Le interviste e le riflessioni sui quotidiani a nulla servono senza i fatti. A Napoli, il giorno dopo l’uscita, con i fogli di giornale si fanno i cuppetielli per i lupini. I disastri, quelli, restano sempre.
Quanto sono diventate noiose queste rubriche on-line che piangono soltanto lacrime napulitane! Giornali on-line, giornali cartacei, blog, e chi più ne ha più ne metta, durante l’estate hanno bombardato di catastrofismi tutte le nostre giornate.
Sì, è vero, la maggior parte di queste notizie purtroppo sono vere e necessitano di visibilità affinché non cali l’attenzione, eppure durante questo pezzo una piccola buona notizia ci sarà. Promesso. Andiamo per ordine. La città intera piange la morte dei due giovanissimi rapinatori investiti a Posillipo. Ci si interroga su quale condanna sia ora giusta per il ragazzo che li ha travolti. Senza entrate troppo nel dettaglio dell’evento, questa esperienza è in realtà particolarmente emblematica per riflettere su uno stato di sregolatezza culturale diventato ingestibile e devastante. Non è dunque rilevante comprendere chi sia il martire e chi sia il carnefice in questo episodio, bensì in un’ottica di bonifica culturale, è indubbiamente fondamentale capire che in verità, ogni protagonista di questa vicenda è vittima del Stato, nessuno dei tre escluso.
E’ la guerra dei poveri, che ovviamente non porta mai al miglioramento della situazione. Ha scritto bene il bravissimo Arnaldo Capezzuto in un suo recente intervento su “Il Fatto Quotidiano”: “Vorrei sbagliarmi ma la linea di confine tra il bene e il male a Napoli si è assottiglia. Basta un istante, uno sbandamento, una pazza idea per ritrovarsi dall’altra parte e finire male. Non ci sono vie d’uscita. La città è alle corde. Adesso e non domani occorre un intervento del Governo, serve un piano speciale per salvare intere generazioni del meridione d’Italia sbandate e fagocitate. Investire su di loro per investire sul futuro del nostro paese. Ma niente soldi a pioggia distribuiti ai soliti noti, ai professionisti dell’associazionismo, agli amici degli amici, alle lobby del bene ma risorse per riqualificare la scuola pubblica con l’introduzione del tempo pieno, costruire collegi, rilanciare i mestieri, sviluppare la cultura delle botteghe artigianali, soccorrere con interventi concreti le famiglie problematiche.
La città è sanguinolenta. E’ una silenziosa guerra che si combatte tra eserciti di disperati. Ecco sinceramente scrivendo Alessandro e Emanuele erano ragazzi perduti che nessuno è riuscito ad aiutare e questa è una grave colpa. Più che carnefici Alessandro e Emanuele mi sembrano solo due vittime innocenti di quella indifferenza che ha contagiato e sta facendo morire Napoli”. Impossibile trovare parole migliori per descrivere questo stato di inquietudine. Ora, come promesso, una buona notizia che ci restituisce quel pizzico di speranza di cui tutti abbiamo bisogno. Ci sono due eroi a Pompei: la Signora Anna Carotenuto e il Signor Aldo Avitabile, entrambi eroi in una triste realtà, dove si diventa miti compiendo semplici gesti di civile umanità.
I due, rispettivamente addetto alla sorveglianza e custode degli scavi di Pompei sono i nostri interpreti, due persone semplici, di quelle che la mattina vanno a lavoro. Gli addetti hanno restituito in due casi diversi i borselli contenenti banconote e altri valori, ai due poveri turisti che avevano perduto il proprio portafoglio durante la visita. Immaginate lo stupore dei turisti quando sono stati avvertiti del ritrovamento, di sicuro non si aspettavano la restituzione. Ovvio, questa è la zona feccia dell’Italia, in cui lo stereotipo prevede che esistano soltanto ladri. I due impiegati hanno dimostrato che anche gli stereotipi possono essere abbattuti con i fatti. Da Pompei torniamo a Napoli, dove restando in tema di sicurezza, il sindaco ha promesso l’attuazione di nuovi provvedimenti con telecamere e presidi per combattere abusivi e scippatori.
Lo scopo è di attuare interventi per restituire gli spazi pubblici ai cittadini, nella speranza che stavolta la direttiva incassi qualche dato di successo. C’è ancora troppo da fare per restituire la fiducia ai napoletani. E’ indubbio che le scelte errate delle passate amministrazioni stiano pesando sugli interventi programmati dall’attuale sindaco della città di Napoli. Di questo però, ne eravamo tutti a conoscenza anche durante la scorsa campagna elettorale per eleggere il nuovo sindaco. La scusa è un po’ vecchiotta. Un sindaco che ormai non è più nuovo e che oggi si trova a fare i conti con la realtà, dopo un biennio passato a sondare il terreno alla ricerca di quelli che sono i punti d’intervento più importanti per salvare Napoli dal suo stato di evidente degrado urbano. Ha fatto discutere la recente intervista al sindaco De Magistris, rilasciata su Il Mattino, in cui il primo cittadino ha dichiarato che “Il peggio è ormai alle spalle”.
Una dichiarazione forte che ha riscaldato gli animi di un’opposizione che non si sente parte integrante dei giochi per il risanamento della città. Il primo pensiero, quello più ovvio, più banale, è: “E’ facile parlare per chi non è sindaco di una città come Napoli, magari fosse colpa soltanto del sindaco!”, ma subito dopo segue un altro pensiero ancora più ovvio: “Ok, ma qualche risultato concreto dopo un paio d’anni? Dov’è possibile vederlo questo concreto cambiamento?”. E’ vero che Napoli si appresta a diventare una città con battelli turistici nel golfo, è vero pure che esistono tante altre municipalità in cui il concetto di “turismo” non è conosciuto affatto. Per quanto sia bello immaginare un progetto di restayling per via Caracciolo, è forse il caso di ricordarsi concretamente che purtroppo Napoli è fatta anche di altre municipalità e non è soltanto il suo lungomare.
L’ottimismo del nostro sindaco, al di là di facili sarcasmi, è forse una cosa buona ma solo se questo è accompagnato da piccoli grandi segnali di effettive modifiche all’interno di tutto il territorio napoletano, soprattutto nelle zone maggiormente affette da una condizione insopportabile di degrado sociale ed economico. Di questi segnali nemmeno l’ombra. E’ troppo semplice attaccare le scelte del sindaco, così com’è sbagliato restare ammaliati di fronte agli interventi di facciata. Dopo un paio d’anni passati a spazzare i dubbi degli elettori, la polvere sotto il tappeto non ci va più. Abbiamo bisogno di fatti, cambiamenti positivi e non solo di cronache di sangue, storie di miseria, proposte politiche e promesse di salvezza scritte sui giornali.
Le parole scritte vanno al vento e con i fogli dei giornali si fanno i cuppetielli per i lupini, mentre i drammi napoletani si risvegliano sempre più reali, ogni mattina.






