania. In realtà è solo scomparso da giornali e televisioni, ma questo basta, nell”epoca di “second life”, o, se volete, di “Avatar”, per cancellare dall”agenda istituzionale la questione che ha caratterizzato gli ultimi tre o quattro anni di dibattito politico.
Naturalmente, restano tutti i problemi, a cominciare da quello dei rifiuti sversati illegalmente per le strade e le campagne, per finire alla raccolta differenziata che non decolla, alle discariche aperte e da aprire anche nelle aree a forte tutela ambientale, all”utilizzo di un termovalorizzatore blindato nel suo funzionamento per cui non si riesce nemmeno a sapere la quantità di rifiuti trattati e la composizione delle ceneri che comunque si prevede di smaltire nella discarica di Terzigno. Se ne continua a parlare solo perchè la Tarsu, la tassa per lo smaltimento rifiuti, ha raggiunto livelli impensabili e del tutto ingiustificati per i cittadini.
Non per gli amministratori che usano la tassa sui rifiuti per mettere le mani nelle tasche dei cittadini, e quindi aumentare le tasse, senza farsene accorgere, proprio come provetti borseggiatori. Naturalmente la giustificazione è che la legge impone di coprire al 100 % le spese del servizio, ma a parte il fatto che si potrebbe lavorare sulla riduzione dei costi, utilizzando meglio il personale e recuperando soldi dal conferimento delle frazioni differenziate (a proposito che fine fanno, visto che nei bilanci non compaiono?), qualcuno deve spiegare come mai con i soldi della Tarsu si fanno anche altre cose, le più diverse, dall”illuminazione stradale, ai marciapiedi, a lavori stradali di somma urgenza.
L”impressione, anzi la certezza, è che la Tarsu venga impiegata come fondo strategico di riserva dalle amministrazioni comunali per affrontare situazioni che richiedono pronta disponibilità di denaro in cassa. Si comprende così anche la reazione di tutti i sindaci a trasferire la riscossione della Tarsu all”amministrazione provinciale cui sono passate, finito il commissariamento, le competenze del piano rifiuti. Ma il problema, che non può essere lasciato galleggiare nel vuoto mediatico in attesa della sua riesplosione per una qualsiasi ragione anche casuale, resta quello dei rifiuti perchè nessuno può affermare che sia stato chiuso il ciclo integrato della raccolta e smaltimento rifiuti.
Innanzitutto resta aperta il problema delle discariche di Terzigno, nel cuore del Parco del Vesuvio, in una zona densamente abitata, tra coltivazioni agricole di grande qualità che rischiano oltre all”immagine anche la sopravvivenza, con investimenti nel settore turistico, in ripresa dopo la riapertura della strada Tirone per il Vesuvio, che rischiano di essere vanificati.
La decisione sulla riapertura della discarica in località Cava Vitiello è stata rimandata a dopo le ormai prossime elezioni regionali, e quindi al nuovo Presidente e al nuovo Consiglio, con il rischio che, per le esigenze di smaltimento nel frattempo inevase, si proceda ad una apertura manu militari della discarica incuranti delle legittime proteste dei cittadini, in allarme per la propria salute, e degli imprenditori, preoccupati per i loro investimenti.
Sarebbe bene, quindi, che del definitivo accantonamento, come io credo necessario, della decisione di riaprire Cava Vitiello si discutesse oggi, misurando anche le intenzioni delle forze politiche e dei candidati Governatori. Perchè è un problema politico, prima che tecnico. Le discariche, come mezzo e strumento di smaltimento dei rifiuti, vanno abbandonate e superate con impianti di digestione anaerobica che occupano poco spazio, non inquinano, non producono residui da smaltire a loro volta, e, economicamente, producono profitti, con la produzione di energia, che possono essere utilizzati anche per abbassare i costi dello smaltimento e le tasse per i cittadini.
Anche per la raccolta differenziata il problema è il riutilizzo delle frazioni differenziate. In Campania mancano gli impianti per il recupero e il riutilizzo dei materiali differenziati e di conseguenza si procede o allo stoccaggio o alla cessione più che alla vendita dei materiali differenziati. A fare affari sono gli imprenditori, soprattutto di altre regioni, che non pagano la materia prima ma realizzano prodotti spesso con notevole valore aggiunto. Beneficio per i cittadini e per le amministrazioni: niente.
Penso che ci sia materia per aprire un confronto serio tra cittadini e forze politiche per costruire nuovi scenari nei quali le esigenze dei cittadini di tutela della salute, di aumento della qualità della vita, di difesa delle attività produttive, a partire da quelle legate al territorio e alle sue tradizioni, siano considerate prioritarie e intoccabili.
(Fonte foto: Rete Internet)

