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“I tesori del Vesuvio”: al Circolo “A. Diaz” le “eccellenze” ottavianesi nell’arte della “tavola imbandita”

In un momento in cui sembra diventare più intenso il tradizionale pessimismo degli Ottavianesi sul destino della città, la 3a edizione dell’evento organizzato dal Circolo “A. Diaz” ha dimostrato che nella gastronomia e nell’amore per la cultura le “eccellenze” di oggi portano avanti, in modo splendido, una tradizione gloriosa.

 

Michele Romano, presidente del Circolo “A. Diaz”, i suoi collaboratori, i soci tutti del sodalizio hanno organizzato una splendida edizione dell’evento “I tesori del Vesuvio”, adattando nel modo migliore il “luogo” messo a disposizione da Peppe De Liguori, un luminoso giardino, che ha contribuito, con la sua bellezza, a esaltare la gioia del convito, ad infiammare, con vivace eleganza, lo spirito della festa. Un grazie particolare merita il prof. Vincenzo Falco, preside (consentitemi l’uso dell’antico titolo) dell’Istituto Alberghiero che ha sostenuto in molti modi l’organizzazione dell’evento.

Nella serata di giovedì abbiamo ringraziato il sindaco di Ottaviano, prof. Biagio Simonetti, i politici, gli sponsor. Venerdì e sabato al centro, reale e metaforico, della “tavola” c’erano, ovviamente, i vini di Villa Dora, di “Fiore Romano” e di Michele Romano, con la loro magica testimonianza della gloria secolare dei vini vesuviani, che già nel 1597 Andrea Bacci giudicò superiori a ogni altro vino, sottolineando “il colore dell’oro” del “greco del Somma” e la particolare potenza di questo vino che consentiva già all’odore di trasmettere forza al corpo e all’anima. Erano presenti, tra gli espositori, i Bifulco di “BifBurger exclusive”, artisti raffinati della gastronomia della carne, famosi in tutto il territorio, eredi certamente del Giovanni Bifulco che a metà dell’’800 gestiva una importante beccheria a San Gennarello di Ottajano e forniva di carni le truppe stanziate a Nola.

In quegli anni Stefano Soglia, cuoco di Giuseppe IV Medici, principe di Ottajano, famoso per il “fricandò di vitella” e per le “costatelle di vitella in salsa di capperi”, nei giorni della festa di San Michele cucinava una quantità enorme di polpette, distribuite ai “miseri” dalla Congrega dell’Oratorio. Sabatino Sessa ha profumato l’aria del convito con la sua pasticceria. Quando vedo i dolci preparati dal Maestro Sabatino, ricordo sempre quella pagina in cui Alberto Capatti paragona l’arte del pasticciere alla scultura e alla pittura: scegliere gli ingredienti, disporli in armonia, “scolpire” la forma, tener conto della combinazione dei colori: il grande pasticciere deve essere anche musico. Ma questo vale per tutti i Maestri della “tavola imbandita”.

Non è un caso che Gianfranco Iervolino, Maestro dell’arte della pizza e del “fritto” napoletano, abbia anche il talento del cantante. Già scrissi, e ora ripeto, che l’amore per la musica fa sì che Gianfranco Iervolino non possa sbagliare né un fritto, né una pizza, nemmeno se lo volesse: Salvatore Micera, figlio di “Pallino”, famoso taverniere nella Napoli dell’’800, preparava quasi ogni giorno i suoi “fritti” e le sue pizze per il grande musicista Mercadante, di cui conosceva a memoria le opere, e pareva che le sue mani si muovessero intorno agli impasti e sui ripieni ispirandosi ai motivi del Maestro. Il movimento delle mani di Gianfranco Iervolino è un concerto.

Il “Frantoio oleario” di Emilio Ragosta mi ha ricordato che nel 1856 l’”ugliararo” ottajanese Salvatore Perone andava, sul carro tirato da muli, a vendere l’olio al minuto alle famiglie che abitavano nei luoghi lontani dal centro di Ottajano: altri – Lorenzo Cristofaro e Giovanni Sepe- dichiaravano alle autorità di vendere solo olio per la cucina, invece i membri della famiglia Perillo vendevano anche l’olio per l’illuminazione: anche quest’olio particolare, prodotto dai principi di Ottajano negli uliveti del luogo che non a caso era chiamato “’o Paraviso” – e ancora così si chiama – nel 1821 venne liberato dal peso del dazio da un decreto di Luigi de’Medici, e un politico maligno disse che il Cavaliere aveva cancellato il dazio per favorire suo fratello Giuseppe III Medici, produttore di olio di prima qualità negli oliveti di Ottajano e di Terzigno.

A proposito di Luigi de’ Medici La serata è stata allietata dalla professionalità elegante dei ragazzi dell’Istituto Alberghiero, dalla competenza del personale, dalla sfavillante finezza degli abiti che raffinate “modelle” hanno mostrato ai presenti. Alcuni alunni del Liceo Classico “A.Diaz” hanno letto passi tratti dalle relazioni dei “viaggiatori sul Vesuvio”, e intanto altri alunni del Liceo suonavano e danzavano. Insomma non è mancato niente.  Dovrei parlare del pane e delle “freselle”, ma a questo tema dedicherò un articolo a parte. Ovviamente, in questo articolo ho parlato solo dei “Maestri” di cui ho conoscenza diretta e che ho incontrato e salutato giovedì sera: ma mi riprometto di parlare anche dell’arte di altri Maestri ottavianesi, delle pizze del “Caino”, per esempio, e dei dolci del Bar Raja.

 

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