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giovedì, Dicembre 2, 2021

Il “profilo nano” di Sarri ci fa tenere a mente che pure Calderon era argentino

Il Napoli vince con l’Udinese ma il mister continua a spegnere gli incendi. Perché dal Sudamerica è arrivato chiunque, non solo Diego

Si chiamava Josè, come Callejon. Ma era argentino. Come Diego, Sivori, Lavezzi. E come quell’Higuain che ieri ha liquidato l’Udinese con una giocata che ha avuto per protagonista il piede sinistro (sì, proprio quel piede lì). Josè Luis Calderon venne a Napoli con la fama del bomber e andò via senza lasciare rimpianti. Quel Napoli toccò il punto più basso della sua storia, fece pochissimi punti, prese schiaffi da chiunque. E dentro quel Napoli vergognoso e ignominioso giocava lui, il puntero. L’argentino. Oddio, per la verità giocò poco: il tempo di capire che non avrebbe portato alcun vantaggio tenerlo in campo.

Perché ricordiamo Calderon? Per scacciare il fantasma di Maradona. Si sente fare sempre più spesso  il paragone tra questo Napoli e quello del primo scudetto. Tra Diego e Gonzalo. Si leggono lodi agli argentini, al loro rapporto speciale con Partenope, al fatto che hanno la città di Napoli nel destino. E invece no: da bravi sarriani ricordiamo che ci sono argentini e argentini. C’è stato Diego, ma pure Calderon. Ovviamente Higuain ha già ampiamente dimostrato di essere di un livello superiore, di non c’entrarci nulla con Calderon (e neppure con Navarro e Datolo, argentini anche loro) ma siccome quest’anno abbiamo un mister che spegne tutti gli incendi, noi ci adeguiamo. Anche ieri, nelle interviste post – partita, Maurizio Sarri ha continuato a predicare calma, sangue freddo e umiltà. “Manteniamo il quarto posto, al limite puntiamo al terzo”, ha più o meno detto.

Profilo basso? Peggio, profilo nano. E noi siamo con lui: Calderon era argentino

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