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A Napoli la scuola che abbatte i muri: un anno di inclusione tra Italia e Cina

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In un mondo che troppo spesso costruisce muri, Napoli sa svolgere ancora il suo storico compito di costruire ponti. L’ IC 46 Scialoja Cortese Rodinò, di cui è Dirigente la prof.ssa Rosa Stornaiuolo, e la Scuola Primaria Orientale Italo-Cinese-Inglese, fondata dal prof. Sergio Napolitano, hanno portato a termine un progetto innovativo che ha unito bambini italiani e cinesi e hanno dimostrato che la vera integrazione nasce dal riconoscimento e dal rispetto delle differenze. La manifestazione finale è stata una splendida celebrazione di questi principi.

 

Come dimostrano i suoi preziosi articoli sulle riviste specializzate, la prof.ssa Rosa Stornaiuolo non solo conosce in tutti i suoi aspetti il sistema scolastico, ma sa orientarne l’azione verso il più alto degli obiettivi: fornire ai ragazzi gli strumenti necessari per conoscere sé stessi e per conoscere gli altri e per rispettarli. Come diceva C.G. Jung, la creazione di un “io” è un processo. Costruirsi un’identità è un compito impegnativo, che richiede tempo ed energie. L’identità ingloba, infatti, sia la dimensione personale, sia quella relazionale e sociale. Posizionarsi nel mondo significa sentirsi all’interno di un sistema complesso di relazioni, di identificazioni e di appartenenze. Non mi piace usare il verbo “formare”: la scuola non forma, non modella, aiuta l’allievo a scoprire la propria interiorità e a costruirla come base dell’identità. Dice la prof.ssa Stornaiuolo: “L’obiettivo di questo progetto è stato chiaro fin dall’inizio: educare al rispetto. Non a parole, ma nei fatti. La convinzione è che il rispetto non si impari sui banchi di scuola, ma si viva ogni giorno, attraverso l’esempio e la pratica quotidiana. Per questo, l’iniziativa ha coinvolto attivamente allievi, docenti e personale non docente in un percorso annuale ricco di laboratori.

Le attività si sono alternate nelle due scuole, creando una vera e propria contaminazione di culture. I bambini si sono dedicati a esperienze di tinkering, service learning, robotica e coding, imparando a collaborare, a costruire e a risolvere problemi insieme. In questo contesto dinamico, le differenze non sono state un ostacolo, ma un’opportunità unica per esplorare nuove prospettive e arricchirsi a vicenda.” Il culmine di quest’anno straordinario è stato un evento finale carico di significato. Sotto una gigantesca bandiera della pace, lunga 40 metri e sorretta con emozione dai bambini, si è svolto un concorso di poesia sul tema della pace. I risultati hanno testimoniato la profonda sensibilità dei giovani partecipanti.

L’emozione è cresciuta con l’esibizione della squadra di danza sportiva dell’IC 46 Scialoja Cortese Rodinò, che ha presentato una coreografia potente per sensibilizzare sul tema della violenza di genere. A rinforzare il messaggio, un video commovente ha ricordato le vittime delle varie forme di violenza, lanciando un chiaro appello per un futuro di rispetto e uguaglianza. A tal proposito, la Dirigente scolastica Rosa Stornaiuolo, afferma con grande soddisfazione “Il progetto dell’IC 46 Scialoja Cortese Rodinò e della Scuola Primaria Orientale Italo-Cinese-Inglese di Napoli rappresenta un faro di speranza e un modello da seguire. Dimostra che è possibile, attraverso l’impegno quotidiano e la visione a lungo termine, educare le nuove generazioni a una cittadinanza globale, fondata sulla comprensione reciproca e sul rispetto incondizionato.

Un passo fondamentale per costruire una società più equa, solidale e, soprattutto, in pace”. La soddisfazione della prof.ssa Stornaiuolo è pienamente condivisa dal prof. Sergio Napolitano: “Questa iniziativa progettuale è molto più di un semplice incontro tra scuole: è un esempio concreto di vera inclusione. Bambini italiani e cinesi, con le loro lingue, i loro sorrisi e la loro curiosità, si incontrano, si ascoltano, si scoprono. È così che si costruiscono il rispetto, la convivenza, la ricchezza umana e culturale del nostro tempo”. Mi piace concludere questa “pagina” importante della storia scolastica napoletana con una riflessione di Rosa Grazia Romano che insegna pedagogia all’Università di Messina: “Il tramonto del “Noi” dipende da importanti fattori: il progressivo indebolimento della fitta rete di legami sociali, l’illusione della prossimità promessa dalle reti digitali, il crescente individualismo che sempre più offusca il senso della communitas. Il monoteismo dell’Io, lo sganciamento dagli altri e il mancato equilibrio tra diritti e doveri generano masse di persone senza il diritto di avere diritti, in mano ai potenti del mondo che gestiscono i diritti di tutti, e soprattutto dei più deboli, quelli che oggi vengono definiti i “nuovi poveri globali”. Compito primario dell’educazione diventa, quindi, contrastare l’autoreferenzialità e generare la capacità di inventare nuovi modi più umani di stare insieme e di prendersi cura dei più deboli e della fragilità che abita ciascuno di noi.”.

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