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Giochi tradizionali campani: un viaggio antropologico

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Il gioco accompagna il destino dell’uomo sin dalla notte dei tempi. Parlare di gioco significa parlare della cultura di un popolo. Già al tempo della Grecia Antica il gioco era parte integrante dell’educazione, così come, tra gli altri, suggeriva Platone. Anche i romani davano una grande importanza al gioco e al suo ruolo pedagogico per la formazione del cittadino, essendo una simulazione delle regole della società.

Perché l’attività ludica è fondamentale per l’uomo, in ogni fase della sua vita? Perché il gioco stimola la creatività, aiuta a conoscere l’altro, a socializzare e a sviluppare l’empatia, a costruire senso identitario e comunitario. Ecco perché in tutte le culture umane è presente il gioco, ed ecco perché anche attraverso il gioco si può conoscere un popolo e il suo “carattere”.

La Campania, come tutte le regioni italiane, ha i suoi giochi tradizionali: alcuni si sono persi nel tempo e fanno parte della tradizione, altri sono arrivati indenni fino a oggi e godono ancora di buona salute.
Antesignano dello skateboard può essere considerato il Carruocciolo: due assi di legno e qualche ruota per sfrecciare tra le strade e i vicoli di Napoli. Un gioco non certo ripetibile oggi, ma molto in voga negli ann’50, quando il traffico era decisamente differente da come lo conosciamo oggi.

Altro gioco “da strada” era la pallamaglio, una sorta di golf – o polo – ante litteram, oppure, se vogliamo, la versione povera degli stessi: i giocatori dovevano colpire con una mazza una palla di legno e farle percorrere un circuito stabilito. Gioco tipico era lo strummolo, una trottola che veniva fatta volteggiare da una corda, ‘a funicella. L’obiettivo? Farla girare più tempo possibile.
Oggi, è rimasta vivo l’appellativo “strummolo” per definire una persona non esattamente acuta oppure troppo svagata.

Giochi popolarissimi, anche oltre i confini della Campania, sono i giochi legati alle carte napoletane.
Le carte e i giochi ad esse correlati hanno sempre attratto gli uomini di ogni latitudine e spesso ci sono state influenze tra culture e popoli diversi: si pensi a quante persone, grazie a servizi come Fun2Play, oggi sfidano altri giocatori online al poker Texas Hold’em, uno delle versioni del poker più note al mondo.

Le carte napoletane sono uno dei simboli di Napoli e sono parte della tradizione della città. Le carte presentano quattro semi: coppe, bastoni, spade e denari, con dieci carte per seme, di cui 7 numerate e 3 rappresentate da figure, il fante, il cavaliere e il re. I tratti femminili del fante fanno sì che le carte con questa figura siano chiamate “donne”, mentre il “gatto mammone”, nella tradizione popolare un inquietante, enorme gattone, è rappresentato al centro del tre di bastoni.

Le carte napoletane sono legate ad alcuni giochi della tradizione famosissimi: scopa, tresette, 7 e ½.
La scopa è forse il gioco più noto. Si può giocare in due, in quattro, in coppia: prendere più carte possibili e fare scopa, ossia prendere anche l’ultima carta sul tavolo, sono gli obiettivi del gioco.
Altrettanto caratteristico è il gioco del 7 e ½, per certi versi simile al blackjack, il cui scopo è raggiungere, o avvicinarsi il più possibile, al punteggio di 7 e ½.

Infine, non si può non citare il tresette, da giocare in 4 a coppie: distribuite 10 carte a testa, chi ha il 4 di denari deve cominciare la mano, con gli altri giocatori a scartare le carte dello stesso seme. Quando si esauriscono le carte dello stesso seme, i giocatori possono scartare le altre: la scelta è una questione di tattica. Vince chi ottiene più punti.

Lasciando le carte, concludiamo questo percorso nei giochi tradizionali campani con la tombola, nata nel 1734 per volontà del re Carlo III di Borbone e oggi il gioco per antonomasia del Natale dei napoletani e degli italiani tutti, che spesso accompagnano il cenone e il pranzo di Natale, tradizioni radicate in tutta Italia, con una bella tombolata.

Sulla nascita della tombola si narra un aneddoto divertente: il frate domenicano Gregorio Maria Rocco riteneva il gioco del Lotto, molto in voga, immorale, e si scontrò col re Carlo III a proposito. I due arrivarono a un accordo: le estrazioni del Lotto sarebbero state vietate durante il periodo natalizio. I napoletani, allora, inventarono la Tombola per divertirsi in famiglia e con gli amici in assenza del lotto.
Negli anni ’80 il napoletano Emilio Salvatore ha inventato il Sinco, una versione moderna della tombola, che prevede l’uso di 25 carte napoletane come cartella. La vittoria va a chi completa la cartella.

Abbiamo visto alcuni dei giochi campani, simbolo di una tradizione e di un popolo che hanno saputo manifestare nel gioco un segno della propria, peculiare e inimitabile cultura.