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La Bella Terra di Somma è il titolo dell’edizione di quest’anno, ispirato da un brano di Scipione Mazzella, ma lo storico procidano non è il solo ad aver raccontato, nel tempo, le bellezze della terra vesuviana. ( articolo a cura di Mimmo Parisi)

Per confermare il valore storico della tradizione e la sua  valenza culturale, gli organizzatori de Il Palio di Somma Vesuviana hanno pensato di intitolare questa loro 28ª edizione alla «Bella Terra di Somma», scegliendo, inoltre, come immagine simbolo dell’evento, una altrettanto bella incisione di Francesco Cassiano de Silva che, appunto, illustra la Terra di Somma, così come appariva tra il 1692 e il 1695,  tratta dal primo volume de  «Il Regno di Napoli in prospettiva» di Giovambattista Pacichelli, pubblicato postumo nel 1703  dagli editori napoletani Mutio e Parrino. «La Bella terra di Somma» è il titolo ispirato da un brano di Scipione Mazzella, da me pubblicato su Vesuvii Civitas il 9 gennaio scorso, tratto dalla «Descrittione del Regno di Napoli di Scipione Mazzella napolitano» pubblicato in Napoli, ad istanza di Gio: Battista Cappelli, nel 1586. Definendola “Bella Terra”,  lo storico procidano sintetizzava magistralmente tutto quello che di bello e di buono era stato sottolineato da chi lo aveva preceduto nei secoli. Penso, ad esempio, al trecentesco umanista Flavio Biondo che ne sottolineò la «vaga e fruttifera pianura»; a Leonardo Santoro da Caserta che, tra il 1528 e il 1530, nel suo manoscritto sulle imprese di Lautrec, ne diede per primo una esauriente descrizione, definendola «vestita tutta d’alberi fruttiferi» e dove era «il fiore e l’eccellenza del vino greco e della lagrima»; a Leandro Alberti che nella sua  «Descrittione di tutta l’Italia, et isole pertinenti ad essa», nel 1550, definiva Somma «castello ne i mediterranei» sottolineandone «la bontà, et grassezza del suo paese» e «l’abbondanza del vino Greco che produce, da Plinio nominato Pompeiano et varietà de i buoni frutti». Potrei continuare con altre decine e decine di entusiastiche e benevoli descrizioni che altrettanti storici, geografi, scrittori hanno dedicato alla nostra bella terra fino al secolo scorso; ma preferisco concludere con una didascalia che fino agli anni quaranta del novecento appariva stampata sulla carta intesta della Città e che, sinteticamente, le riassume tutte:

 Somma Vesuviana: abitanti 13278, ettari 3074. Dista da Napoli km.17.

Ferrovia Circumvesuviana con treni frequenti, celeri e comodi (ahimè!); strada provinciale. Acqua del Serino, luce elettrica, cinematografo.

 La città, vera città giardino, situata al centro delle verdi pendici del Monte Somma, ha dinanzi a sé il luminoso e incantevole scenario della pianura campana ( con Nola, Caserta, Maddaloni) e dell’Appennino sannitico (Matese, Partenio, Taburno).

Riposante villeggiatura, rinomata fin dall’antichità per la fresca salubrità dell’aria (‘ncoppa ‘a muntagna ‘e Somma nun se po’ mai murì…dice un’appassionata canzone napoletana dei primi del 1900); amata particolarmente da Alfonso d’Aragona, dal Sannazzaro, dal Cardarelli, che la raccomanda per le malattie del ricambio.

Interessante zona turistica: ascensioni al Vesuvio.

Importante zona monumentale: ruderi romani; Chiesa angioina di S. Domenico; Chiesa di S. Maria del Pozzo con affreschi del dugento e del quattrocento e con portico cinquecentesco; castello e mura aragonesi; Starza della Regina; Chiesa collegiata con insigne volta settecentesca.

Produce ed esporta legumi primaticci, frutta pregevole, vini leggeri da pasto, uve da tavola, fra cui primeggia abbondante la celebrata uva catalanesca, specialità di Somma Vesuviana, di sapore squisito, di lunga conservazione, d’inestimabile valore terapeutico, tale da fare di Somma Vesuviana una «Stazione uvale» tra le primissime in Italia.

( a cura di Mimmo Parisi)