Domenica 11 settembre (ore 18,30), negli spazi della “Fiera di San Gennaro Ves.no”, dedicata quest’anno al tema dei segni della “romanità” nel territorio, Carmine Cimmino parlerà di archeologia vesuviana e del ruolo svolto da San Paolino nel costruire l’identità culturale dei cristiani della “Campania Felix”.
Quest’anno gli organizzatori hanno scelto come tema culturale della Fiera di San Gennaro Ves.no la “romanità” del nostro territorio e l’opera di San Paolino:una scelta felice, coerente con il progetto di fare della Fiera il “luogo” dove si mettono in mostra i valori del lavoro e si accende la luce sulle tradizioni, nel segno della continuità tra passato e presente. A Carmine Cimmino è stato chiesto di tenere, domenica 11 settembre, una conferenza sul tema. Il professore, che collabora con il nostro giornale, aveva l’intenzione di non accettare l’invito: l’argomento, ci dice, “può essere trattato molto meglio di quanto possa fare io da chi, nel territorio, studia da anni, con competenza e passione, i tesori dell’archeologia, quelli noti solo in parte, quelli ignorati del tutto: mi riferisco, in particolare, agli amici di Palma Campania e di Ottaviano. Alla fine, ho accettato, soprattutto perché dopo averli ringraziati pubblicamente per l’attività che svolgono, sacrificando energie e tempo, voglio invitarli a richiamare, senza sosta, l’attenzione sul nostro patrimonio archeologico degli alunni e dei docenti del territorio.”.
Chiediamo a Carmine Cimmino di anticiparci qualche passaggio del suo intervento.
“Il tema è complesso e vasto. Certamente ricorderò ancora una volta che la vecchia cartina dell’”ager romanus” tra Pompei, le pendici del Vesuvio interno e Nola – una cartina disegnata e difesa dagli archeologi del primo Novecento – è stata “stracciata” definitivamente dagli scavi di Somma e dallo studio comparato dei resti di Terzigno, di Ottaviano, di Palma Campania e del Nolano. Tra Pompei e Oplonti da una parte, e Nola dall’altra non c’era la solitudine di selve, immaginata da qualche studioso anche di grande nome, ma tra gli orti e i vigneti si era formato un vasto sistema urbano, costruito intorno alle “ville” signorili e abitato da contadini, da artigiani, da mercanti. Questo schema è rimasto sostanzialmente invariato fino al sec.XVIII, fino a quella civiltà delle masserie e delle ville del Vesuviano interno che merita una grande attenzione. La prova definitiva della correttezza della nuova cartina sarà data dalla scoperta completa del sistema di canali e di cisterne dell’acquedotto, diciamo così, augusteo: è noto che significativi indizi del sistema sono conservati nel territorio di Palma Campania e di San Gennaro Ves.no, senza dimenticare ciò che ci hanno spiegato gli archeologi e gli storici, e cioè che gli ingegneri degli acquedotti borbonici seguivano, in ogni senso, le strade aperte dai Romani. Il mio intervento sarà soprattutto un commento a immagini di reperti, alcune delle quali mi sono state fornite dall’amico Gennaro Barbato, che ringrazio.”.
“E come entra San Paolino in questo discorso?”
“Entra da diverse direzioni. Egli comprese – molti dei suoi contemporanei, anche intellettuali di gran nome, non riuscirono a capirlo – che era di fondamentale importanza per la società cristiana conservare alcuni valori e alcune strutture della “romanità”, soprattutto in un territorio come quello nolano in cui Roma aveva mostrato il meglio dell’arte dei suoi ingegneri, dei suoi agronomi, dei suoi amministratori. Elio Donato ci dice che Cesare Ottaviano, tornato dall’ Asia, incontrò ad Avella Virgilio, che gli lesse le Georgiche: questa notizia, da sola, ci spiega quale fosse il livello della vita sociale in questa parte della Campania Felice. Anche Paolino sapeva quanto fosse importante l’acqua per le persone e per la natura: non a caso egli si serve frequentemente, nei suoi carmi, della metafora dell’acqua, per dirci che la parola di Cristo e la fede dei cristiani alimentano la vera vita, quella dello spirito. Ma San Paolino ha impresso una svolta alla storia sociale del Cristianesimo inventando la figura del Santo Patrono. Di questo, soprattutto, parlerò domenica: poi riprenderò il tema sul nostro giornale.”.
Il nostro giornale dedicherà molto spazio all’attività degli archeologi nel territorio vesuviano e nella Campania Felice: lo richiede l’importanza dei valori dell’identità culturale, lo suggeriscono gli indirizzi dell’economia costruita sul turismo, lo pretendono le ragioni della coscienza storica.



