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Acerra stuprata: enorme scarico killer di amianto triturato nei campi. Interviene l’asl

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Il disastro ambientale è sotto gli occhi: centinaia di metri di amianto triturato e scaricato nei campi, tra il greto di un canale e la campagna coltivata. Accanto alla quantità smisurata di asbesto assassino ci sono estesi appezzamenti di ortaggi e alberi di loto. Le lastre di eternit contenenti l’amianto, sostanza messa al bando trent’anni fa, sono state caricate di sicuro su qualche camion e quindi maciullate sul posto con le ruspe, sul tracciato che scorre accanto all’alveo Spirito Santo, una diramazione dei Regi Lagni che dal lato occidentale di Acerra penetra nell’area urbana della frazione di Licignano di Casalnuovo. Per mettere in sicurezza tutta l’area c’è voluto un deciso intervento dell’ufficio prevenzione dell’asl Napoli 2 nord. I medici dell’azienda sanitaria locale attraverso una serie di prescrizioni hanno obbligato il Comune ad applicare la procedura d’urgenza. E’ stato quindi dato il via a un piano di incapsulamento dell’amianto con sostanze viniliche e teloni impermeabili. Operai in tuta e mascherina, tutto personale qualificato di una ditta specializzata inviata dalla municipalità, hanno steso oltre trecento metri di teloni lungo il sentiero dell’alveo, su entrambi i lati. “L’amianto si trova dappertutto qui, questa nostra è un’operazione notevole”, hanno spiegato sul posto i tecnici dell’asl. Ora la zona, tutta ricoperta dai teli bianchi, sembra una sorta di Seveso napoletana. Adesso però gli ambientalisti ne reclamano l’immediata bonifica. “Ci sono altri posti ad Acerra dove è stato scaricato l’amianto – spiega Alessandro Cannavacciuolo, leader ambientalista di Acerra – sono stati sequestrati ma poi nessuno ha fatto più niente”. Come nel caso, tanto per fare un esempio, della discarica di amianto triturato sequestrata dalla Guardia di Finanza un anno e mezzo fa nell’area industriale, in un terreno di proprietà di una ditta, poi fallita, dello smaltimento dei rifiuti. Intanto anche nel caso del grande sversatoio dell’alveo Spirito Santo ci sono polemiche. “Nessuno – lamenta Cannavacciuolo – avrebbe agito per tutelare il cittadino e l’ambiente seguendo la legge se non avessimo insistito”. Ufficialmente la rimozione dei rifiuti dal sentiero che scorre accanto al canale ed ai campi era stata terminata a dicembre, questo in base al documento di conclusione dei lavori consegnato dalla ditta incaricata all’epoca dal Comune. Sono stati quindi gli ambientalisti ad accorgersi che in effetti la rimozione era stata fatta male e in modo pericoloso, senza le prescrizioni che occorrono per mettere in sicurezza l’amianto. E’ stata necessaria una denuncia ai carabinieri forestali per ripristinare un minimo di legalità nella zona dello scarico killer. Si ipotizzano gravi responsabilità di un dirigente del Comune nell’ambito di questa storia. Della vicenda è stata informata la Procura di Nola.

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