L’opera spumeggiante della Saviano, la regia di Annunziata, le musiche di Gentile, i costumi della Pennacchio, la bravura dei giovani interpreti hanno “creato” un’ atmosfera di intensa suggestione. Il pubblico della Rassegna teatrale “Carmine Mensorio” ha a lungo applaudito.
Domenica 3 aprile il pubblico di Saviano ha tributato un successo clamoroso alla commedia musicale “ Dall’inferno col sorriso…in Paradiso”, parodia dell’ “Inferno” di Dante, ideata e scritta da Anna Saviano. E quando dico “clamorosa” non voglio intendere che il successo era inatteso, ma voglio sottolineare il fatto che gli scrosci degli applausi venivano dal cuore, da una partecipazione immediata, totale e intensa degli spettatori. E non avrei voluto usare il termine “parodia”, che non rende appieno lo splendore dell’idea che sta alla base dell’opera e la magistrale coerenza tra questa idea e la forma che essa ha preso nel lessico, nelle figure, nello stile dell’autrice. Tutto nasce da un gioco letterario, ma sappiamo che i giochi letterari pretendono cultura, passione, gusto, creatività: e queste doti l’ottavianese Anna Saviano, che insegna lettere al Liceo Classico “A. Diaz” di Ottaviano, le possiede in notevole misura e a livello assai alto.
La compagnia “Uozzapp drim tiater” nasce come gruppo scolastico, e di questa origine conserva l’entusiasmo, la volontà di migliorarsi, l’ironia naturale propria di giovani che in scena“leggono” Dante in modo molto diverso da quello sperimentato sui banchi di scuola. Ma sono già da professionisti smaliziati, da aspiranti mattatori, la tecnica di recitazione, la “posa” in palcoscenico, il rispetto dei tempi e dei toni nel “porgere” la battuta, e nel “lasciarla andare”, e nel “sussurrarla”, e nel “cantarla” ora a “voce di miele”, ora a “voce di fiele” . Il merito è anche di Antonio Annunziata, che ha curato la regia e la messa in scena e ha dato valore alla “presenza” e alla voce di Alessandro Romano, interprete romantico di Virgilio e Paolo, alla maturità con cui Marco Stellaro ha sostenuto la difficile parte di Dante, signore inflessibile del destino dei suoi personaggi, alla mistica Beatrice disegnata da Alessandra Palazzi, a Annalucia Cavaliere, magistrale “Francesca”, alla duttilità di Asia Bifulco, capace di dare sentimenti e movimento a più di un personaggio, alla riflessiva Penelope, impersonata da Marika Vitale.
Il regista ha inserito nel testo anche passi tratti da autori contemporanei. Per esempio, quando Ciacco esce di scena, Dante, invitando il pubblico a riflettere sull’eterno conflitto tra bene e male, ripete una battuta di don Antonio Barracano, il “sindaco del rione Sanità” di Eduardo: “L’uomo è uomo quando non è testardo,quando capisce che è venuto il momento di fare marcia indietro e la fa…quando riconosce un errore commesso, se ne assume la responsabilità, paga le conseguenze e cerca scusa…quando riconosce la superiorità di un altro uomo e glielo dice…quando amministra e valorizza nella stessa misura tanto il suo coraggio quanto la sua paura…” E’ un innesto brillante e colmo di molti significati: Antonio Annunziata è veramente una gloria del teatro vesuviano: sa innovare nel rispetto assoluto della tradizione.
Hanno contribuito al successo la presentatrice Giuliana Paganini e Maria Saviano, che coordinava il lavoro dello staff dietro le quinte. Applausi convinti il pubblico ha rivolto a Giuseppe Gentile, direttore musicale, autore degli arrangiamenti, e “cesellatore della tastiera”, come lo chiama Antonio Annunziata. In verità il Gentile costruisce ricami musicali come se usasse il bulino dell’orafo, e sa accompagnare le voci che cantano, e i passi, e le “figure” delle splendide coreografie disegnate e dirette da Erminia Bifulco. Diceva Luchino Visconti che a cinema e a teatro l’unità dello spettacolo è garantita prima di tutto dai costumi: hanno dimostrato la verità di questo principio anche i costumi meravigliosi ideati e creati da Maria Pennacchio, titolare dell’omonima,rinomata sartoria teatrale napoletana in Via S. Maria degli Scalzi, unica professionista della troupe. La Pennacchio ha intuito che “lo spazio” e “il tempo” dell’opera erano una suggestiva sintesi di passato e di presente, di cronaca e di fiaba, e ha fatto in modo che i costumi rendessero in modo magistrale questa particolare atmosfera: un’atmosfera esaltata, tra l’altro, dalle luci di Fiorella Palladoro.
Il lavoro della Saviano è andato in scena, per la Rassegna Teatrale “ Carmine Mensorio”, nel teatro di “Via Falcone e Borsellino” che il patron Giovanni Palladoro, spinto soprattutto da una passione che nulla riesce ad affievolire, ha trasformato in una struttura di grande valore, pronta ad ospitare nel modo migliore anche gli spettacoli dei più importanti professionisti.







