Abbiamo intervistato Rino Di Meglio, Coordinatore Nazionale della Gilda degli Insegnati per fare il punto della situazione sulla scuola e gli ultimi provvedimenti governativi che la riguardano.
La scuola è l’unico settore per il qual ognuno si ritiene in grado e col diritto di dire la sua e questo a prescindere la cognizione di causa. La scuola e il suo mondo sono ormai da anni il bersaglio delle italiche frustrazioni dove tutto quello che di norma viene tollerato altrove qui acquisisce connotati che rasentano il livore. Nessuno si sognerebbe di criticare altri settori sia della pubblica amministrazione, sia del settore privato, tutti hanno attenuanti mentre docenti e ATA meritano, agli occhi della massa il disprezzo di lavoratori di serie B.
Sembra comunque chiaro che se ogni governo decide di mettere il suo marchio su questo mondo è perché ne conosce l’importanza strategica e sa che anche attuando operazioni di facciata potrà ottenere il suo risultato, che nel migliore dei casi sarà propagandistico. La scuola intanto va avanti e lo fa grazie anche a chi ci lavora, spesso affrontando a proprie spese le vicissitudini didattiche e organizzative di tutti i giorni ma questa realtà spesso soccombe sotto il luogo comune del prof fannullone.
Il governo Renzi stavolta ha fatto in sordina ciò che l’esecutivo berlusconiano aveva in passato solo abbozzato, subendo l’ostracismo di chi ora lo ripropone in salsa sinistrorsa. Lo ha fatto promulgando un decreto che pur risparmiandoci il neologismo inglese ci mostra quanto abbia attinto nel vecchio disegno di legge della Aprea e la sua visione di una scuola assoggettata al mercato e alle sue leggi e non alla cultura.
Abbiamo deciso quindi di interpellare, in occasione dello sciopero generale del comparto scuola il rappresentante nazionale di uno dei maggiori sindacati di categoria nazionali, la Gilda degli insegnanti, quello che segue è il testo dell’intervista.
Sembra che la cosiddetta riforma Renzi sia andata in porto, a che punto stiamo con il varo, e i decreti attuativi, manterranno le promesse?
«In realtà non si tratta di decreti, bensì di un disegno di legge che il Parlamento si trova ad esaminare con procedura di urgenza. È la terza versione della cosiddetta “buonascuola” ed i tre testi differiscono profondamente tra di loro. Quest’ultima è indubbiamente la peggiore.»
Gli ultimi provvedimenti in materia di scuola sembrano ricalcare la riforma Aprea di berlusconiana memoria, cosa ne pensa a riguardo?
«Direi che non è esatto, sono peggiori della cosiddetta riforma Aprea e con essa hanno in comune il principio dell’assunzione diretta dei docenti da parte del Dirigente scolastico, un principio che è in contrasto con la nostra Costituzione che prevede che al pubblico impiego si possa accedere esclusivamente per concorso.»
Non vorrei sbagliare ma pare che anche stavolta, ad essere penalizzati saranno gli Istituti Professionali e quelli serali, un’altra bordata alle arti pratiche? L’inizio della differenziazione tra scuole di serie A e Serie B?
«In particolare, la trovata del 5 per mille alle scuole della propria zona rischia di accentuare la differenziazione tra le scuole delle zone ricche e quelle povere, una sorta di Robin hood alla rovescia.»
La figura del preside sembra quasi quella di un prefetto plenipotenziario, cosa ne pensa dei suoi nuovi “poteri”, li userà con discrezionalità o la soggettività del dirigente sarà l’ennesima mina vagante verso il mondo della scuola?
«La scuola deve basarsi sulla libertà di insegnamento e sul pluralismo, affidare ad una persona sola la responsabilità dell’andamento didattico sarebbe una follia e, rischierebbe di precipitare le istituzioni scolastiche nel mondo della politica, del clientelismo e magari anche della corruzione.
Se fossi un preside, inoltre, mi preoccuperebbe molto l’affidamento di responsabilità improprie. Se sono un ingegnere, come faccio ad esprimermi sulla didattica di una maestra o di un professore di filosofia?”»
Il coinvolgimento nel Consiglio d’Istituto dei “principali attori che operano all’interno del contesto economico-sociale e culturale del territorio” non è un’ulteriore avvisaglia dell’avanzamento dei privati nella scuola statale? Non rischiano alla lunga di diventare consigli di amministrazione?
«È proprio così: tutta la logica del disegno di legge è indirizzata ad un evidente progetto di privatizzazione della scuola statale, direi addirittura che si vuole trasformarla in una specie di fabbrica dell’istruzione dove al posto dell’insegnante inserire un addetto docile ed obbediente verso chi comanda.»
Infine, può dirci a suo avviso cos’è che realmente manca alla scuola italiana?
«Una sburocratizzazione che consenta all’insegnante di concentrarsi sul lavoro fondamentale che è quello di occuparsi dei propri alunni fornendo loro gli strumenti di conoscenze per affrontare adeguatamente la vita.»



