don Pino Puglisi Beato

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Papa Francesco: “Don Puglisi è stato un sacerdote esemplare, dedito specialmente alla pastorale giovanile. Educando i ragazzi secondo il Vangelo li sottraeva alla malavita, e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo”.

Sabato 25 maggio, a Palermo, è stato proclamato beato don Giuseppe Puglisi, sacerdote e martire, ucciso dalla mafia nel 1993. “Don Puglisi è stato un sacerdote esemplare, dedito specialmente alla pastorale giovanile. Educando i ragazzi secondo il Vangelo li sottraeva alla malavita, e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo”.

Lo ha ricordato, Papa Francesco, dopo la recita dell’Angelus, domenica 26 maggio. In realtà, ha osservato il Pontefice, “è lui che ha vinto, con Cristo Risorto”. “Io penso – ha aggiunto a braccio il Santo Padre – a tanti dolori di uomini e di donne, anche di bambini, che sono sfruttati da tante mafie, che sfruttano loro facendogli fare il lavoro che li rende schiavi, con la prostituzione, con tante pressioni sociali. Dietro questi sfruttamenti e dietro queste schiavitù ci sono mafie”. Di qui l’invito forte di Francesco: “Preghiamo il Signore perché converta il cuore di queste persone. Non possono fare questo, non possono fare dei nostri fratelli degli schiavi. Dobbiamo pregare il Signore. Preghiamo perché questi mafiosi e queste mafiose si convertano a Dio. E lodiamo Dio per la sua luminosa testimonianza, e facciamo tesoro del suo esempio!”.

Don Pino nacque nel 1937 da una famiglia modesta, ma ricca di valori. Nel 1990 venne nominato parroco della chiesa di san Gaetano a Brancaccio, quartiere in mano alla mafia. Qui il suo apostolato, già precedentemente molto impegnato, si fece ancora più forte: padre Puglisi, non aveva paura di rivolgersi direttamente ai mafiosi, anche durante le celebrazioni religiose. Si impegnò in tutti i modi per non far cadere i ragazzi nelle spire della criminalità, facendo capire loro che esisteva un’alternativa. Nel 1993 inaugurò il centro Padre Nostro, che divenne presto un punto di riferimento per le famiglie del quartiere.

Don Pino, appena arrivato in quel difficile quartiere si immerse subito in una situazione di degrado molto forte, di disagio morale, una povertà estrema, non solo economica, ma povertà di animo, di valori, con famiglie disgregate, prive di ogni capacità educativa. Soprattutto don Puglisi si accorse che il quartiere Brancaccio era gestito dalla mafia, anche grazie all’ignoranza che regnava tra i giovani e nelle famiglie. Di qui la scelta di aprire un centro per giovani con l’intento di toglierli dalla strada, per offrire loro un’istruzione e un’alternativa al niente o ancora peggio alla manovalanza mafiosa. Ma con il centro intaccò gli interessi della mafia, che poi reagì. Don Puglisi credeva molto nei giovani: riteneva che è difficile cambiare gli adulti mentre i giovani sono più aperti al cambiamento e al bello.

E iniziò proprio dai bambini, dagli adolescenti offrendo loro un presente bello che potesse sfociare in un futuro altrettanto bello. Più l’attività di don Puglisi creava attesa e suscitava apprezzamenti, più la mafia era infastidita. Il 29 giugno 1993 i mafiosi appiccarono il fuoco alla porta di casa di alcuni strettissimi collaboratori del sacerdote, come vendetta trasversale. Nella Messa successiva don Pino usò parole dure: “Voi siete bestie, siete vigliacchi, è facile nascondersi dietro una pistola al buio e colpire, ma se siete uomini possiamo ragionare insieme”. Il 15 settembre 1993, giorno del suo 56esimo compleanno, venne ucciso davanti al portone di casa in perfetto stile mafioso. Don Puglisi, non è stato un prete antimafia (attenti ai preti mediatici-anti!), ma un prete fino in fondo, un sacerdote al servizio del Vangelo e quindi del bene, perché il Vangelo è lo spartiacque tra il bene e il male.

Ha tagliato le radici a quella visione della realtà così distorta da essere distruttiva della persona e della società, come purtroppo continuiamo a sperimentare ancora oggi. Don Pino era una persona positiva, sempre ottimista, con una fiducia illimitata nella Provvidenza, anche di fronte alle difficoltà. Credeva in quello che faceva. È stato una bella figura di sacerdote: povero, disinteressato ai soldi, con un cuore grande per amare gli ultimi. Lo hanno barbaramente ucciso, ma il suo messaggio è andato e continua ad andare ben oltre. Un giorno profeticamente disse: “Possono uccidere il mio corpo, ma non la mia anima, i miei ideali, la mia libertà, la mia voglia di costruire il bene, la mia speranza per questo quartiere”.

Oggi don Puglisi è come un faro che si accende sulla Chiesa, sul mondo, sulla società. E credo proprio che noi tutti, soprattutto uomini e donne di chiesa, se, con coraggio, seguiremo l’esempio di don Pino, lontano dai riflettori mediatici (come amava essere e fare lui), daremo il nostro piccolo, ma quotidiano contributo per la legalità, la giustizia e la promozione umana: perché il mondo si cambia così, dalle piccole cose di ogni giorno.
(Fonte foto: Rete Internet)

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