Via subito riforma Gelmini e test Invalsi

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A dirlo è il famoso filologo classicista Luciano Canfora. Entriamo nel merito del problema proprio quando le scuole di ogni ordine e grado sono alle prese con i test Invalsi.

Il neo ministro Carrozza, appena insediatosi, è sicuramente alle prese con i numerosi problemi che il comparto della conoscenza ha nella sua interezza. In questo enorme cantiere che è la scuola, il work in progress sembra una caratteristica che accompagna i lavori dei vari ministri negli ultimi anni. Si sperimenta, si mettono sul tavolo nuove strategie, ci si lambicca il cervello alla ricerca di soluzioni idonee.

Il dicastero dell’Istruzione sembra un enorme opificio di thinking heads pronte a risolverci ogni problema. Purtroppo, la realtà degli ultimi anni è totalmente diversa. Dalle dotte elucubrazioni delle teste pensanti ministeriali sono usciti solo mortificanti tagli di personale, accorpamenti di sedi, alchemiche e discutibili rivisitazioni di organici, ipertrofiche formazioni di classi, un generale e irrazionale impoverimento dell’offerta didattica e formativa. Luciano Canfora, filologo classicista e docente ordinario oltre che illustre “polemista”, si scaglia con veemenza contro la riforma Gelmini colpevole di aver depauperato il sistema scolastico con tagli indiscriminati degli insegnati, compresi i docenti sostegno, con le reggenze dei dirigenti scolastici costretti a dirigere più plessi anche a chilometri di distanza e con l’assottigliamento dei programmi scolastici in luogo di un “vuotismo” fricchettone della cultura da propinare.

Proprio sul piano dei programmi, evidenzia, ad esempio, come una vera iattura irritante la scomparsa della geografia nel biennio dei licei. Infatti, l’accorpamento di Storia e Geografia, col brutto nome di Geostoria, priva i nostri ragazzi di una nozione fondamentale: il concetto di spazialità, la conoscenza dei luoghi e delle storie delle diverse etnie, la cultura dei popoli e il loro radicamento geografico. Siamo profondamente d’accordo con tale affermazione. È come abbassare una saracinesca sulla porta dei nostri sogni. È come se togliessimo ad Ulisse il sogno di viaggiare, di conoscere e di migliore. Il filologo insiste sulla necessità di cancellare la riforma del ministro berlusconiano, per ridare speranza e dignità alla scuola, ai suoi alunni e ai suoi insegnanti. Un’uscita immediata, senza se e senza ma.

L’unica soluzione, a suo e a nostro dire, per riportare la scuola al centro del sistema solare della conoscenza. Altra storia è quella legata alla somministrazione dei test Invalsi. In questi giorni, si parte con la primaria sino ad arrivare alla secondaria di secondo grado, centinaia di migliaia di studenti sono intenti a rispondere a domande che dovrebbero verificare il loro grado di conoscenza e la qualità della scuola nella quale studiano. Secondo Luciano Canfora quella dei test invalsi è una vera e propria mostruosità che premia solo coloro i quali hanno più memoria ma non ha un carattere euristico sulla preparazione dei discenti. Ad essere mortificato è lo spirito critico che il sapere dovrebbe trasmettere. La scuola crea il libero pensiero, la capacità di ragionamento sugli eventi. Non è un semplice contenitore nozionistico che può essere messo in vetrina attraverso risposte multiple.

La quizzologia imperante uccide la capacità di discernimento, abitua il cittadino-discente alla sudditanza e non alla partecipazione attiva. Non è nella creazione di soggetti con più memoria, non è nel picomirandolismo sfoggiato all’istante la ricetta per valutare un alunno o una istituzione. La strada giusta risiede nello sviluppo del criticismo come habitus culturale che foggia il futuro uomo libero. Secondo lo studioso, inoltre, anche l’esame di stato ha perso il suo ruolo di selezione e formazione trasformandosi in un grande circus del sapere all’ingrosso. La provocazione spinta sarebbe eliminarlo e sostituirlo direttamente con prove di ammissioni alle facoltà universitarie. La stoccata finale del Canfora-pensiero riguarda le università nate dalla riforma Gelmini. L’abolizione delle facoltà in luogo dei dipartimenti ha del grottesco.

Si è tentato di copiare gli Atenei europei dimenticando che nel resto del vecchio continente sopravvivono insieme le facoltà e i dipartimenti con una ricaduta elevata sulla qualità didattica educativa. Un sistema quizzettario che ha generato una ecumenica stupidità ed abbassato il livello di preparazione dei nostri iscritti all’università. Un quadro a tinte fosche emerge da questo approfondimento. Eppure, anche sopra al cielo più plumbeo ed uggioso splende la luce. Essa risiede nella qualità e professionalità dei docenti della scuola italiana. In quelli, e soltanto in quelli, che sanno insegnare imparando.
(Fonte foto: Rete Internet)

SCUOLA, CULTURA E DINTORNI

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