Anche in una nota scritta opinioni fortemente discordanti tra Depalma e l’azienda che vuole tenere aperta la fabbrica di Pomigliano nel giorno di San Felice.
“Non sono in contrapposizione con la Fiat. Io comprendo i suoi motivi e non ho intenzione di giudicare la sua decisione. Ma ci sono altri valori nella vita. Viviamo in un tempo in cui abbiamo perso l’umanità per cui la mia è un’altra visione della vita. In un mondo sempre più multiculturale e interreligioso il rispetto del prossimo è divenuto l’unica vera chiave di lettura di tutto: non è imponendo che si risolvono le cose”. Sono le parole del vescovo di Nola, Beniamino Depalma, rilasciate ieri circa la decisione della Fiat di tenere per la per la prima volta aperta la fabbrica automobilistica di Pomigliano nel giorno della festa del santo patrono, San Felice, che è anche il patrono di un comune vicino, Cimitile. Il vescovo tiene a sottolineare che queste parole non vogliono costituire affatto un’apertura delle ostilità verso la Fiat. Il prelato vuole infatti fare emergere esclusivamente il punto di vista della Chiesa sulla festività del santo patrono. Ecco, di seguito, la nota integrale fatta trasmettere ieri dal suo ufficio stampa: “L’occasione del 14 gennaio, giorno in cui a Cimitile e Pomigliano si celebra la memoria di San Felice in Pincis, mi consente di rilanciare un appello caro a me, alla Chiesa di Nola e a tutti i vescovi italiani: il rispetto del giorno di festa come opportunità per rafforzare il senso di comunità e per consentire alle famiglie di rafforzare il senso di appartenenza alla propria terra e alle proprie tradizioni. Da poco abbiamo celebrato il Natale. Gesù Cristo, incarnandosi, ha dato dignità all’uomo e all’umano. “Il lavoro è per l’uomo, non l’uomo per il lavoro”, ci ricordava san Giovanni Paolo II. L’uomo non è solo produzione o strumento del semplice profitto. E’ soprattutto relazione, aperto alla Trascendenza e ai fratelli. E spetta a tutti riscoprire l’uomo e la nostra umanità. Anche alle aziende.
Mi appello ai direttori dei grandi e piccoli stabilimenti produttivi, ai responsabili delle imprese, dei centri e degli esercizi commerciali: voi siete parte integrante del territorio, non estraniatevi dalla festa, consentite ai vostri lavoratori di poterne godere insieme alle proprie famiglie.
In particolare, mi rivolgo ai responsabili aziendali Fiat e ai sindacati, dato l’alto valore simbolico ed economico di questi insediamenti: le tradizioni religiose sono per ciascuno la possibilità di recuperare umanità, in un clima di festa e riflessione fermarsi sui grandi valori della vita e della dignità umana. La festa è un momento per rallentare, dedicare tempo a sé e ai propri cari. Non c’è nulla di più prezioso. Quasi tutti i nostri giorni sono una corsa sfrenata e solitaria che toglie spazio e tempo alle relazioni, agli affetti, alla conoscenza di ciò che ci accade intorno: non dobbiamo temere di mettere le ragioni del cuore dinanzi alle ragioni dei numeri, degli affari e della produttività.
Come immaginate, non è mia intenzione aprire su questo punto una battaglia ideologica o lasciarmi andare alla polemica spicciola che dura lo spazio di qualche ora sui giornali e sul web. Da pastore mi affido al buonsenso e alla capacità di dialogo. Le città non sono aride distese di asfalto e cemento in cui ognuno vive come un’isola autoreferenziale, ma luoghi di relazioni vive tra tutti: istituzioni, imprese, scuola, Chiesa. Proviamo, quando in gioco c’è qualcosa di più grande di un interesse di parte, ad andare nella stessa direzione.
Auguro a tutti di vivere serenamente e gioiosamente la ricorrenza di San Felice in Pincis, testimone autentico della fede che anima il popolo nolano, pomiglianese e cimitilese”.



