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Accordo Gepin: Cgil infuriata. Ma Cisl e Uil soddisfatte

La viceministro Bellanova: “Una soluzione che garantisce diritti e lavoro”. L’assessore Palmeri: “Un ottimo lavoro”.  

 

 

La Cgil da una parte schierata per il no all’accordo Gepin e tutti gli altri sindacati firmatari del contratto di settore piazzati sull’altra parte della “barricata”  a favore del si. Intanto si preannuncia di quelle tese l’assemblea organizzata per domattina a Casavatore da Fistel Csil e Uilcom allo scopo di informare i lavoratori e le lavoratrici del call center su quanto avvenuto. La Slc Cgil non è stata invitata. “Pur apprezzando lo sforzo della Regione Campania nella trattativa  – spiega intanto Osvaldo Barba, segretario della Slc Cgil di Napoli – non abbiamo firmato perché siamo stati coerenti rispetto agli impegni presi con i lavoratori: l’assenza di ogni tutela relativa all’articolo 18 è infatti un elemento di grande debolezza. Siamo preoccupati per il futuro occupazionale. Inoltre – chiarisce Barba – non abbiamo firmato anche perché le aziende subentranti manterranno parametri economici molto bassi”. E Alessandra Tommasini, segretaria regionale della Slc Campania, in un post Facebook sfoga la sua rabbia. ” I lavoratori – scrive la dirigente sindacale – verranno assorbiti nell’azienda subentrante nell’ appalto per Poste Italiane nel seguente modo: dal 5 livello tutti assunti al 3 livello; verranno azzerati tutti gli scatti di anzianità; i lavoratori full time verranno assorbiti a 6 ore perdendo salario ( 1 anno); a differenza del primo caso di clausole sociali ( aprile 2016 Datacontact) ai lavoratori non viene oggi garantito per iscritto la tutela dell’articolo 18 che, attenzione, non è una difesa “IDEOLOGICA” per il lavoratore….è la cazza di garanzia di non far perdere il posto di lavoro ad un cristiano per un qualsivoglia motivo! E con quest’accordo i lavoratori perderanno 6 mila euro l’anno. Quindi la domanda sorge spontanea: scusate ma che clausola sociale avete applicato????? Le stesse nascevano come norma di continuità occupazionale e dei diritti acquisiti. In sintesi si perdono SALARIO-ANZIANITA’-DIRITTI E TUTELE. Si è deciso quindi di scaricare i costi della crisi del settore su coloro che guadagnano intorno ai 1000 euro al mese piuttosto che richiamare una delle più grandi aziende italiane ad una responsabilità sociale “. Non la pensano così i responsabili di Fistel e Uilcom. “Quest’accordo è una vittoria soprattutto per i lavoratori e per le loro famiglie – afferma Salvatore Topo, segretario generale della Fistel Cisl Campania – grazie alla sinergia tra governo, Regione e aziende è stato impostato un modello virtuoso, aziende che peraltro hanno dichiarato l’impegno a dare continuità per iscritto alle tutele previste dall’articolo 18 nell’ambito della sottoscrizione individuale dei contratti”. “Ritengo l’intesa molto positiva – aggiunge Massimo Taglialatela, segretario regionale della Uilcom Campania – si sono salvati i posti di lavoro e i profili orari contrattuali. Il tutto con l’impegno a riconoscere in sede aziendale le tutele derivanti dall’applicazione dell’articolo 18”. “Il risultato dei nostri sforzi è stato ottimo – conclude l’assessore regionale al Lavoro, Sonia Palmeri, presente al confronto di ieri – i 213 lavoratori di Casavatore saranno riassorbiti da E Care e saranno mantenuti i livelli contrattuali. Per quanto riguarda la Cgil – l’amarezza dell’esponente della giunta De Luca – a noi spiace ma non si poteva derogare a un norma in corso. Del resto l’alternativa all’accordo erano i licenziamenti e trovare aziende che oggi ricollocano è difficilissimo “. Dal canto suo la viceministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova, in un comunicato non accenna minimamente al no della Cgil. “L’impegno di questi mesi – scrive l’esponente del governo Renzi – ha dato i suoi buoni frutti e il senso di responsabilità alla fine ha prevalso: sono stati salvaguardati 347 posti di lavoro “. Il Mise parla di “totale riassorbimento dei dipendenti, mantenimento degli stessi orari di lavoro previsti dal precedente contratto, rispetto del principio di territorialità” e di ” incontri periodici al ministero dello Sviluppo per la verifica semestrale dello stato di avanzamento del piano di rioccupazione”. “Sono stati ottenuti risultati che erano impensabili nei primi giorni della crisi Gepin – aggiunge Bellanova – e il governo e le istituzioni regionali nell’ambito di questa lunga mediazione, hanno giocato un ruolo cruciale. Basti ricordare le numerose interlocuzioni tenute con Poste Italiane e le aziende affidatarie della commessa”. “Finalmente, al termine di settimane drammatiche – conclude la viceministro – questa vicenda si chiude con una soluzione che garantisce diritti e lavoro. Riteniamo che per l’intero settore i contenuti di questo accordo possano rappresentare una buona pratica da replicare”.

 

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