Aggressione omofoba, prof assalito alla stazione: “Ci fai schifo”

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Professore Marco Maria Taglialatela aggredito in stazione a Napoli solo perché gay. Piovono forti insulti e minacce. 

 

NAPOLI – Questa è la storia di Marco Maria Taglialatela, professore ed architetto di Napoli che ieri è stato aggredito con parole taglienti come lame, perché la sua più grande colpa è essere gay.

Marco si stava recando a scuola per parlare di violenza sulle donne – che si celebra ogni anno il 25 novembre – quando da un banale diverbio nato all’interno della stazione Garibaldi è stato aggredito verbalmente da un uomo. A raccontare il triste episodio è stato proprio Taglialatela in un post su facebook, dopo il quale ha ricevuto tanta solidarietà dagli utenti di internet.

“Stu Ric****ne ‘e m****a, fai schif’, si Nun te stai zitt te schiatt nu curtiell dint’ a panza… La sintesi di una aggressione avvenuta stamattina mentre mi recavo a scuola dove avrei parlato di violenza sulle donne”.

“Prima mi ha insultato così, poi ha cercato di farmi cadere con uno sgambetto”, ha spiegato Tagliatella. In seguito, l’uomo ha mimato il gesto di estrarre qualcosa dalla tasca, ripetendogli che lo avrebbe preso a coltellate, sotto lo sguardo indifferente dei passanti e degli addetti di Trenitalia che hanno assistito e a cui la vittima ha chiesto, vanamente, aiuto.

Le sue parole danno voce alla rabbia e alla paura, le due facce della stessa medaglia. Questo è uno dei tanti episodi che dovrebbe farci riflettere su un aspetto particolare: la violenza di genere che ormai è a tutto tondo. Viene associata, tendenzialmente, alla violenza sulle donne, ma non dobbiamo dimenticare l’omofobia, la transfobia in quanto hanno un comune denominatore: la convinzione della superiorità di un sesso sull’altro. Una violenza che cancella, che distrugge, che smargina.

Negli ultimi tempi, i social hanno dato vita a un “particolarismo generalizzato” ovvero, la presenza di tanti gruppi di interesse che si associano intorno a cause specifiche (parità, orientamenti sessuali, etc.), oscurando quella parte di spazio pubblico in cui si ragiona in un’ottica di integrazione. Un’integrazione che, probabilmente, potrà essere raggiunta non attraverso la chiusura delle differenze in spazi privati, ma nel riconoscimento pubblico delle diverse identità. Le società crescono solo se alla base c’è una forte collaborazione. Collaborazione che potrebbe restare un’utopia.