Ipotesi scioperi e manifestazioni a partire dal 27.
L’assemblea degli 845 lavoratori del call center Almaviva di via Brin era stata in un primo momento prevista per oggi. Poi però ieri, in giornata, è giunto il contrordine: è slittata a martedi prossimo la riunione plenaria delle maestranze, puntata a decidere come proseguire contro la chiusura dell’impianto e i licenziamenti collettivi. A ogni modo si tratta anche in questo caso di una data suscettibile di ulteriori annullamenti e questo la dice lunga sullo stato d’animo che regna nel grande ufficio ubicato a poche centinaia di metri dall’appena inaugurato e avveniristico centro ricerche della Apple. Resta dunque salda la presa di posizione dei lavoratori napoletani, assunta dal primo momento in cui l’azienda ha reso noti licenziamenti e chiusura: niente scioperi, almeno per il momento. Se ne discuterà nell’assemblea della prossima settimana. Corre voce intanto che sia in preparazione un primo sciopero con contestuale manifestazione di piazza per il 27 ottobre, giorno in cui è fissato il secondo confronto al ministero dello Sviluppo Economico. Il primo, quello di mercoledi, è stato un sostanziale flop. L’azienda è arroccata sulla decisione di non bloccare la procedura di licenziamento per tutti gli 845 operatori napoletani e per gli altri 1666 colleghi romani. E’ fissata al 18 dicembre la scadenza del provvedimento, che sarà formalmente consegnato lunedi ai sindacati nazionali, all’Unione degli Industriali di Roma. Sempre lunedi la vice ministro allo Sviluppo Economico riceverà i principiali committenti di Almaviva, tra i quali figurano aziende di grosso calibro come Vodafone, Enel, Tim, Wind e Sorgenia. L’obiettivo dell’esponente del governo è di persuadere i grandi gruppi ad effettuare gare a prezzi in grado di far rispettare i salari dei lavoratori italiani regolati dal contratto nazionale di lavoro. Sul fronte poi della mancata applicazione dell’articolo 24 bis della legge di Sviluppo 2012, noma anti delocalizzazioni all’estero e che prevede l’avviso di chiamata con l’opzione di dialogo con l’operatore straniero oppure italiano, il ministro allo Sviluppo Carlo Calenda ha annunciato l’invio di una serie di diffide allo scopo di sanzionare i call center che non rispettano questa regolamentazione del settore. Ma i lavoratori di Napoli non sono soddisfatti. “Ciò che è stato detto ai tavoli deve essere attuato – conferma Francesco De Rienzo, rsu della Slc Cgil – mi riferisco al fatto di convocare i committenti per l’applicazione delle clausole sociali e alle parole di Calenda. Ma non è abbastanza: vogliamo fatti concreti, risolutivi, che portino l’azienda e ritirare immediatamente i licenziamenti”. “Noi lavoratori – aggiunge Massimo Siragusa, rsu Uilcom – sentiamo molto la tensione. Stiamo cercando di avere segnali concreti dalle istituzioni e speriamo anche che l’azienda provi ad avere un approccio diverso rispetto a quello finora tenuto, tutto puntato sui numeri: ognuno di noi rappresenta una storia e un vissuto aziendale che vanno rispettati”. “Il problema di Almaviva – conclude Valerio Cincimimo, rsu Fistel Cisl – parte da molto lontano. Ci sono responsabilità del governo, dell’azienda e forse anche del sindacato. Se pensiamo da imprenditori l’azienda sta cercando di salvare i conti ma se si pensa che dietro ai conti ci sono persone che hanno costruito una famiglia stando qui, persone che si sono conosciute e sposate in questa azienda, allora è un altro discorso. Questa è una regione dimenticata dal governo: ricordiamo i colleghi di Gepin”. Il 25 ottobre i 220 colleghi del call center Gepin di Casavatore, tutti licenziati il primo agosto, manifesteranno a Roma.



