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E’ finito con un sostanziale nulla di fatto il secondo esame congiunto tenuto ieri e finalizzato a un accordo con i sindacati per la cessione degli Ipercoop di Afragola e di Quarto e il conseguente addio a Napoli delle grandi cooperative del centro nord. Oggi intanto i lavoratori dell’iper di Afragola hanno deciso di scioperare per il secondo giorno consecutivo. L’astensione è stata proclamata da Filcams-Cgil e Fisascat-Cisl. Ma la Uiltucs si è di nuovo chiamata fuori. Dunque, ad Afragola ci sarà un’altra serrata del negozio, per tutta la giornata: saracinesche abbassate, clienti alla porta e presidio degli scioperanti agli ingressi del centro commerciale di località Marziasepe. Ma sempre oggi non seguiranno i colleghi di Afragola quelli dell’impianto di Quarto. Troppi screzi, troppe divisioni. Durante il faccia a faccia di ieri nella sede di Confcommercio, a via Medina, i rappresentanti dei Cobas dello store flegreo sono stati fatti allontanare dalle forze dell’ordine, che tra l’altro hanno usato metodi sbrigativi per farsi capire subito. E a un certo punto è sembrato che tutto potesse degenerare con un pericoloso tafferuglio tra lavoratori e polizia. Alla fine è però prevalso il buonsenso. A ogni modo veniamo a quel che è emerso dal secondo confronto di ieri. Per quanto riguarda la richiesta dei lavoratori di garantire il passaggio di gestione attraverso l’affitto di ramo d’azienda da parte di Alleanza 3.0, e non quindi attraverso la pura cessione di ramo d’azienda, la coop emiliana ha risposto che non ce ne sono i presupposti. Motivo di questo no addotto dalla grande cooperativa italiana: < Il consiglio di amministrazione di Alleanza ha ridisegnato i perimetri aziendali, perimetri che prevedono la dismissione dei punti vendita della Campania a causa dei bilanci negativi >. Altro ostacolo, ma sarebbe meglio definirlo un vero e proprio punto dolente, è la questione del tfr, il trattamento di fine rapporto, la cosiddetta liquidazione, che a questo punto le maestranze rivendicano visto l’addio a Napoli della Coop. Ebbene, anche in questo caso c’è stato un no. < Il tfr – la risposta negativa dell’azienda che sta per dare il via alla cessione –  non spetta ai lavoratori in base all’ art 47 della legge 428 del 1990. Per lo stesso motivo non siamo nemmeno disposti a dare quello rimasto in azienda fino al 2007 >. Un ennesimo no ha poi riguardato la richiesta dei dipendenti di poter andare via dalla Campania, una volta ceduti gli ipermercati, e di essere trasferiti nei vari punti vendita della cooperativa dislocati nel centro nord.  Alleanza 3.0 ha motivato questo terzo rifiuto spiegando che < la cessione non prevede esuberi ma bensì un rilancio degli impianti e uno sviluppo imprenditoriale >.  Inoltre è previsto che gli appalti di pulizia e vigilanza degli ipermercati passino integralmente alla società che vuole acquisire, un’azienda gestita da un ex direttore di Ipercoop Campania e da una ex lavoratrice, sempre di Ipercoop, un tempo con mansioni di capo. Poi, il capitolo farmacie e ottica: resteranno interne agli ipermercati (ma sarebbe meglio definirli supermercati visto che sono stati già drasticamente ridotti nel corso degli ultimi anni) mentre i negozi di ottica saranno ceduti ad un privato, ma con l’obbligo di mantenere gli ottici che lavorano attualmente in Coop. In ogni caso è una situazione complessiva che sta facendo mantenere alta la tensione.  Un altro sciopero è stato infatti comunque proclamato, anche se solo ad Afragola e solo da Cgil e Cisl. I 145 lavoratori di Quarto stamattina riapriranno i battenti, dopo aver scioperato ieri insieme ai 179 addetti di Afragola. < Lì non sono compatti come noi >, spiega una lavoratrice dell’Ipercoop di Afragola. < A quarto c’è una forte presenza dei Cobas – aggiunge però un lavoratore dello store flegreo – che contano almeno 40 iscritti. Ma il fatto che i loro rappresentanti non vengano riconosciuti da nessuno e che all’esame congiunto in Confocommercio siano stati respinti fuori della sede con l’aiuto della polizia sta creando gravi problemi di unità sindacale >.  Una unità sul fronte delle maestranze che è stata messa già in discussione con la decisione della segreteria regionale della Uiltucs-Uil di non aderire né allo sciopero di ieri né tantomeno a quello di oggi.  < La segreteria Uiltucs – esclamano alcuni addetti di Afragola – ha contro i suoi stessi iscritti, che stanno scioperando lo stesso: tutti i suoi iscritti ! I suoi rappresentanti sindacali, però, erano in permesso sindacale quando abbiamo incrociato le braccia !! E’ vergognoso ! La segretaria Uiltucs ha messo le sue rsa in permesso già dal 27 giugno scorso  ! >.  Intanto chi è rimasto a lottare in quel di Afragola annuncia che < l’europarlamentare del Pd, Andrea Cozzolino, ha saputo della situazione dell’Ipercoop di Afragola per cui ha deciso di venirci a trovare domani alle 11:30 davanti al negozio Euronics: siete tutti invitati a partecipare >. Nel frattempo ieri è stato anche annunciato dalle parti in causa che il terzo esame congiunto sulla cessione si terrà il 9 luglio, sempre presso la sede di Confcommercio. Ma che cosa potrebbe succedere in caso di mancato accordo tra Alleanza 3.0, i nuovi acquirenti e i lavoratori ?  I sindacati  ieri mattina hanno minacciato di voler arrivare fino al ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico. Ma la “GDM”, la società a cui Coop intende cedere, sta gettando acqua sul fuoco assicurando la continuità lavorativa e di pagare l’ incentivo all’ esodo per chi non vuole condividere questa nuova avventura imprenditoriale nel territorio economicamente più diffcile d’Italia, l’area napoletana. GDM ieri ha anche presentato un piano di sviluppo che prevede 5 nuove aperture entro il 2022 e un fatturato di 67 milioni di euro. < Ciò sembra alquanto ambizioso e ci mette preoccupazione – commenta una lavoratrice –  come può un imprenditore privato fare sviluppo, peraltro in un territorio difficile come il nostro, dove la grande Coop ha fallito ?!? Per questo chiediamo non la cessione ma il fitto dato che rimarrà il marchio Coop sui negozi. E chiediamo il tfr perché temiamo di perderlo com’è successo per i lavoratori di Carrefour Casoria, che dopo l’abbandono da parte della multinazionale francese furono licenziati dopo qualche anno dal nuovo acquirente e persero tutto >.