Una banale operazione per la rimozione dei calcoli uretrali ha messo in gioco la vita di una persona. Tutto perché un filo, il filo di un laparoscopio, è stato “dimenticato” dai medici della clinica Villa dei Fiori di Acerra nell’uretra di una paziente. Dopo essere stata dimessa dal grande presidio sanitario convenzionato con la Regione, la donna, Cira Colucci, 55 anni, di Pianura, marito e due figli, ha avvertito dolori lancinanti. Qualche giorno fa è stata quindi ricoverata in gravi condizioni nell’ospedale Cardarelli. Qui la signora Colucci ha subito una seconda operazione nel corso della quale i chirurghi hanno trovato il filo guida del laparoscopio nel canale uretrale. L’attrezzo è stato “dimenticato” dal medico durante la prima operazione in clinica, almeno stando a quanto hanno dichiarato i sanitari del Cardarelli. E’ una storia dalle sequenze drammatiche. Agli inizi di settembre Cira si reca nella clinica Villa dei Fiori di Acerra per la rimozione di un calcolo alle vie urinarie. Qui viene sottoposta a un intervento in anestesia locale tramite laparoscopia, un metodo chirurgico non invasivo che consente di raggiungere le zone pelviche e addominali senza praticare tagli, attraverso un filo che guida l’attrezzo che esegue l’operazione. L’intervento viene infine dichiarato riuscito. Dopo alcuni giorni a Cira viene anche tolto uno stent installato per il drenaggio dei liquidi. Ma a un certo punto la donna avverte a casa sua dei dolori lancinanti all’addome, proprio nella zona dell’intervento, nella parte bassa dell’addome. I dolori iniziano già a pochi giorni dall’intervento in clinica. A quel punto la signora Colucci si reca di nuovo nella Villa dei Fiori ma, secondo quanto riferisce il suo legale, Salvatore Di Luna, i medici le avrebbero risposto che quelli suoi fossero dei normali dolori derivanti dall’intervento chirurgico. I dolori però si intensificano nella notte tra sabato e domenica, fino a divenire lancinanti, insopportabili. Lunedi, alle 7 del mattino, il marito di Cira decide allora di portare la moglie in ospedale, al pronto soccorso del Cardarelli. Qui, durante la radiografia e la tac viene rilevata la presenza di un corpo estraneo nel canale uretrale, all’altezza della zona precedentemente operata. Cira viene poi trasferita nel reparto urologia. Giovedi pomeriggio viene di nuovo operata. L’intervento dura un’ora, il tempo di estrarre un filo metallico di circa dieci centimetri dal canale uretrale della cinquantenne. << E’ il filo guida del laparoscopio: sono state le parole che mi hanno riferito i medici dell’urologia del Cardarelli >>, racconta l’avvocato Di Luna, dello studio legale Carrano-Di Luna. Ieri la signora Colucci viene dimessa dall’ospedale e fa finalmente ritorno a casa con una prognosi di una settimana salvo complicazioni e con l’obbligo di sottoporsi a una serie di accertamenti. Lo studio legale depositerà alla procura di Napoli l’esposto querela nei confronti della clinica e delle persone fisiche che la procura individuerà quali responsabili delle lesioni fisiche e morali della paziente. <<Ora finalmente sto bene ma mi sento disarmata – commenta la donna – perché vivrò i prossimi anni nel terrore della classe medica. Intanto sono costretta a vivere in uno stato d’ansia che mi perseguita costantemente. A un certo punto ho avuto paura di morire. Sono state settimane da incubo, terrificanti >>. Ripercussioni politiche. << Si faccia chiarezza su questa vicenda assurda – chiede il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, componente della commissione sanità – ancora una volta ci troviamo di fronte a un caso di malasanità con un’equipe medica che dimentica qualcosa nel corpo di una paziente. E’assurdo che una persona sia stata costretta a tornare in sala operatoria per quella che appare un’ingiustificabile sciatteria nel portare a termine l’operazione”. L’esponente della commissione sanitaria campana sollecita << oltre che l’azione della magistratura, visto che la signora e i suoi familiari hanno deciso di presentare una denuncia formale, anche tutti i controlli del caso sulla clinica Villa dei fiori di Acerra perché se la struttura non è in grado di garantire standard di sicurezza e professionalità accettabili è giusto pensare a una revoca della convenzione con il servizio sanitario nazionale >>.<< Abbiamo avviato un’indagine interna – annuncia nel frattempo l’ingegner Francesco Ciccarelli, proprietario della Villa dei Fiori, eccellenza sanitaria del territorio a est di Napoli – al termine della quale riferiremo l’esito >>.




