World Urban Forum a Napoli, la politica tra marketing urbano e problemi delle città

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Il World Urban Forum è un’occasione per affrontare il tema della crescita urbana e confrontarsi sul ruolo e le possibilità di sviluppo delle grandi metropoli.

Dal 1° al 7 settembre Napoli ha ospitato la settima edizione del World Urban Forum, un’iniziativa biennale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per gli Insediamenti Umani che ha come obiettivo l’analisi delle evoluzioni culturali, economiche e sociali dei grandi contesti urbani e la promozione di iniziative per risolvere i nodi della crescita delle città.
Negli ultimi anni le parole chiave dei lavori dell’Agenzia sono state sostenibilità, competitività ed equilibrio, con un’attenzione particolare rivolta ai problemi delle grandi metropoli dei Paesi non occidentali. Passati (da molto) i tempi in cui si riteneva che la città fosse un “organismo” passivo capace solo di assorbire risorse dal territorio circostante, oggi l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile passa soprattutto per una dimensione urbana innovativa e attiva.

Anche in questa occasione il World Urban Forum – nella location della Mostra d’Oltremare – ha proposto tutti i suoi temi più cari, concentrandosi in particolare sull’importanza della coesione economica e sociale nelle città e sul ruolo decisivo della programmazione urbana.
La scelta di Napoli è una vetrina importante per la città e per la sua politica dei grandi appuntamenti internazionali (fortemente voluta da De Magistris) e ha anche un significato simbolico. Città, sulla carta, del “primo mondo”, Napoli è un calderone che mostra problemi e opportunità di un polo urbano con un processo di sviluppo caotico. Tutti i temi caldi – mobilità sostenibile, equilibrio con l’ambiente, pianificazione urbana, competizione – sono da anni sul piatto politico napoletano e hanno alternato storie di successo (poche, in realtà) a fallimenti.

Nell’ottica del marketing urbano, ospitare – con buoni risultati – grandi eventi di questo tipo dà la possibilità di promuovere un immagine positiva della città. Napoli ha deciso di lanciarsi in un compito impegnativo, ma l’occasione ha una duplice importanza sia per la promozione delle capacità organizzative sia perché l’evento in questione riguarda proprio le riflessioni sullo stato di salute delle città.
Le riflessioni arrivano in un momento di grandi cambiamenti nel ruolo delle città e delle politiche urbane. La competitività urbana è un obiettivo che va declinato sempre meno alla scala locale.

Oggi una città con pretese solide di crescita deve essere in grado di agganciare i flussi internazionali di investimenti, commerci, turisti e trascinare sul mercato il bacino territoriale di riferimento. Alcune delle categorie classiche sono inadatte a spiegare la realtà: la differenza tra “urbano” e “rurale” nei Paesi occidentali, ad esempio, è molto sfumata, poiché le grandi metropoli esercitano una forte attrazione (per il lavoro, i consumi, il tempo libero) sulle aree circostanti. Questa espansione dei modelli di vita tipicamente urbani verso aree non urbane rappresenta il nocciolo dell’urbanizzazione contemporanea, trainata più da fattori socio-culturali che da una crescita fisica.

Il confine formale della città ha ormai solo un valore statistico e amministrativo, mentre diventano protagonisti gli agglomerati di maggiori dimensioni (regioni urbane, megalopoli) che fanno perno su una grande città globale (l’Île de France, la regione di Londra) o su un gruppo di città specializzate (la Ruhr, la Randstad olandese oppure, in un processo ancora da definire, la megalopoli padana). Queste aree di traino dell’economia non sono prive di gravi tensioni; sono proprio le grandi metropoli globali, soprattutto occidentali, a presentare al loro interno divari sociali ed economici in costante aumento. L’altra faccia delle città all’avanguardia nel terziario e nel quaternario (tecnologia, comunicazione, finanza, arte) è la crescita preoccupante della segregazione e della ghettizzazione degli “esclusi”, non solo immigrati.

I cambiamenti nel ruolo delle città hanno richiesto nuove soluzioni alle politiche urbane. La partnership tra pubblico e privato per affrontare le questioni locali è un diktat irrinunciabile, ma va articolato in modo da coinvolgere effettivamente le comunità urbane – a tutte le scale – nella governance del territorio. Molte analisi condotte nei principali agglomerati urbani dimostrano come il coinvolgimento dei privati nelle decisioni pubbliche avvenga ancora attraverso canali restrittivi e impostati dall’alto; le comunità di quartiere e le minoranze rimangono ancora in larga parte escluse dai processi decisionali.

L’appuntamento biennale del Forum non può certo risolvere queste ed altre criticità; la sua importanza, piuttosto, sta nell’offrire un punto d’incontro per condividere esperienze positive e confrontarsi sui temi caldi. In un gioco quasi meta-narrativo, con il Forum Napoli ha cercato di rilanciare la sua immagine di città internazionale ed innovativa, in grado di preparare grandi eventi. Il segnale, comunque positivo, viene smorzato dal contenuto specifico della manifestazione e dal dibattito su una serie di criticità (trasporto, ambiente, coesione) che, proprio a Napoli, sono ancora lontane dall’essere risolte e mortificano il desiderio di proiettare la città sulla scena internazionale con una nuova luce.
(Fonte Foto:Rete Internet)

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