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“Falso e calunnia”: niente processo per il fratello del capo della polizia di Pomigliano. La rabbia di chi lo denunciò

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Non luogo a procedere perché il fatto non sussiste, relativamente all’accusa di falso in atto pubblico, e prescrizione del reato di calunnia. Qualche giorno fa è terminato con questa sentenza del gup di Nola, il giudice dell’udienza preliminare, Martino Aurigemma, il procedimento penale a carico del maresciallo della polizia locale di Pomigliano, Ettore Giuntoli, fratello del comandante della polizia locale, il colonnello Armando Giuntoli. éer lui, dunque, niente processo. Ma se per l’ormai ex imputato appena uscito indenne dal procedimento < questa sentenza rappresenta la fine di un incubo, l’uscita da un tunnel durato anni >, per la presunta vittima di questa vicenda, che aveva denunciato il maresciallo ottenendo la richiesta di rinvio a giudizio, < ingiustizia è fatta >. A ogni modo anche Giuntoli non è rimasto completamente soddisfatto dall’esito dell’udienza preliminare. <Ricorrerò in appello contro la prescrizione del reato di calunnia >, fa sapere il poliziotto municipale. La vicenda risale al 29 novembre del 2012, quando Ettore Giuntoli arresta in mezzo alla strada Luigi La Gatta, 55 anni, incensurato, che era sulla sua bicicletta. Un arresto scaturito dopo un alterco tra i due scattato per motivi mai completamente chiariti. Ne scaturisce comunque la denuncia da parte di La Gatta e il conseguente procedimento giudiziario. < Giuntoli ha inventato una mai avvenuta aggressione fisica ai suoi danni pur di giustificare l’arresto >. Con questa sostanziale accusa nell’aprile scorso il pubblico ministero di Nola, Antonella Vitagliano, chiede di processare per falso il maresciallo. Reati contestati: falsificazione del verbale di arresto e calunnia. Il maresciallo, secondo il pm, aveva accusato La Gatta di aggressione, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Nel verbale Giuntoli scrive di essere stato < aggredito brutalmente > da La Gatta, che gli avrebbe anche scaraventato la bici sulle gambe provocandogli una lesione alla caviglia. Ma in pochi mesi la magistratura assolve il pensionato con formula piena. A quel punto La Gatta intraprende una battaglia giudiziaria contro Giuntoli. In un primo momento però il pubblico ministero chiede al gip di archiviare l’accusa nei riguardi del poliziotto municipale. Ma il giudice per le indagini preliminari, Lucio Aschettino, non la vede così e ordina l’imputazione coatta del casco bianco. Il pubblico ministero esamina quindi di nuovo tutti i verbali redatti da Giuntoli e ascolta tre testimoni: un altro maresciallo della polizia municipale di Pomigliano e due passanti presenti all’alterco del 2012. E il pm stabilisce che Giuntoli si sarebbe inventato tutto: l’aggressione, le lesioni e la resistenza. Il casco bianco va in udienza preliminare rispondendo di falso in atto pubblico e calunnia. Alla fine però il gup Aurigemma chiude la vicenda rigettando il rinvio a giudizio e stabilendo che il reato di calunnia è prescritto e che non sussiste il reato di falso, a causa di elementi acquisiti insufficienti e contraddittori.

Pino Neri

 

Ed ecco la lettera inviatami da Luigi La Gatta

< La mia è la storia di una clamorosa ingiustizia. A mie spese ho appreso, purtroppo, che il peggior nemico della giustizia, troppo spesso, è proprio chi al contrario dovrebbe far rispettare la legge. Riferisco tutti i particolari di questa brutta storia a testimonianza della terribile esperienza che ho subito presso il Tribunale di Nola. A seguito di una vita di stenti, condotta nella più totale onestà, nel rispetto della legge, mi ritrovo in età pensionabile privato di ogni forma di tutela, di assistenza e di protezione da parte della giustizia. Sono stato accusato ingiustamente, mi hanno arrestato senza un motivo, ho dovuto affrontare un lunghissimo e costosissimo processo. E l’ho fatto come ho sempre agito nella mia vita, con estrema dignità. Sono riuscito a dimostrare la mia assoluta innocenza e la falsità delle accuse mosse nei miei confronti, accuse gravissime, soprattutto perchè provenienti da un pubblico ufficiale. La mia vita da quel maledetto giorno è diventata un inferno, quelle accuse che ledevano il mio onore ed il mio decoro hanno lasciato una ferita che mai riuscirò a rimarginare. Dopo la mia assoluzione, ho deciso di denunciare chi mi aveva ingiustamente accusato e arrestato, per amore della Giustizia, affinchè nessun altro vivesse il mio stesso calvario. A questo punto è iniziata una esperienza paradossale. Dopo una prima richiesta di archiviazione, ho presentato una opposizione, e a seguito di una udienza, il Giudice per le indagini preliminari di Nola ha ordinato alla Procura di formulare un’imputazione coatta. Per quel Giudice c’erano elementi sufficienti per sostenere una accusa in giudizio nei confronti del Brig. Giuntoli. Arrivati all’udienza preliminare, peró, lo stesso Pubblico Ministero, che qualche tempo prima aveva formulato l’accusa contro il Brig. Giuntoli ha chiesto al Giudice di “assolverlo” , di emettere una sentenza di non luogo a procedere. E così è andata, processo chiuso, tutto finito. In tutto quel tempo, non era cambiato nulla, stesse prove, stessa documentazione, stesse indagini, ma adesso improvvisamente quegli stessi elementi non erano più sufficienti a sostenere l’accusa. Io non riesco a trovare una giustificazione per tutto questo. Non mi do pace e sono profondamente deluso da questa giustizia. Sono convinto che la battaglia che ho intrapreso vada al di là della mia persona. Queste incongruenze, contraddizioni, meccanismi infernali, vere e proprie ingiustizie, che spesso emergono nel nostro sistema giudiziario, non sono più sopportabili. In aula ricordo, c’era scritto “La legge è uguale per tutti”, oggi sono certo che non è così >.

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