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Pompei: perché i due nuovi “corpi integri” restituiti dagli scavi in realtà non sono tali

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Due uomini, un quarantenne signore di rango avvolto in un caldo mantello di lana e il suo giovane schiavo in tunica, le ossa già provate da anni di durissimo lavoro. È la nuova scoperta di Pompei venuta fuori nei giorni della pandemia e che ANSA ha raccontato ieri in esclusiva. Però male.

“Stupefacente” commenta il ministro Franceschini, “una scoperta assolutamente eccezionale”, sottolinea il direttore Massimo Osanna, anche perché “per la prima volta dopo più di 150 anni è stato possibile realizzare i calchi perfettamente riusciti delle vittime e delle cose che avevano con sé nell’attimo in cui sono stati investiti e uccisi dai vapori bollenti dell’eruzione”.

Appunto, si tratta esattamente di calchi. Come illustrano bene sulla pagina Facebook Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali, “a Pompei sono stati ricostruiti, nelle forme, i corpi di due vittime dell’eruzione attraverso la tecnica del calco, e un calco non è un corpo intatto, né un corpo pressoché integro, come invece ha titolato l’ANSA”, scrivono gli esperti di beni culturali e archeologia. La tecnica del calco fu messa a punto da Giuseppe Fiorelli, che nel 1863 intuì che riempiendo col gesso i “vuoti” lasciati nella cenere dal cadavere decomposto, fosse possibile ottenere una ricostruzione fedele della forma e della posizione del defunto nei suoi ultimi istanti di vita. “Nulla di intatto dunque: uno scheletro con intorno del gesso”, aggiungono gli autori del post.

L’immagine illustrativa condivisa dalla pagina FB Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali

Il ritrovamento è avvenuto solo alcuni giorni fa nello scavo in corso dal 2020 nella grande villa suburbana a Civita Giuliana, 700 metri a nord ovest di Pompei, dove il Parco Archeologico è al lavoro già dal 2017, con uno scavo condotto in sinergia con la Procura di Torre Annunziata e nato per fermare gli scavi clandestini dei tombaroli che qui hanno lasciato ampie tracce della loro attività. È la stessa villa nelle cui stalle – era il 2018 – sono stati trovati i resti di tre cavalli di gran razza e in particolare di uno splendido sauro completamente bardato con una raffinata sella in legno e bronzo e luccicanti finimenti come se l’uscita del padrone di casa – forse un comandante militare, forse un alto magistrato – dovesse essere imminente.

Si tratta anche della stessa residenza dove qualche mese fa è stato scoperto il muro affrescato con il fiore bianco e il graffito col nome della piccola Mummia, la bimba che potrebbe essere stata la figlia dei signori proprietari di quella tenuta, una residenza, ricorda oggi Osanna, “di altissimo pregio, con ambienti riccamente affrescati e arredati, sontuose terrazze digradanti che affacciavano sul golfo di Napoli e Capri, oltre ad un efficiente quartiere di servizio con l’aia, i magazzini per l’olio e per il vino che in profluvio di terrazzamenti e piscine si estendeva fino al mare”.

(Foto ANSA Campania)