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Continua lo “spirito di Assisi”

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Dal 18 al 20 settembre si terrà ad Assisi l’incontro internazionle dal titolo “Sete di Pace. Religioni e Culture in dialogo”.

Ad Assisi uniti contro chi ci vuole dividere”. Potremmo intitolare così l’evento che si svolgerà dal 18 al 20 settembre. Incontro internazionale “Sete di Pace. Religioni e Culture in dialogo”,  a 30 anni dallo storico e, per alcuni versi, rivoluzionario incontro delle religioni per la pace, convocato nell’Ottobre 1986, da Giovanni Paolo II. Ad aprire l’incontro ci sarà il presidente Sergio Mattarella. A chiuderlo, Papa Francesco. Gli organizzatori hanno spiegato così il senso dell’incontro: “Siamo entrati nel tempo della globalizzazione. La grande sfida che viviamo oggi è che da una parte c’è la globalizzazione che ci spinge a vivere insieme e dall’altra il terrorismo che ci vuole dividere. Saremo allora ad Assisi per dire che noi cerchiamo l’unità contro chi ci vuole dividere”. Dinanzi alla forza prepotente delle armi, la forza debole della preghiera. Questo sarà lo spirito con cui noi cristiani ci dobbiamo preparare a questo incontro. Noi crediamo alla forza della preghiera, sorgente di comunione, di solidarietà, di superamento delle diversità. Sono ad oggi 511 i leader delle religioni mondiali che hanno accolto l’invito e 12 mila i pellegrini che raggiungeranno la città del poverello per seguire l’incontro e la preghiera per la pace. Per tre giorni Assisi, ancora una volta, sarà la capitale dello Spirito e la casa di vescovi cattolici e anglicani, rabbini e buddisti, imam e muftì. Ci saranno anche il Patriarca ecumenico Bartolomeo I, l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, il pastore Olav Tveit del Consiglio mondiale delle Chiese e il Patriarca siro-ortodosso Efrem II che giunge dalla martoriata terra siriana. Ancora una volta, vivendo la vera spiritualità francescana, Assisi avrà il senso di riunire il mondo delle religioni per pregare e parlare di pace. Ce n’è tanto bisogno oggi nell’epoca della violenza diffusa, delle tante guerre combattute e soprattutto nell’epoca del terrorismo. Vorremmo tutti uscire da Assisi con una decisione ancora più unitaria e più forte: combattere ogni violenza con la cultura e costruire una società nuova dove si possa vivere insieme tra diversi. Perché l’ideologia del terrorismo è proprio quella di interrompere le relazioni e far crollare le società che vogliono vivere in pace. Vorremmo, ancora una volta, uscire da Assisi dando voce alla voce dei poveri e delle vittime di tutte le guerre. Ma, come è cambiato il mondo dal lontano Ottobre 1986? In questi 30 anni, a mio modesto avviso, il mondo è cambiato molto e in meglio. Quando si è iniziato il cammino nel 1986 c’era la guerra fredda e il mondo era diviso in due. In Europa c’era il muro di Berlino e milioni di europei vivevano fuori dalla democrazia e dalla libertà. La situazione da questo punto di vista è fortemente migliorata, quindi questo cammino ha avuto un grande valore. E lo ha avuto anche in tanti altri scenari. Per esempio a quelli africani, dal Mozambico alla Costa d’Avorio, dal Centrafrica alla Guinea, per poi passare all’America Latina con la Colombia e il Guatemala in cui l’opera di pace costruita quotidianamente alla base, anche su fondamenti religiosi, ha avuto un grande successo. Ovviamente non tutto è risolto, vero è che il papa parla sempre di una “terza guerra mondiale” in atto. Naturalmente oggi ci sono nuove sfide. Siamo entrati nel tempo della globalizzazione. La grande sfida che viviamo oggi è che da una parte c’è la globalizzazione che ci spinge a vivere insieme e dall’altra il terrorismo che ci vuole dividere. E perciò abbiamo bisogno di Assisi: per dire che noi cerchiamo l’unità contro chi ci vuole dividere.

Ad Assisi, allora, per “globalizzare la solidarietà”, per dirla con Giovanni Paolo II, vero profeta della solidarietà e della pace. “Convivialità delle differenze”, direbbe, ancora più profeticamente oggi, don Tonino Bello.

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