Il Riesame ha detto no al ritorno in libertà dell’ ex esponente Udeur di Marigliano.
L’accusa dei giudici punta su una serie di appalti per i servizi idrici che sarebbero stati truccati in favore dei casalesi. Intanto il tribunale del Riesame ha detto si all’istanza di scarcerazione presentata dai legali dell’ex consigliere regionale del Pdl, Angelo Polverino, arrestato nell’ambito dell’operazione Medea. Ma l’esponente di Forza Italia non tornerà libero. Resterà ai domiciliari a causa di un altro provvedimento restrittivo spiccato dalla magistratura nell’ambito di una diversa inchiesta, quella sul controllo dell’asl di Caserta. Resta però in carcere l’ex senatore dell’Udeur, Tommaso Barbato. Per lui il Riesame non ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare così come invece è avvenuto per Polverino e, nei giorni scorsi, per l’ex sindaco di Caserta, Pio Del Gaudio, e per il deputato di Forza Italia e componente della commissione parlamentare antimafia, Carlo Sarro. Come per Barbato il tribunale ha detto no anche alla revoca della custodia cautelare per Alessandro Cervizzi, il carabiniere accusato di aver garantito ad alcuni indagati la trasmissione di notizie sulle indagini che all’epoca dei fatti erano ancora in corso. L’ordinanza di custodia cautelare era stata emessa nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Napoli in relazione ad alcuni appalti della Gori, società che gestisce il ciclo delle acque per conto dell’Ato 3, di cui Sarro è stato commissario, appalti che secondo l’accusa sarebbero stati pilotati in favore di ditte controllate dal superboss Michele Zagaria. Tra gli arrestati anche una serie di imprenditori, che avrebbero tentato di avvicinarsi all’associazione nazionale antiracket di Tano Grasso. A ogni modo il noto politico di Marigliano, Tommaso Barbato, è evidentemente considerato dai giudici al centro di sospetti particolarmente pesanti. Barbato fu protagonista, nel Senato, dello sputo al collega Nuccio Cusumano. All’annuncio di Cusumano di votare la fiducia a Prodi contro l’indicazione del gruppo Udeur, il capogruppo Barbato prima gli fece le corna, poi gridò “traditore”, “pezzo di m…”, e dopo essersi lanciato verso di lui gli sputò contro. Ora per Barbato l’accusa è di associazione per delinquere avendo, secondo i pm, svolto un ruolo per favorire imprenditori della zona casalese, offrendo loro appalti in regime di somma urgenza. A carico di Barbato il pm della Dda Maurizio Giordano ha depositato nuovi atti d’ accusa, relativi all’acquisto, nel 2013, da parte della moglie, di una casa a Caserta, immobile acquistato dall’imprenditore Giuseppe Fontana, finito in carcere nell’ambito della stessa inchiesta e ritenuto vicino a Zagaria. Una circostanza che secondo gli inquirenti confermerebbe i rapporti tra Barbato e Fontana posteriori al 2005, anno in cui il politico lasciò l’incarico di dirigente del settore idrico della Regione Campania. Per la Dda l’ex senatore avrebbe concesso decine di appalti nel settore della manutenzione delle condotte idriche ad aziende di imprenditori giudicati dalla magistratura vicini al clan.



