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Due amici di Ottaviano, Don Antonio Fasulo e don Franco Iannone, celebrano l’anniversario dell’ordinazione sacerdotale

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Don Antonio Fasulo, oggi parroco a Terzigno, realizzò nel 2009 il sogno degli Ottavianesi, di salutare la Madonna del Carmine come compatrona della città. E nelle sue omelie don Franco Iannone illustrò il significato profondo della venerazione che gli Ottavianesi tutti sentono ed esprimono per il culto della Madonna Nera. Essi rappresentano, al livello più alto, il modello del “parroco tra la gente”.

 

A Don Antonio Fasulo è affidata la Chiesa dell’Immacolata Concezione di Terzigno, a don Franco Iannone quella della SS. Annunziata a Quadrelle: entrambi celebrano a settembre l’anniversario del sacerdozio, don Antonio il trentesimo, don Franco il venticinquesimo. Don Franco è professore di teologia trinitaria presso la Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, dirige il nolano Istituto Superiore di Scienze Teologiche, scrive per riviste teologiche specializzate e ha pubblicato con la casa Editrice “Cittadella” di Assisi il libro “Una Chiesa per gli altri. Il Concilio Vaticano II e le religioni non cristiane”: l’autore della prefazione è il cardinale Kasper.  Don Antonio Fasulo dirige l’Ufficio liturgico della diocesi nolana ed è profondo conoscitore della storia religiosa del Vesuviano e del Nolano.

Don Enrico Chiavacci (1926- 2013) è stato uno dei più grandi teologi italiani, e ha scritto testi fondamentali di teologia morale. Non volle mai allontanarsi dalla parrocchia di San Silvestro in Ruffignano, che è frazione di Sesto Fiorentino: ne fu il parroco fino all’ultimo giorno della sua vita. A chi gli chiedeva perché avesse fatto questa scelta, don Enrico rispondeva che se avesse abbandonato la sua parrocchia, avrebbe tradito la concezione che egli aveva del ruolo del sacerdote e avrebbe tolto ogni senso e ogni valore ai suoi libri di teologia morale: la battaglia tra Bene e Male non si combatte nelle sale silenziose delle biblioteche, ma nelle quotidiane vicende delle comunità parrocchiali. Don Antonio Fasulo è stato parroco della Chiesa di San Giovanni Battista in Ottaviano: il suo nome fa parte della storia della città, perché egli ha realizzato un “sogno” che gli Ottavianesi coltivavano dalla seconda metà del sec.XVII: proclamare la Madonna del Carmine compatrona di Ottaviano. Il “sogno” divenne realtà l’11 luglio 2009, quando il cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro, invitato  da don Antonio Fasulo, incoronò solennemente la statua della Madonna, “Madre e Regina di Ottaviano”. E al culto della Madonna del Carmine don Franco Iannone ha dedicato, in prediche magistrali, riflessioni profonde che aprivano il cuore e la mente dei fedeli – ne sono testimone diretto – e ne illuminavano gli sguardi. Erano le prediche non del teologo, ma del sacerdote capace di cogliere, e di illustrare, il senso primo della complicata alchimia di sentimenti, di speranze, di memorie e di rimembranze su cui si costruisce la storia religiosa di una comunità.

Don Franco Iannone ha già celebrato, tra il 6 e il 9 settembre, il suo anniversario, nel caloroso abbraccio dei cittadini di Quadrelle, delle autorità civili e religiose, di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di sperimentare i suoi luminosi carismi. Don Antonio Fasulo festeggerà oggi, venerdì: mi dicono che il sindaco di Ottaviano, avv. Luca Capasso, e il consigliere comunale Vincenzo Caldarelli saranno presenti alla cerimonia per formulare gli auguri di rito e per confermare, ancora una volta, che gli Ottavianesi tutti, riconoscenti, ringraziano il parroco che volle l’incoronazione della Vergine del Carmelo.

Non so se nel Vesuviano e nella Campania Felice vi siano quei parroci “burocrati” che interpretano il loro ruolo in chiave impiegatizia, e i sermoni li preparano con il “copia e incolla”, e tra la gente non vivono, ma ci passano di corsa. Questi “parroci” burocrati, se ve ne sono, farebbero bene a scambiare quattro chiacchiere, a confrontarsi con don Antonio Fasulo e con don Franco Iannone, i quali credo che non siano santi, e se lo sono, è certo che non lo fanno pesare sui peccatori: ma sono  “uomini di Chiesa”, testimoni autentici di una Chiesa vera, di una Chiesa di cui abbiamo tutti bisogno, credenti e scettici.