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La leadership che sale: quando la comunicazione parte dal basso e trasforma il vertice
Comunicare verso l’alto: una competenza strategica
La comunicazione verso il vertice non è improvvisazione. È una competenza che richiede: chiarezza, sintesi, consapevolezza del contesto, capacità di leggere le priorità aziendali, intelligenza emotiva. Non si tratta di “parlare al capo”, ma di costruire un dialogo efficace con chi prende decisioni. Chi padroneggia questa competenza compie un salto qualitativo: smette di essere solo un ruolo operativo e diventa un attore strategico. Il primo passo: capire come pensa il leader Per comunicare in modo efficace verso l’alto, è fondamentale uscire dalla propria prospettiva e adottare quella del leader. Un titolare o un manager vive quotidianamente sotto pressione, con: responsabilità economiche scadenze stringenti necessità di prendere decisioni rapide gestione di più variabili contemporaneamente; ciò significa che il tempo e l’attenzione sono risorse limitate. Un errore frequente dei dipendenti è comunicare in modo: prolisso o poco focalizzato; emotivamente carico, ma poco strutturato. Un messaggio efficace verso il vertice, invece, è: sintetico orientato alla soluzione supportato da dati o esempi concreti allineato agli obiettivi aziendaliDalla lamentela alla proposta: il cambio di paradigma
Uno dei passaggi più trasformativi riguarda il modo in cui vengono portati i problemi. Comunicazione inefficace “Questo processo non funziona, perdiamo un sacco di tempo.” Comunicazione efficace “Ho notato che il processo X ci fa perdere circa 3 ore a settimana. Ho pensato a un’alternativa che potrebbe ridurre i tempi del 30%. Posso mostrarti come?” La differenza è enorme. Nel primo caso: si genera frustrazione si trasferisce il problema si chiede implicitamente al leader di risolvere. Nel secondo: si porta consapevolezza si offre una soluzione si dimostra proattività. Qui emerge il concetto centrale: il dipendente che comunica così sta già esercitando leadership.Leadership comunicativa: un comportamento, non un titolo
Essere leader nella comunicazione significa assumersi la responsabilità del messaggio, del tono e dell’impatto. Vediamo alcune situazioni concrete. Scenario 1: dare un feedback al proprio responsabile Situazione delicata: il capo ha preso una decisione che ha creato inefficienze nel team. Approccio inefficace: evitare il confronto parlarne con i colleghi (lamentela orizzontale) accumulare frustrazione Approccio efficace: “Ho osservato gli effetti della decisione X sul team. In particolare, abbiamo avuto queste difficoltà… Mi chiedevo se possiamo valutare insieme un’alternativa che mantenga l’obiettivo ma migliori l’operatività.” Cosa succede qui? si evita il giudizio si portano fatti si propone collaborazione. Questa è leadership. Scenario 2: chiedere un aumento o una promozione Molti professionisti affrontano questo momento con disagio o improvvisazione. Errore comune: “Lavoro qui da tanto, credo sia giusto un aumento.” Comunicazione strategica: “Negli ultimi 12 mesi ho contribuito a questi risultati concreti… Ho anche sviluppato queste competenze. Vorrei confrontarmi con te sulla possibilità di un’evoluzione del mio ruolo e della mia retribuzione, in linea con il valore generato.” Qui il focus è: valore risultati crescita. Non richiesta emotiva, ma argomentazione professionale. Il ruolo dell’intelligenza emotiva Dire la cosa giusta nel momento sbagliato è, spesso, equivalente a non dirla affatto. Un professionista evoluto sa quando: intervenire in una riunione chiedere un confronto individuale attendere un momento più opportuno. Questa è una forma avanzata di leadership. Il coraggio di esporsi C’è un elemento imprescindibile: il coraggio. Comunicare verso l’alto significa esporsi, uscire da una posizione di comfort, accettare il rischio di non essere accolti. Ma il silenzio ha un costo: idee non espresse problemi non risolti crescita bloccata. Al contrario, chi comunica in modo efficace: aumenta la propria visibilità costruisce credibilità diventa un punto di riferimento.Quando il leader non ascolta Tema realistico e spesso scomodo. Non tutti i leader sono aperti al confronto. Non tutte le organizzazioni favoriscono la comunicazione bidirezionale.
In questi casi, il professionista ha tre possibilità: Adattare il proprio stile trovare modalità più efficaci per farsi ascoltare; costruire alleanze interne condividere idee con altri interlocutori influenti; valutare il contesto capire se l’ambiente consente crescita o meno. La comunicazione è potente, ma non onnipotente. Serve anche lucidità nel leggere il sistema. Dalla comunicazione alla reputazione interna Ogni interazione contribuisce a costruire la percezione che gli altri hanno di noi. Un dipendente che: comunica in modo chiaro porta soluzioni si esprime con rispetto e sicurezza viene percepito come: affidabile competente potenzialmente leader. Questa reputazione è un asset invisibile, ma determinante. Spesso le opportunità non nascono solo dalle performance tecniche, ma dalla capacità di comunicarle. La comunicazione come leva di carriera Molti professionisti restano bloccati non per mancanza di competenze, ma per scarsa capacità di comunicarle. Chi sa comunicare verso l’alto: rende visibile il proprio contributo influenza decisioni accelera il proprio percorso. Non si tratta di “farsi notare” in modo superficiale, ma di portare valore in modo consapevole e strategico. Allenare la competenza Come ogni abilità, anche questa si può sviluppare. La crescita passa dalla consapevolezza. Una nuova cultura organizzativa Quando la comunicazione verso l’alto diventa diffusa, cambia l’intera organizzazione. Si crea: maggiore trasparenza migliore qualità delle decisioni più coinvolgimento senso di responsabilità condivisa. Il leader non perde potere: lo moltiplica. E i dipendenti non “invadono” il suo ruolo.Risanamento e rilancio a Napoli: un’operazione di eccellenza firmata da un team di professionisti
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“Una Somma di Libri” presenta “Pensieri sospesi”: il debutto poetico che dà voce a una generazione
Secondo la teoria formalista di Viktor Slovskij, la poesia è fondamentale per rompere l’automatismo con cui percepiamo il mondo. Attraverso il processo dello “straniamento”, vediamo il mondo come se fosse nuovo e la nostra percezione cambia radicalmente. Siamo abituati, infatti, a una quotidianità frenetica dove gli elementi intorno a noi diventano quasi “invisibili”, poiché tendiamo a darli per scontati. Invece, la poesia li rende di nuovo percepibili sia nella loro semplicità che nella loro complessità. La poesia, attraverso tecniche espressive particolari, diventa lo strumento per riappropriarsi di una realtà più intensa e significativa.
Secondo Alda Merini «la poesia è vita e la vita è la poesia», quindi la trascrizione dell’esperienza vissuta che si tramuta in parola. Lo stesso filosofo Friedrich Schlegel, considerato uno dei fondatori del primo Romanticismo tedesco, ricorda che la poesia diventa strumento per comprendere: non descrive semplicemente il mondo ma, nella sua potenza conoscitiva, getta le basi per costruirlo. Molti autori moderni sottolineano, infatti, il concetto di realtà molteplice, come lo stesso Luigi Pirandello o Giacomo Leopardi, che parla di tensione tra realtà e immaginazione.
Per immergersi in questo mondo “Ci vorrebbe un libro…” per imparare a guardare con occhi diversi, profondi, consapevoli e capaci di cogliere ciò che apparentemente ci sfugge. Quel libro è “Pensieri sospesi”, silloge d’esordio di Roberto Menna, edita LER.
«I lettori e le lettrici che mi immagino sono quelli che si guardano dentro e cercano di dare risposte a domande che molto spesso non ne hanno. Per me la poesia è questo: esprimere su carta emozioni e sentimenti che, nella vita quotidiana, tendiamo a reprimere.» Ha dichiarato l’autore.
Difatti, “Pensieri sospesi” è una vera e propria mappa emotiva delicata e sincera, un viaggio che si snoda tra i vicoli della memoria personale del poeta, allo scopo di dare un corpo solido a ciò che, per natura, è volatile. Menna dà voce alla sua generazione, sospesa tra il desiderio di realizzazione e la paura dell’ignoto, descrivendo quel “senso di vuoto” che solo la parola scritta riesce a colmare.
Ma cos’è la poesia per lui? «È qualcosa che rallenta, che ti costringe a fermarti e ti dà la possibilità di guardarti davvero dentro. In un certo senso, ti permette di dare voce a lati di te che magari, fino a quel momento, non pensavi nemmeno di avere.»
Volendo analizzare l’architettura del pensiero poetico di Menna, partendo dal titolo stesso, questa evoca un’immagine di attesa e di leggerezza. Come suggerito nella prefazione a cura della dott.ssa Fortuna Dubbioso, i suoi versi agiscono come una “finestra di carta e inchiostro”. L’autore si ferma sulla soglia tra il mondo interiore e la realtà quotidiana, lasciando che le sue riflessioni fluttuino e rapiscano il lettore. I versi scorrono con un ritmo naturale, quasi seguendo il battito di un cuore che cerca di analizzare ciò che è difficile esprimere a voce. La raccolta si articola attorno a nuclei tematici universali, declinati, però, con una sensibilità strettamente individuale. Dall’identità alle radici, emerge con forza il legame con la propria terra e con le tradizioni familiari. L’amore è trattato con una purezza quasi d’altri tempi, visto come ancora di salvezza.
La cifra stilistica di Menna risiede nella sua limpidezza. Rifuggendo da ermetismi astrusi, la sua è una poesia “democratica” e immediata. Raggiunge tutti e parla ai cuori di tutti. È una poesia che “scaturisce dal desiderio di ascoltarsi”, che fa riflettere, trasformando l’introspezione in un dono per il lettore.
E mentre si parla del suo ultimo lavoro, Roberto Menna ci confessa di essere già a lavoro per altre pubblicazioni. «Sto continuando a scrivere, a cercare ispirazione, a capire fin dove posso arrivare con le parole e con quello che sento.» Commenti sessisti alla comandante della Polizia locale di Camposano
In questi giorni sono stati segnalati dal sindacato Csa diversi commenti sessisti fatti alla nuova comandante della Polizia locale del comune di Camposano
Il tutto è avvenuto in questi giorni, quando il sindaco Francesco Barbato ha nominato e promosso la nuova Comandante della Polizia Locale del comune di Camposano.
A seguito della nomina si sono scatenati diversi insulti sessisti, alludendo a favoritismi per il posto ottenuto. I commenti sono del tipo: “Qui pelo ci cova”, “Verificare subito grado di parentela e informare la moglie del sindaco”. Insomma, commenti di cattivo gusto che vanno ad intaccare l’integrità della comandante.
Da qui, è scattata subito la denuncia ed è intervenuto il sindacato maggiormente rappresentativo della Polizia Locale, il CSA. Il sindacato ha rilasciato una nota, firmata dalla segreteria provinciale di Napoli, dove esprime “la più ferma e totale solidarietà alla Comandante della Polizia Locale di Camposano per l’inaudita ondata di attacchi – molti dei quali di stampo sessista e volgare – ricevuti a mezzo social network in questi giorni. Quanto accaduto è inaccettabile”.
La situazione è nata a seguito di un post sui social pubblicato da Carmela Rescigno (schierata con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci) dove commenta la nomina e attacca l’amministrazione del sindaco Francesco Barbato (del centrosinistra). Da precisare che nel contenuto di questo post non sono presenti attacchi diretti e commenti sessisti alla neo-comandante, ma solo una precisazione sui fregi indossati sulla divisa.
Nel post si legge: “Nulla contro la neo proclamata comandante della polizia locale. L’utilizzo dell’uniforme e dei relativi segni distintivi è materia disciplinata dalla normativa regionale, la quale stabilisce in modo puntuale tipologia, composizione e modalità di utilizzo degli elementi distintivi dell’uniforme, quali gradi, mostrine, fregi e copricapi. Ma a Camposano è accaduto che è stato attribuito dal Sindaco il grado di Capitano ad una dipendente inquadrata nell’Area degli Istruttori (ex categoria C)”.
“La qual cosa – continua Carmela Rescigno – si pone in contrasto con la disciplina regionale vigente, trattandosi di materia già compiutamente regolata dalla normativa regionale e non rimessa alla discrezionalità dell’amministrazione comunale”.
Questo non è sicuramente il primo caso. Infatti, questo episodio fa parte di una lunga serie di eventi simili, accaduti in altri Comuni.
In ogni caso, a seguito del post della Rescigno, si sono scatenati decine e decine di commenti e insulti sessisti contro la neo-comandante della Polizia Locale di Camposano. Da qui, è intervenuto il sindacato CSA a difesa della donna.
Il sindacato, in un comunicato, ha dichiarato: “Chi ha dato il via a questa gogna mediatica non abbia minimamente considerato che dietro quella divisa batte il cuore di una donna, di una lavoratrice e di una mamma. L’attacco politico o amministrativo è legittimo se rimane nei binari del confronto civile. L’insulto personale, il sessismo e la denigrazione social sono, invece, il segno di una deriva culturale che non possiamo e non vogliamo tollerare”.
“Il CSA – conclude – non resterà a guardare mentre si tenta di demolire la dignità di chi rappresenta la Polizia Locale di Camposano. A tal fine, comunichiamo ufficialmente che il sindacato si riserva di costituirsi parte civile in ogni eventuale sede giudiziaria. Non permetteremo che il populismo digitale e la ricerca di un “like” facile calpestino i diritti e l’onore di chi serve le istituzioni con impegno e sacrificio”.

