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La lotta dei licenziati FCA: manifestano a Roma e rimediano un daspo di due anni. “Trattati come terroristi”

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Giovedi mattina sono saliti sul tetto di un palazzo di piazza Barberini, centro storico di Roma, per portare di nuovo all’attenzione il loro caso. Nessuna violenza, nessun incidente: solo la voglia di manifestare pacificamente.  Alla fine però il questore di Roma gli ha rifilato un daspo di due anni. Proprio così: i cinque operai licenziati nel 2015 nella Fiat di Pomigliano e nel logistico di Nola per aver esposto il fantoccio di Marchionne appeso a un patibolo, non potranno più mettere piede a Roma per due anni di fila, fino al settembre del 2020. Un provvedimento che appare davvero singolare e sproporzionato. Ma è tutto vero. E’ successo: c’è il daspo. Un trattamento che viene riservato ai criminali comuni è stato messo sul groppone di chi lotta in modo politico per il diritto sacrosanto al lavoro, alla libera espressione delle opinioni. “Dopo essere scesi dal palazzo – raccontano i licenziati – siamo stati trattenuti sei ore di fila nella questura. Poi ci hanno dato il foglio di via di due anni: nemmeno ai terroristi riservano un simile trattamento”.