I pastori Cannavacciuolo, parte civile nell’inchiesta, pronti a dare di nuovo battaglia. Ma i legali degli imputati li attaccano duramente.
La battaglia più importante dei pastori ambientalisti Cannavacciuolo è quella che stanno conducendo contro i fratelli Pellini, imprenditori dello smaltimento dei rifiuti, condannati dal tribunale per disastro ambientale. Nel processo “Carosello” (un gigantesco giro di bolla falso) i Cannavacciuolo sono parte civile. Intanto l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo sta fornendo di continuo, alla magistratura e alle forze dell’ordine, elementi a carico dei Pellini. Finora primo e secondo grado di giudizio hanno dato ragione a chi voleva vedere condannati gli imprenditori dello smaltimento. Ora però si attende l’ultimo grado, il verdetto della Cassazione. E rimonta la polemica. La vicenda che riguarda gli imprenditori acerrani risale al gennaio del 2006, quando i carabinieri del Noe arrestano per conto della Dda decine di persone, i Pellini, appunto, e due carabinieri, e poi altri imprenditori, alcuni tecnici del comune di Acerra e Giuseppe Buttone, cognato del boss di Marcianise, Domenico Belforte. L’accusa: associazione per delinquere finalizzata al traffico e all’occultamento di rifiuti tossici e disastro ambientale. Dopo 7 anni, il 29 marzo del 2013, il giudice di primo grado del tribunale di Napoli, Sergio Aliperti, non riconosce il disastro ambientale ma condanna per traffico di rifiuti, a pene variabili da 4 a 6 anni, i fratelli Pellini, due carabinieri accusati di depistaggio, Giuseppe Curcio, ex comandante della stazione di Acerra, e Vincenzo Addonisio. Condannato anche Giuseppe Buttone. Prescrizioni e assoluzioni per tutti gli altri 23 imputati, tecnici del comune di Acerra compresi. Ma il 29 gennaio del 2015 il giudice di Appello, Eugenio Giacobini, imprime una svolta: i Pellini sono condannati per disastro ambientale, a 7 anni di reclusione. Assolti i carabinieri Curcio e Addonisio. Prescrizione per Buttone. Ora si attende l’ultimo grado di giudizio, la Cassazione. “Spiace molto per ciò che è successo ai cani dei Cannavacciuolo, che sia io che i miei assistiti amiamo – commenta l’avvocato Marco Bassetta, legale dei Pellini – ma per quanto riguarda la vicenda giudiziaria bisogna precisare che i Cannavacciuolo non hanno ottenuto nessun risarcimento: i giudici hanno stabilito che non ne avevano diritto. I Cannavacciuolo vogliono trarre un vantaggio economico da questa situazione. Intanto i miei assistiti sono stati assolti in 12 processi mentre in quest’ultimo non si è mai parlato di diossina”.
(Fonte foto: rete internet)



