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Cuore “bruciato” trapiantato a bimbo di 2 anni: la mamma non si arrende. Ministro invita alla fiducia

Il caso del cuore “bruciato” e trapiantato a un bambino di Nola di appena 2 anni e 3 mesi all’ospedale Monaldi di Napoli continua a sollevare interrogativi e ad allargare il fronte dell’inchiesta. Al centro degli accertamenti c’è il contenitore utilizzato per il trasporto dell’organo, risultato poi danneggiato: secondo quanto emerso, non sarebbe stato impiegato un dispositivo tecnologico in grado di monitorare costantemente la temperatura.

Dopo il sequestro del box da parte dei Carabinieri del Nas di Napoli, si è appreso che il cuore sarebbe stato trasferito in un contenitore di plastica rigida e non in uno strumento avanzato con controllo termico. Una circostanza ritenuta cruciale dagli investigatori.

Tra le ipotesi al vaglio, quella secondo cui l’organo sarebbe stato compromesso da temperature eccessivamente basse. In particolare, invece del ghiaccio tradizionale, sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco, capace di raggiungere anche i -80 gradi. Una condizione che avrebbe provocato la “bruciatura” di parte delle fibre del muscolo cardiaco, rendendo il cuore inutilizzabile. Sugli aspetti legati al trasporto e all’impiego del ghiaccio secco stanno lavorando anche i Carabinieri del Nas di Trento, competenti su Bolzano, città dalla quale l’equipe partenopea si era recata per il prelievo, insieme ad altri medici provenienti da diverse località per l’espianto di ulteriori organi.

Intanto il piccolo è ricoverato da due mesi in condizioni gravissime, collegato a una macchina salvavita. La madre, dopo aver parlato con i sanitari del Monaldi, ha dichiarato: “oggi sarebbe ancora operabile, qualora ci fosse la disponibilità di un organo; domani i medici faranno una nuova valutazione”.

A chi le chiedeva delle condizioni del figlio durante un consulto medico, la donna ha risposto: “Non so, aspetto i medici”, aggiungendo poi: “Mi aspetto che sia ancora trapiantabile, io non mollo, la speranza non la perdo”.

La signora ha inoltre riferito di non aver ricevuto telefonate dalle istituzioni.

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Salute Orazio Schillaci: “Il nostro è un sistema sanitario pubblico di elevata eccellenza anche in grado di gestire situazioni complesse e i cittadini non devono perdere la fiducia”. E ancora: “Vogliamo continuare su questa strada, però è importante veramente fare chiarezza e togliere ogni dubbio perché ripeto, la sanità pubblica italiana funziona, è una sanità di eccellenza con tanti professionisti che vi operano. Quindi, dobbiamo far sì che i cittadini continuino ad avere fiducia nella sanità pubblica e chi compie un atto così nobile come quello di donare un organo sappia che poi quell’organo verrà usato nel miglior modo possibile per donare vite, per salvare vite come è accaduto fino ad oggi”.

L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, parla di “ore disperate” e solleva ulteriori dubbi: “Mi chiedo se nei due mesi trascorsi dal trapianto del cuore danneggiato siano state valutate tutte le altre possibilità per salvare la vita del bambino, compresa quella di un cuore artificiale sperimentale come quello cui lavora il professor Russo del Niguarda”.

Lo stesso legale precisa: “Il professor Russo si è detto disponibile a una valutazione, ma ovviamente avrebbe bisogno di ricevere la cartella clinica dal Monaldi. Vedremo se potrà esprimere un suo parere. Ma in ogni caso non possiamo non chiederci se dal 23 dicembre a oggi ci si sia limitati ad attendere un cuore nuovo o siano state esperite tutte le reali possibilità”.

Dall’ospedale Niguarda di Milano, però, è arrivata una precisazione netta: non c’è stata “nessuna interlocuzione e nessuna presa in carico” del bambino e nessun contatto con il professor Claudio Russo. Secondo quanto riferito, il centro di riferimento resta l’ospedale Bambino Gesù.

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