Roma. A Palazzo Venezia la prima mostra monografica dedicata a Carlo Saraceni, il pittore veneziano che trovò nella pittura romana del Caravaggio nuovi spunti e nuove idee.
È stata inaugurata lo scorso 28 novembre, a Palazzo Venezia, la mostra “Carlo Saraceni 1579 – 1620, un Veneziano tra Roma e l’Europa”, visitabile fino al 2 marzo 2014. Un’occasione unica per ammirare i capolavori di un pittore che, nell’Urbe, mise a punto una pittura estremamente moderna, divenendo uno dei primi artisti ad inaugurare, sulla scia del Caravaggio, la grande stagione del Barocco italiano.
Nella Roma di fine Cinquecento, ormai centro indiscusso dell’arte italiana ed internazionale, trovò spazio il pittore Carlo Saraceni, nato a Venezia nel 1579. Artista talentuoso, il Saraceni lasciò presto la patria per dirigersi nella città degli Imperatori e dei Papi, dove, dal 1598, iniziò a frequentare la bottega del celebre pittore tedesco Adam Elsheimer. A lui fu affidato il compito, nel 1609, di sostituire lo scandaloso dipinto del Transito della Vergine realizzato dal Caravaggio per la chiesa di Santa Maria della Scala, con uno dall’identico soggetto.
Vissuto a Roma ai tempi d’oro della rivoluzione caravaggesca, il Saraceni mutò presto la sua pittura, pregna di manierismo veneziano, per sperimentare i “miracoli” di quel realismo mozzafiato che fu prerogativa del Caravaggio romano. Accostatosi all’arte del pittore lombardo, il Saraceni fu tra i primi a saggiare lo stupore che quelle opere, così straordinariamente tridimensionali, erano in grado di infondere agli spettatori contemporanei.
Carlo Saraceni seppe così, in breve tempo, trasformare la sua pittura, adattandola a quei giochi di luce caravaggeschi e a quel tonalismo che rese il Merisi celebre in tutta Europa. Il chiaroscuro delle sue opere si fece dunque più tetro per permettere alle figure di risaltare sullo sfondo. L’effetto fu straordinario e lo stesso Saraceni godette a suo tempo del successo che questo genere di pittura diede agli artisti che, per primi, seguirono la tecnica incredibilmente innovativa del Caravaggio.
Lo si evince nel dipinto con Santa Cecilia e l’angelo (foto), in cui il colorismo veneto si fonde perfettamente con quelle tonalità scure tipiche degli sfondi caravaggeschi. I volti candidi dell’angelo e della santa, intenti ad accordare gli strumenti musicali (Santa Cecilia è, per tradizione, patrona della musica), sono chiaramente distinguibili dal resto della composizione. È un elemento che non può passare inosservato.
L’occhio dell’osservatore è infatti catturato dai busti chiari dei protagonisti e più esattamente da quella corrispondenza di sguardi che caratterizza la scena. Similmente il Caravaggio aveva instaurato un colloquio visivo tra l’angelo e il San Matteo nella pala, tutt’oggi visibile, al centro della Cappella Contarelli, nella chiesa romana di San Luigi dei Francesi. È evidente che Carlo Saraceni guardò spesso al Merisi anche per quanto riguarda la composizione delle opere.
A quasi quattrocento anni dalla sua prematura scomparsa, Roma dedica una mostra all’artista veneziano e ci aiuta a scoprire la sua figura attraverso i suoi capolavori. Per comprendere a fondo lo straordinario valore della pittura del Saraceni, il percorso espositivo ci accompagna lungo tutte le tappe della carriera artistica del pittore: dalle prime opere manieristiche a quelle in cui trovano spazio i paesaggi costruiti secondo lo stile dell’Elsheimer, fino ad arrivare alle opere in cui il naturalismo caravaggesco cambiò definitivamente il modo di dipingere dell’artista. Grazie a maestri quali Carlo Saraceni, Roma apriva in Italia e in Europa un nuovo capitolo nella storia dell’arte occidentale.
(>Fonte foto: Rete internet)





