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Centro Ester, è caos: soldi spariti e cure negate ai bambini disabili. Mamme in rivolta

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Situazione terribile nella struttura riabilitativa di Napoli Est appartenente alla Chiesa.

  

Troppi ammanchi e l’Istituto Povere Figlie della Visitazione di Maria è stato commissariato. Il Vaticano ha inviato una suora da Roma al Centro Ester di Barra, povero quanto popolatissimo quartiere della periferia, allo scopo di vederci chiaro e tentare di rimettere a posto le cose. Si perché il caos ormai è totale al centro di proprietà dell’istituto religioso, una grande struttura di riabilitazione per bambini e adulti affetti da disabilità gravi e meno gravi, in via Vela. Qui lavorano quasi 90 operatori, tra fisioterapisti, logopedisti, psicomotricisti, psicologi, consulenti medici. Effettuano 300 trattamenti al giorno. Ma hanno 30 stipendi arretrati. “E’ come se ci pagassero 6 mesi e per tutto il resto dell’anno lavorassimo gratis”, lamentano gli operatori, che da una settimana hanno sospeso le terapie di riabilitazione ai bambini e agli adulti affetti da autismo, malformazioni, tremende disfunzioni cerebrali. Le loro mamme sono in rivolta. Ieri hanno occupato la struttura per l’ennesima volta mettendola in tilt. Al Centro Ester non si fa solo riabilitazione sanitaria. Questo è stato per decenni l’unico vero impianto sportivo polifunzionale per tre dei quartieri napoletani più poveri e degradati d’Europa: Barra, San Giovanni a Teduccio e Ponticelli, 140mila persone flagellate da sempre dall’abbandono istituzionale, a partire dal Comune di Napoli. Ma ora sembra cadere a pezzi. “Noi non diciamo che gli operatori hanno torto – si spiegano a gran voce le mamme – però non si possono abbandonare tanti bambini e ragazzi in quelle condizioni. E per così tanti giorni: i nostri figli stanno regredendo, le loro disabilità stanno di nuovo prendendo il sopravvento…”. Il Centro Ester di Barra è un centro di riabilitazione accreditato. La Regione dà ogni anno a questa struttura circa 2 milioni e 200 mila euro. Ma i soldi finiscono sempre troppo presto. Gli stipendi saltano. E non se ne comprende proprio il perché. “Chiedetelo a lui perché”, gridano stizziti i genitori mentre impugnano le carrozzelle in cui si dimenano i loro figli, ormai spossati da tutte quelle giornate di scioperi e proteste. “Lui” è Gino Russo. Ha una settantina d’anni ed è il parente di una religiosa dell’istituto. Gestisce il centro Ester da sempre, dal 1978. Abita in uno dei pochi palazzi ben ristrutturati di Barra. L’edificio è occupato in buona parte dalla sua famiglia. Dentro, al piano terra, dietro il grande portone che si apre elettronicamente, c’è il suo ufficio, un grande ufficio. Qui un signore canuto viene incontro alla stampa che chiede spiegazioni.  “Il signor Russo non c’è – risponde – se vuole può lasciarci il suo numero di telefono: la faremo chiamare”. Ma quella chiamata non arriverà mai: una giornata intera trascorsa nella vana attesa di un chiarimento sulla situazione. Lo esigono soprattutto quei bambini, rimasti privi di cure. Ragazzini sfortunati che stanno rischiando grosso.

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