Inseguimento nel Vesuviano, la fuga finisce nel cortile dei carabinieri

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  Una fuga incredibile, conclusa nel modo più paradossale possibile: direttamente dentro una caserma dei Carabinieri. È quanto accaduto a San Sebastiano al Vesuvio, dove due giovani sono stati fermati dopo aver rubato un’auto e tentato una disperata fuga. Tutto è iniziato nel tardo pomeriggio, quando Antonio Pignetti e Carmine Liberti si sono impossessati di una Fiat 500X parcheggiata lungo la strada. Il colpo, però, è durato pochissimo. Una pattuglia dei Carabinieri ha intercettato il veicolo sospetto e ha imposto l’alt, ma i due hanno scelto di non fermarsi, dando il via a un inseguimento. La corsa si è interrotta bruscamente in una strada senza uscita. A quel punto i due hanno abbandonato l’auto e hanno proseguito la fuga a piedi, cercando di far perdere le proprie tracce. Nel tentativo di scappare, hanno scavalcato una recinzione, convinti di essersi messi al sicuro. In realtà, si erano introdotti nel cortile della caserma dei Carabinieri forestali. Lì sono stati immediatamente bloccati dai militari presenti e raggiunti poco dopo dai colleghi che li stavano inseguendo. Per entrambi sono scattate le manette con l’accusa di furto. Un errore clamoroso, reso ancora più evidente dal fatto che l’edificio fosse chiaramente riconoscibile, anche grazie alla luce del giorno. Non si tratta, però, di un episodio isolato. I due erano già finiti nei guai pochi giorni prima per un furto simile, conclusosi con uno schianto contro un muro dopo aver dimenticato il bloccasterzo inserito. I precedenti sono numerosi: denunce per possesso di strumenti atti allo scasso, arresti per furti d’auto e altri tentativi falliti negli ultimi anni. Una sequenza di episodi che racconta una “carriera” segnata da colpi mal riusciti e finali sempre sfavorevoli.

La leadership che sale: quando la comunicazione parte dal basso e trasforma il vertice

Questo articolo mostra come la “comunicazione che sale” possa cambiare decisioni, carriera e cultura aziendale, anche quando i capi non sono subito pronti ad ascoltare. Un ribaltamento di prospettiva che distingue il semplice dipendente da chi diventa, di fatto, un leader riconosciuto.    Avevo appena pubblicato l’articolo della settimana scorsa e la mia mente – mentre guidavo andando verso Napoli – vagava in riflessioni che riguardavano la leadership, la comunicazione, il lavoro in generale, i processi e le relazioni che crea, comporta, talvolta estremizza. E così, vagando, ho deciso di scrivere cambiando il paradigma, cambiando lo schema che ci vuole osservatori della comunicazione solo da parte di chi guida, quando, di fatto, così non è. E allora mi saprete dire voi, se le osservazioni fatte vi sono state di ausilio.   Per anni abbiamo raccontato la comunicazione aziendale come un flusso lineare e discendente: dal leader al team, dal titolare ai collaboratori, dal vertice alla base operativa. Manuali, corsi e best practice si sono concentrati su come i manager possano essere più chiari, empatici, persuasivi. Tutto corretto, tutto necessario. Ma incompleto.   C’è una dimensione meno esplorata, eppure decisiva: la comunicazione che sale. Quella dei dipendenti verso i leader. Quella che attraversa la piramide in direzione opposta. Quella che, se ben gestita, non solo migliora il clima aziendale, ma contribuisce in modo concreto alle decisioni strategiche. Invertire il punto di vista non è un esercizio teorico: è un atto di maturità organizzativa. Significa riconoscere che la leadership non è una posizione, ma una competenza diffusa. E che ogni professionista, indipendentemente dal ruolo, può esercitarla attraverso la qualità della propria comunicazione.   Oltre il mito del leader solitario Nell’immaginario collettivo, il leader è colui che guida, decide, parla. È la voce autorevole che indica la direzione. Ma nelle organizzazioni contemporanee, sempre più complesse e interconnesse, questa visione è limitante. Le decisioni migliori nascono da un confronto autentico, da informazioni che circolano, da feedback che arrivano anche – e soprattutto – da chi vive quotidianamente i processi operativi. In questo scenario, il dipendente non è un semplice esecutore, ma un osservatore privilegiato, un sensore attivo, un contributore di valore. Eppure, molti collaboratori rinunciano a comunicare verso l’alto. Perché? Timore di esporsi; paura del giudizio; sensazione di non essere ascoltati; mancanza di strumenti comunicativi adeguati. Qui entra in gioco un concetto chiave: la responsabilità comunicativa individuale. Non possiamo controllare sempre l’apertura del leader, ma possiamo migliorare la qualità del nostro messaggio.  

Comunicare verso l’alto: una competenza strategica

La comunicazione verso il vertice non è improvvisazione. È una competenza che richiede: chiarezza, sintesi, consapevolezza del contesto, capacità di leggere le priorità aziendali, intelligenza emotiva. Non si tratta di “parlare al capo”, ma di costruire un dialogo efficace con chi prende decisioni. Chi padroneggia questa competenza compie un salto qualitativo: smette di essere solo un ruolo operativo e diventa un attore strategico. Il primo passo: capire come pensa il leader Per comunicare in modo efficace verso l’alto, è fondamentale uscire dalla propria prospettiva e adottare quella del leader. Un titolare o un manager vive quotidianamente sotto pressione, con: responsabilità economiche scadenze stringenti necessità di prendere decisioni rapide gestione di più variabili contemporaneamente; ciò significa che il tempo e l’attenzione sono risorse limitate. Un errore frequente dei dipendenti è comunicare in modo: prolisso o poco focalizzato; emotivamente carico, ma poco strutturato. Un messaggio efficace verso il vertice, invece, è: sintetico orientato alla soluzione supportato da dati o esempi concreti allineato agli obiettivi aziendali  

Dalla lamentela alla proposta: il cambio di paradigma

  Uno dei passaggi più trasformativi riguarda il modo in cui vengono portati i problemi. Comunicazione inefficace “Questo processo non funziona, perdiamo un sacco di tempo.” Comunicazione efficace “Ho notato che il processo X ci fa perdere circa 3 ore a settimana. Ho pensato a un’alternativa che potrebbe ridurre i tempi del 30%. Posso mostrarti come?” La differenza è enorme. Nel primo caso: si genera frustrazione si trasferisce il problema si chiede implicitamente al leader di risolvere. Nel secondo: si porta consapevolezza si offre una soluzione si dimostra proattività. Qui emerge il concetto centrale: il dipendente che comunica così sta già esercitando leadership.

Leadership comunicativa: un comportamento, non un titolo

Essere leader nella comunicazione significa assumersi la responsabilità del messaggio, del tono e dell’impatto. Vediamo alcune situazioni concrete. Scenario 1: dare un feedback al proprio responsabile Situazione delicata: il capo ha preso una decisione che ha creato inefficienze nel team. Approccio inefficace: evitare il confronto parlarne con i colleghi (lamentela orizzontale) accumulare frustrazione Approccio efficace: “Ho osservato gli effetti della decisione X sul team. In particolare, abbiamo avuto queste difficoltà… Mi chiedevo se possiamo valutare insieme un’alternativa che mantenga l’obiettivo ma migliori l’operatività.” Cosa succede qui? si evita il giudizio si portano fatti si propone collaborazione. Questa è leadership. Scenario 2: chiedere un aumento o una promozione Molti professionisti affrontano questo momento con disagio o improvvisazione. Errore comune: “Lavoro qui da tanto, credo sia giusto un aumento.” Comunicazione strategica: “Negli ultimi 12 mesi ho contribuito a questi risultati concreti… Ho anche sviluppato queste competenze. Vorrei confrontarmi con te sulla possibilità di un’evoluzione del mio ruolo e della mia retribuzione, in linea con il valore generato.” Qui il focus è: valore risultati crescita. Non richiesta emotiva, ma argomentazione professionale. Il ruolo dell’intelligenza emotiva Dire la cosa giusta nel momento sbagliato è, spesso, equivalente a non dirla affatto. Un professionista evoluto sa quando: intervenire in una riunione chiedere un confronto individuale attendere un momento più opportuno. Questa è una forma avanzata di leadership. Il coraggio di esporsi C’è un elemento imprescindibile: il coraggio. Comunicare verso l’alto significa esporsi, uscire da una posizione di comfort, accettare il rischio di non essere accolti. Ma il silenzio ha un costo: idee non espresse problemi non risolti crescita bloccata. Al contrario, chi comunica in modo efficace: aumenta la propria visibilità costruisce credibilità diventa un punto di riferimento.
Quando il leader non ascolta Tema realistico e spesso scomodo. Non tutti i leader sono aperti al confronto. Non tutte le organizzazioni favoriscono la comunicazione bidirezionale.
In questi casi, il professionista ha tre possibilità: Adattare il proprio stile trovare modalità più efficaci per farsi ascoltare; costruire alleanze interne condividere idee con altri interlocutori influenti; valutare il contesto capire se l’ambiente consente crescita o meno. La comunicazione è potente, ma non onnipotente. Serve anche lucidità nel leggere il sistema. Dalla comunicazione alla reputazione interna Ogni interazione contribuisce a costruire la percezione che gli altri hanno di noi. Un dipendente che: comunica in modo chiaro porta soluzioni si esprime con rispetto e sicurezza viene percepito come: affidabile competente potenzialmente leader. Questa reputazione è un asset invisibile, ma determinante. Spesso le opportunità non nascono solo dalle performance tecniche, ma dalla capacità di comunicarle. La comunicazione come leva di carriera Molti professionisti restano bloccati non per mancanza di competenze, ma per scarsa capacità di comunicarle. Chi sa comunicare verso l’alto: rende visibile il proprio contributo influenza decisioni accelera il proprio percorso. Non si tratta di “farsi notare” in modo superficiale, ma di portare valore in modo consapevole e strategico. Allenare la competenza Come ogni abilità, anche questa si può sviluppare. La crescita passa dalla consapevolezza. Una nuova cultura organizzativa Quando la comunicazione verso l’alto diventa diffusa, cambia l’intera organizzazione. Si crea: maggiore trasparenza migliore qualità delle decisioni più coinvolgimento senso di responsabilità condivisa. Il leader non perde potere: lo moltiplica. E i dipendenti non “invadono” il suo ruolo.    

Risanamento e rilancio a Napoli: un’operazione di eccellenza firmata da un team di professionisti

Napoli, 12 marzo 2026 – In un contesto economico complesso e spesso caratterizzato da difficoltà strutturali per le imprese del commercio al dettaglio, si distingue una brillante operazione di risanamento aziendale che rappresenta un caso concreto di successo nell’applicazione degli strumenti previsti dal Codice della crisi d’impresa.
Si è infatti concluso positivamente il percorso di ristrutturazione di una rilevante realtà commerciale attiva in Campania nei settori dell’elettronica di consumo, elettrodomestici, informatica, telefonia e prodotti per la casa. Un’azienda radicata sul territorio, con una rete di punti vendita e un significativo impatto occupazionale, che oggi guarda al futuro con rinnovata solidità.
Il risultato – formalizzato con l’omologazione del concordato preventivo in continuità diretta da parte del Tribunale di Napoli – è il frutto di un lavoro altamente qualificato sotto il profilo giuridico, finanziario e strategico. Determinante è stato il consenso espresso dalla Golden Class, dall’Agenzia delle Entrate e dagli altri creditori, a conferma della credibilità e della sostenibilità del piano presentato.
Ma ciò che rende particolarmente rilevante questa operazione è la sua capacità di coniugare rigore tecnico e visione industriale. Il piano ha infatti consentito di garantire la continuità aziendale, mantenendo attivi sette punti vendita e salvaguardando circa 150 posti di lavoro, evitando così un impatto sociale significativo sul territorio.
Al centro di questo successo vi è il lavoro sinergico di un team di professionisti che ha saputo gestire con competenza e precisione una procedura complessa, valorizzando appieno gli strumenti normativi disponibili, in particolare quelli previsti dagli articoli 112 e 88 del Codice della crisi d’impresa.
L’operazione è stata guidata dal dott. Francesco Giordano, advisor finanziario, che ha coordinato la strutturazione del piano e l’equilibrio economico-finanziario dell’intervento. Al suo fianco, l’avv. Carmine Romano, advisor legale, ha curato gli aspetti giuridici della procedura, assicurando il corretto utilizzo degli strumenti normativi e il dialogo con gli organi della procedura.
Fondamentale anche il contributo del team dello Studio Francesco Giordano Commercialisti – composto dalla dott.ssa Lina Aliperta, dalla dott.ssa Angelica Capasso e dal dott. Giuseppe Maiello – che ha supportato ogni fase dell’operazione con un approccio analitico, rigoroso e orientato al risultato.
Questa operazione rappresenta un esempio virtuoso di come competenze multidisciplinari, visione strategica e utilizzo efficace delle normative possano trasformare una situazione di crisi in un’opportunità di rilancio.
In un panorama in cui troppo spesso le crisi aziendali si traducono in chiusure e perdita di posti di lavoro, il caso napoletano dimostra invece che esistono percorsi alternativi, capaci di preservare valore economico e sociale.
Un risultato che non solo restituisce prospettive a un’impresa e ai suoi lavoratori, ma che rafforza anche la fiducia nel sistema degli strumenti di regolazione della crisi e nel ruolo determinante dei professionisti che li applicano con competenza ed efficacia.

Somma, tra tradizione e nutrizione: le avventure di Nonno Gigi

Somma Vesuviana. Riceviamo e pubblichiamo:  “Le gustose avventure con Nonno Gigi” è un racconto illustrato che porta bambini e famiglie nel cuore delle tradizioni vesuviane, tra orti, vigneti e profumi di campagna. Attraverso le stagioni, Nonno Gigi guida i nipoti Fabio e Laura – con il cagnolino Ciciniello – tra leggende, riti antichi e mestieri, trasformando i gesti quotidiani in insegnamenti di vita. Al centro ci sono la memoria delle comunità vesuviane, il rispetto della terra, la trasmissione dei saperi e dei valori che rischiano di perdersi. Le ricette della cucina locale e i principi della Dieta Mediterranea diventano parte integrante del racconto. In appendice, un ricettario curato dalla nutrizionista Filomena Castaldo presenta le preparazioni ai ragazzi con un linguaggio semplice, ma rigoroso, arricchito da notazioni scientifiche sui valori nutrizionali e nutraceutici degli alimenti. Un libro che vuole divertire ed educare allo stesso tempo, un prezioso scrigno di tradizioni e consigli. Il libro si arricchisce anche di un messaggio profondo e attuale: il tempo condiviso in famiglia, fatto di ascolto, gesti semplici e ritualità quotidiane, rappresenta una vera forma di cura e prevenzione. Coltivare relazioni sane e momenti di convivialità consapevole aiuta infatti a costruire un rapporto equilibrato con il cibo e con se stessi, contribuendo a prevenire disturbi e fragilità emotive. Un libro che vuole divertire ed educare allo stesso tempo, diventando un prezioso scrigno di tradizioni, affetti e buone abitudini per il benessere delle nuove generazioni.
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Tir impazzito si ribalta col carico, terrore sulla 162 ad Acerra

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  Un incidente ha mandato in tilt la viabilità lungo la Statale 162, nel tratto tra Nola e Villa Literno, all’altezza di Acerra. Un tir si è improvvisamente ribaltato, causando disagi significativi alla circolazione e l’intervento massiccio dei soccorsi. Il mezzo pesante, per motivi ancora da chiarire, si è capovolto su un lato finendo contro il guardrail. Il carico trasportato si è disperso sulla carreggiata, rendendo necessario un lungo intervento di messa in sicurezza. Le immagini diffuse sui social mostrano il tir completamente rovesciato e i vigili del fuoco al lavoro. Fondamentale l’intervento dei caschi rossi, che hanno operato per liberare la strada e mettere in sicurezza l’area. Sul posto anche le forze dell’ordine, impegnate nei rilievi e nella gestione del traffico, con deviazioni e rallentamenti che hanno interessato l’intero tratto. Il conducente del mezzo è rimasto ferito ed è stato trasferito in codice d’urgenza all’Ospedale del Mare. Non sono state diffuse al momento ulteriori informazioni sulle sue condizioni, ma non risulterebbero coinvolti altri veicoli. L’episodio riaccende l’attenzione sulla sicurezza lungo questo asse viario, tra i più trafficati dell’area metropolitana di Napoli, spesso teatro di incidenti soprattutto per la presenza di mezzi pesanti. Le operazioni di rimozione del tir vanno avanti.

“Una Somma di Libri” presenta “Pensieri sospesi”: il debutto poetico che dà voce a una generazione

Si terrà domani, sabato 28 marzo, alle ore 17, presso la Cartolibromania di via Roma, 46 a Somma Vesuviana, la prima “Agorà poetica”, organizzata nell’ambito della rassegna letteraria “Una Somma di libri”. Ospiti dell’evento i poeti: Roberto Menna e Rosanna Lemma. In particolare, introduciamo l’opera “Pensieri Sospesi” con un’attenta analisi della silloge d’esordio del giovane poeta Menna. Secondo la teoria formalista di Viktor Slovskij, la poesia è fondamentale per rompere l’automatismo con cui percepiamo il mondo. Attraverso il processo dello “straniamento”, vediamo il mondo come se fosse nuovo e la nostra percezione cambia radicalmente. Siamo abituati, infatti, a una quotidianità frenetica dove gli elementi intorno a noi diventano quasi “invisibili”, poiché tendiamo a darli per scontati. Invece, la poesia li rende di nuovo percepibili sia nella loro semplicità che nella loro complessità. La poesia, attraverso tecniche espressive particolari, diventa lo strumento per riappropriarsi di una realtà più intensa e significativa. Secondo Alda Merini «la poesia è vita e la vita è la poesia», quindi la trascrizione dell’esperienza vissuta che si tramuta in parola. Lo stesso filosofo Friedrich Schlegel, considerato uno dei fondatori del primo Romanticismo tedesco, ricorda che la poesia diventa strumento per comprendere: non descrive semplicemente il mondo ma, nella sua potenza conoscitiva, getta le basi per costruirlo. Molti autori moderni sottolineano, infatti, il concetto di realtà molteplice, come lo stesso Luigi Pirandello o Giacomo Leopardi, che parla di tensione tra realtà e immaginazione. Per immergersi in questo mondo “Ci vorrebbe un libro…” per imparare a guardare con occhi diversi, profondi, consapevoli e capaci di cogliere ciò che apparentemente ci sfugge. Quel libro è “Pensieri sospesi”, silloge d’esordio di Roberto Menna, edita LER. «I lettori e le lettrici che mi immagino sono quelli che si guardano dentro e cercano di dare risposte a domande che molto spesso non ne hanno. Per me la poesia è questo: esprimere su carta emozioni e sentimenti che, nella vita quotidiana, tendiamo a reprimere.» Ha dichiarato l’autore. Difatti, “Pensieri sospesi” è una vera e propria mappa emotiva delicata e sincera, un viaggio che si snoda tra i vicoli della memoria personale del poeta, allo scopo di dare un corpo solido a ciò che, per natura, è volatile. Menna dà voce alla sua generazione, sospesa tra il desiderio di realizzazione e la paura dell’ignoto, descrivendo quel “senso di vuoto” che solo la parola scritta riesce a colmare. Ma cos’è la poesia per lui? «È qualcosa che rallenta, che ti costringe a fermarti e ti dà la possibilità di guardarti davvero dentro. In un certo senso, ti permette di dare voce a lati di te che magari, fino a quel momento, non pensavi nemmeno di avere.» Volendo analizzare l’architettura del pensiero poetico di Menna, partendo dal titolo stesso, questa evoca un’immagine di attesa e di leggerezza. Come suggerito nella prefazione a cura della dott.ssa Fortuna Dubbioso, i suoi versi agiscono come una “finestra di carta e inchiostro”. L’autore si ferma sulla soglia tra il mondo interiore e la realtà quotidiana, lasciando che le sue riflessioni fluttuino e rapiscano il lettore. I versi scorrono con un ritmo naturale, quasi seguendo il battito di un cuore che cerca di analizzare ciò che è difficile esprimere a voce. La raccolta si articola attorno a nuclei tematici universali, declinati, però, con una sensibilità strettamente individuale. Dall’identità alle radici, emerge con forza il legame con la propria terra e con le tradizioni familiari. L’amore è trattato con una purezza quasi d’altri tempi, visto come ancora di salvezza. La cifra stilistica di Menna risiede nella sua limpidezza. Rifuggendo da ermetismi astrusi, la sua è una poesia “democratica” e immediata. Raggiunge tutti e parla ai cuori di tutti. È una poesia che “scaturisce dal desiderio di ascoltarsi”, che fa riflettere, trasformando l’introspezione in un dono per il lettore. E mentre si parla del suo ultimo lavoro, Roberto Menna ci confessa di essere già a lavoro per altre pubblicazioni. «Sto continuando a scrivere, a cercare ispirazione, a capire fin dove posso arrivare con le parole e con quello che sento.»

Commenti sessisti alla comandante della Polizia locale di Camposano

In questi giorni sono stati segnalati dal sindacato Csa diversi commenti sessisti fatti alla nuova comandante della Polizia locale del comune di Camposano

Il tutto è avvenuto in questi giorni, quando il sindaco Francesco Barbato ha nominato e promosso la nuova Comandante della Polizia Locale del comune di Camposano.

A seguito della nomina si sono scatenati diversi insulti sessisti, alludendo a favoritismi per il posto ottenuto. I commenti sono del tipo: “Qui pelo ci cova”, “Verificare subito grado di parentela e informare la moglie del sindaco”. Insomma, commenti di cattivo gusto che vanno ad intaccare l’integrità della comandante.

Da qui, è scattata subito la denuncia ed è intervenuto il sindacato maggiormente rappresentativo della Polizia Locale, il CSA. Il sindacato ha rilasciato una nota, firmata dalla segreteria provinciale di Napoli, dove esprime “la più ferma e totale solidarietà alla Comandante della Polizia Locale di Camposano per l’inaudita ondata di attacchi – molti dei quali di stampo sessista e volgare – ricevuti a mezzo social network in questi giorni. Quanto accaduto è inaccettabile”.

La situazione è nata a seguito di un post sui social pubblicato da Carmela Rescigno (schierata con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci) dove commenta la nomina e attacca l’amministrazione del sindaco Francesco Barbato (del centrosinistra). Da precisare che nel contenuto di questo post non sono presenti attacchi diretti e commenti sessisti alla neo-comandante, ma solo una precisazione sui fregi indossati sulla divisa.

Nel post si legge: “Nulla contro la neo proclamata comandante della polizia locale. L’utilizzo dell’uniforme e dei relativi segni distintivi è materia disciplinata dalla normativa regionale, la quale stabilisce in modo puntuale tipologia, composizione e modalità di utilizzo degli elementi distintivi dell’uniforme, quali gradi, mostrine, fregi e copricapi. Ma a Camposano è accaduto che è stato attribuito dal Sindaco il grado di Capitano ad una dipendente inquadrata nell’Area degli Istruttori (ex categoria C)”.

“La qual cosa – continua Carmela Rescigno – si pone in contrasto con la disciplina regionale vigente, trattandosi di materia già compiutamente regolata dalla normativa regionale e non rimessa alla discrezionalità dell’amministrazione comunale”.

Questo non è sicuramente il primo caso. Infatti, questo episodio fa parte di una lunga serie di eventi simili, accaduti in altri Comuni.

In ogni caso, a seguito del post della Rescigno, si sono scatenati decine e decine di commenti e insulti sessisti contro la neo-comandante della Polizia Locale di Camposano. Da qui, è intervenuto il sindacato CSA a difesa della donna.

Il sindacato, in un comunicato, ha dichiarato: “Chi ha dato il via a questa gogna mediatica non abbia minimamente considerato che dietro quella divisa batte il cuore di una donna, di una lavoratrice e di una mamma. L’attacco politico o amministrativo è legittimo se rimane nei binari del confronto civile. L’insulto personale, il sessismo e la denigrazione social sono, invece, il segno di una deriva culturale che non possiamo e non vogliamo tollerare”.

“Il CSA – conclude – non resterà a guardare mentre si tenta di demolire la dignità di chi rappresenta la Polizia Locale di Camposano. A tal fine, comunichiamo ufficialmente che il sindacato si riserva di costituirsi parte civile in ogni eventuale sede giudiziaria. Non permetteremo che il populismo digitale e la ricerca di un “like” facile calpestino i diritti e l’onore di chi serve le istituzioni con impegno e sacrificio”.

Il primo atto ha avuto il lieto fine sperato: cosa ci attende martedì?

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L’Italia ha superato il primo turno dei playoff battendo l’Irlanda del Nord per 2-0, nonostante qualche difficoltà offensiva. Al triplice fischio, si è dovuto attendere un po’ per conoscere l’avversario della finale, dal momento che Galles e Bosnia sono arrivate fino ai rigori. L’ultimo ostacolo che occorre superare per tornare finalmente ai Mondiali dopo 12 anni è rappresentato proprio dalla nazionale balcanica, capitanata dal sempreverde Dzeko, ieri ancora decisivo. Entrambe le trasferte sarebbero state piuttosto calde, in ambienti tutt’altro che tranquilli; la “preferenza” per la Bosnia è dettata dal fatto che è una squadra che gioca più a viso aperto, mentre la nostra nazionale fa molta fatica contro chi si difende molto basso, come si è visto anche nel primo tempo di ieri sera. Chiaramente, non bisogna sottovalutare l’avversario e in tal senso, atteggiamenti come quelli di Dimarco e Vicario che hanno esultato dopo i rigori, devono essere solo momentanei e non devono riflettersi in partita. D’altra parte, bisogna anche dire che non era necessario mandare in onda questa scena, come rimarcato da Adani durante il post-partita, che adesso può diventare una spinta in più, semmai ce ne fosse bisogno, per gli avversari.

Tornano ad Acerra alcuni antichi reperti, anfore e ceramiche: verranno esposte al Museo Archeologico nel Castello

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ACERRA – Il Museo Archeologico di Acerra si arricchisce di nuovi reperti. Questa mattina, infatti, personale della Soprintendenza Archeologica dell’Area Metropolitana di Napoli e del Commissariato di Polizia di Acerra hanno ufficialmente ‘liberato’ alcuni antichi cimeli consegnandoli al Comune di Acerra. Si tratta di materiale oggetto di sequestro da parte della Polizia di Stato avvenuto nel 2022, dissequestrato a conclusione dell’iter giudiziario e consegnato alla Soprintendenza Archeologica che a sua volta li ha depositati presso il Museo Archeologico di Acerra, ubicato all’interno del Castello dei Conti. Otto preziose ceramiche tra anfore e coppe databili tra il VI ed il III Secolo A.C. rinvenute nell’Area Archeologica di Suessula. Alla consegna hanno preso parte il Sindaco Tito d’Errico, l’Assessore al Castello Francesca La Montagna e il Dirigente dell’Ufficio Cultura dell’ente Giovanni Soria. “Una bella giornata per la nostra città – ha sottolineato il sindaco – ringrazio il Commissariato di Polizia di Acerra, la Soprintendenza e l’Ufficio Cultura del Comune che ognuno per il proprio ruolo hanno lavorato per fare in modo che questi oggetti tornassero nella disponibilità del Museo Archeologico. Un Museo che sta riscuotendo sempre più successo, sempre più visitato e che conferma come la Cultura stia dando una narrazione differente ad Acerra, città ricca di tradizione, di storia con un patrimonio culturale rilevante”.

Illegittima la decadenza di Maiello, comandante batte Comune di Pomigliano in tribunale

  Si chiude con una sconfitta per il Comune di Pomigliano d’Arco il lungo contenzioso legato alla posizione del comandante della polizia municipale Luigi Maiello. La quinta sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Paolo Giovanni Nicolò Lotti, ha infatti respinto il ricorso presentato dall’ente contro la sentenza del Tar Campania che aveva annullato il provvedimento di decadenza dall’impiego. La vicenda trae origine dal 2024, quando il Comune aveva disposto la decadenza di Maiello ritenendo non validi alcuni titoli e presupposti alla base della sua assunzione a tempo indeterminato come dirigente della municipale, avvenuta nel 2020. Un provvedimento immediatamente contestato davanti ai giudici amministrativi. In una prima fase, il Tar Campania aveva sospeso la decadenza, consentendo al dirigente di rientrare in servizio, seppur non nel ruolo originario di comandante. Maiello era stato infatti assegnato alla guida dell’ufficio anagrafe. Successivamente, nell’aprile 2025, lo stesso Tar aveva annullato definitivamente l’atto del Comune, ritenendolo illegittimo. Da qui la decisione dell’amministrazione di impugnare la sentenza davanti al Consiglio di Stato. Tuttavia, i giudici di secondo grado hanno confermato integralmente quanto già stabilito, respingendo l’appello e sancendo in via definitiva l’illegittimità del provvedimento di decadenza. Nelle motivazioni, emerge un principio centrale: l’amministrazione non può rimettere in discussione, a distanza di tempo e senza evidenti falsità documentali, la validità dei titoli già valutati in sede concorsuale. Un limite che, secondo i giudici, impedisce di intervenire retroattivamente su atti ormai consolidati. Nel frattempo, Maiello non è tornato alla guida della polizia municipale di Pomigliano. Dopo il periodo trascorso all’anagrafe e una fase di sospensione dal servizio, ha accettato un incarico temporaneo presso il comando dei vigili urbani di Arzano. Ora il Comune dovrà dare esecuzione alla sentenza entro i termini previsti. Il sindaco ha preferito non rilasciare dichiarazioni immediate, riservandosi di approfondire il contenuto delle motivazioni.